• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Ti riguarda più di quanto pensi!

Ti riguarda più di quanto pensi!

Quello Spirito… non è rimasto solo su di Lui. È anche su di te. Sì, proprio su di te, così come sei adesso: con i tuoi dubbi, le tue ferite, le tue cadute, le tue domande rimaste a metà, le tue paure che non dici a nessuno

Il mio in(solito) commento a:
Lo Spirito del Signore è sopra di me (Luca 4,16-21)

Ti porto lì. È sabato. L’aria è densa, quasi sospesa, come se il tempo avesse deciso di rallentare per non perdere neanche un istante di ciò che sta per accadere. I respiri si mescolano al silenzio. Gli sguardi sono fermi. Anche il tuo. Gesù si alza. Prende il rotolo. Lo apre lentamente. E in quel gesto semplice, quotidiano, apparentemente normale… c’è già qualcosa che vibra, qualcosa che non si spiega ma si percepisce. “Lo Spirito del Signore è sopra di me…”.

E mentre anche tu lo ascolti, succede qualcosa di inspiegabile: quelle parole non restano nell’aria, ma sembrano cercarti, come se avessero un indirizzo preciso… come se sapessero esattamente dove arrivare dentro di te. Perché non è una lettura. È una rivelazione. È il cielo che si piega sulla terra… e sceglie una voce per farsi sentire.

Quelle parole erano state scritte secoli prima dal profeta Isaia, eppure in quell’istante non sembrano antiche, non sembrano lontane… sembrano nate proprio lì, davanti ai tuoi occhi, cucite addosso a quell’uomo che le sta pronunciando con una calma che disarma. E poi arriva quella frase. Quella frase che non lascia scampo. Quella frase che, se la prendi sul serio, ti costringe a scegliere: “Oggi si è compiuta questa Scrittura”.

Oggi. Non quando sarai pronto. Non quando tutto sarà chiaro. Non quando la tua vita sarà sistemata. Perché Dio è così: passa accanto a te e ti dice: “Vieni e seguimi”. E tu non puoi proprio rinunciare a farlo. Vero!?

Sembra proprio sconvolgente: Dio non rimanda. Dio accade.

Eppure, proprio lì, proprio nel punto esatto in cui dovrebbe nascere la meraviglia, qualcosa si incrina. Quegli uomini conoscono Gesù. Lo hanno visto crescere. Hanno incrociato i suoi occhi per strada. Sanno da dove viene. Sanno chi è suo padre. E proprio per questo… non sono pronti ad ascoltare.

Per loro è “troppo umano” per essere Dio. E allora l’ammirazione si trasforma in sospetto, il sospetto diventa resistenza, la resistenza si accende in rabbia… fino a volerlo eliminare.

Sì, eliminare Dio… per non dover cambiare.

E adesso fermati un attimo, perché questa non è solo la loro storia. Per quanto possa sembrare strano è anche la tua. È anche la mia. Quante volte hai riconosciuto qualcosa di vero, qualcosa di profondamente giusto… e hai fatto un passo indietro? Quante volte hai sentito che Dio ti stava parlando… e hai scelto di non ascoltare fino in fondo?

Perché il problema non è capire. Il problema è lasciarsi cambiare.

Isaia lo aveva scritto con una precisione quasi disarmante: un Messia che non alza la voce, che non impone, che non spezza ciò che è già fragile… ma che si avvicina, solleva, guarisce, restituisce dignità. Un Messia che non evita il dolore, ma lo attraversa. Che non scappa dalle ferite, ma le prende su di sé.

E quando Gesù legge quel testo… non sta solo dicendo chi è. Sta mostrando come ama: un amore che non invade ma entra. Un amore che non pretende ma attende. Un amore che non costringe… ma resta, anche quando viene rifiutato.

E ora ascolta bene, perché qui il Vangelo smette di essere racconto e diventa chiamata. Quello Spirito… non è rimasto solo su di Lui. È anche su di te. Sì, proprio su di te, così come sei adesso: con i tuoi dubbi, le tue ferite, le tue cadute, le tue domande rimaste a metà, le tue paure che non dici a nessuno.

Sei stato raggiunto. Sei stato cercato. Sei stato abitato. Lo Spirito del Signore è sopra di te. Adesso.

Ma attenzione, perché sei ad un bivio. Puoi fare una cosa terribile: ignorarlo, lasciarlo scivolare via come una parola tra tante, come un pensiero che non ti riguarda davvero. Oppure puoi fare una cosa che cambia tutto: lasciarlo entrare, lasciarlo lavorare, lasciarlo vivere in te.

Perché la differenza, alla fine, non è tra chi ha ricevuto di più e chi ha ricevuto di meno… ma tra chi ha aperto il cuore e chi lo ha difeso. E allora oggi non restare spettatore. Non restare nella fila di chi osserva, commenta, giudica… e poi torna a casa come se nulla fosse accaduto. Attraversa quella soglia!

Lascia che quella Parola trovi spazio dentro di te, anche se fa male, anche se spiazza, anche se ti chiede di lasciare qualcosa indietro. Perché il Vangelo non è qualcosa da capire fino in fondo. È qualcuno da lasciar entrare fino in fondo.

E forse, proprio adesso, mentre stai leggendo queste righe e qualcosa dentro di te si muove senza fare rumore… Dio non sta aspettando una risposta perfetta. Sta solo aspettando un sì. Un sì vero. Un sì fragile. Un sì tuo. E in quel sì, credimi… c’è già tutto.

Lo pronunci? #Santanotte

Alessandro Ginotta

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