
Ti guardo dalla croce… e ti chiedo di non scappare
La Passione non è la fine. Non è il trionfo del male. Non è la vittoria della morte. È il momento in cui Dio ti guarda, nel punto più fragile della tua vita, e decide di non voltarsi dall’altra parte. È il luogo in cui ogni tua paura viene attraversata… e ogni tua ferita viene abitata. È il punto esatto in cui l’amore smette di essere una parola… e diventa una scelta che sanguina
Il mio in(solito) commento a:
Passione del Signore (Giovanni 18,1-19,42)
C’è un istante, dentro la Passione del Signore (Gv 18,1–19,42), in cui tutto si ferma. Il tempo sembra trattenere il respiro, il rumore del mondo si abbassa, e resta solo uno sguardo. Il Suo. Su di te. E in quello sguardo non c’è accusa. Non c’è rimprovero. Perché “non esiste amore più grande di questo dare la vita per i propri amici” (cfr. Giovanni 15,12).
Del tradimento di Giuda e del rinnegamento di Pietro abbiamo già attraversato insieme le pieghe più profonde, e lo abbiamo fatto con una partecipazione così intensa che quel commento è diventato uno dei più letti in assoluto; se vuoi, torna a rileggerlo sul mio blog, perché ci sono verità che non si esauriscono alla prima lettura, ma chiedono di essere abitate, lentamente, fino a diventare carne della tua vita.
Oggi, invece, entriamo da un’altra porta. Più sottile. Più spiazzante. Più nostra.
Oggi ti porto davanti a due uomini che non urlano, non piangono, non tradiscono con un bacio…
ma decidono comunque il destino di Dio: Pilato e Caifa.
Pilato è il governatore romano. Ha potere, autorità, possibilità. E davanti a Gesù succede qualcosa che non si può spiegare: lo guarda… e capisce. Capisce che è innocente. Capisce che quella condanna è ingiusta. Capisce che quell’uomo non è come gli altri. E allora prova. Prova a liberarlo. Prova a trovare una via d’uscita. Ma senza mai mettere in gioco davvero se stesso. Perché Pilato ha paura. Paura di perdere il controllo. Paura della folla. Paura di compromettere la sua posizione. E così, a un certo punto, si arrende. Non alla verità. Ma alla convenienza.
E sai qual è la cosa più inquietante? Pilato non è un mostro. È un uomo normale. È uno che ha visto il bene… ma non ha avuto il coraggio di sceglierlo fino in fondo. C’è forse qualcosa di Pilato in ciascuno di noi? Come sono le nostre mani?
Caifa, invece, è il sommo sacerdote. L’uomo di Dio. L’uomo che conosce le Scritture. L’uomo che dovrebbe riconoscere il Messia. E invece no. Perché Gesù non entra nei suoi schemi. Non conferma il suo potere. Non protegge il suo sistema. E allora Caifa decide: è meglio che uno muoia per tutti. Non cerca la verità. Cerca di salvare un equilibrio.
E allora fermati. Non correre. Non difenderti. Guarda questi due uomini… e lascia che ti guardino. Perché Pilato e Caifa sono due modi diversi di perdere Dio: uno per paura… l’altro per controllo. Uno per debolezza… l’altro per calcolo.
E tu? Quante volte hai riconosciuto ciò che è giusto… ma hai scelto ciò che è più comodo? Quante volte hai intuito Dio… ma hai preferito non cambiare nulla? La verità non è qualcosa che capisci. È qualcuno che incontri. E quando lo incontri, non puoi restare come prima.
“Lo crocifissero, e con lui altri due”. È una frase che scivola via veloce… ma se ti fermi, ti accorgi che dentro c’è tutto il peso del mondo. E sopra quella croce, un cartello: INRI. Gesù Nazareno, Re dei Giudei. I capi protestano. Vogliono correggere. Vogliono riscrivere. Ma Pilato risponde: «Quel che ho scritto, ho scritto». Come a dire: ormai è fatto. E invece, senza saperlo, sta dicendo una verità eterna: la verità può essere contestata, manipolata, rifiutata… ma non cancellata.
E poi… accade qualcosa che non puoi raccontare senza tremare. “Ecco tuo figlio. Ecco tua madre”. Non è solo un gesto. Non è solo un affidamento. È una rivoluzione silenziosa.
Sei lì. Sotto la croce. C’è Maria. C’è Giovanni. E sì… ci sei anche tu.
Gesù, mentre muore, non trattiene nulla. Non pensa a sé. Genera. Dona. Crea legami. Ti affida a una Madre. Ti consegna a una relazione che non hai scelto… ma di cui hai disperatamente bisogno.
Maria non dice nulla. Non urla. Non si ribella. Resta. E in quel restare c’è una forza che non fa rumore ma cambia il mondo. Una forza pari soltanto a quel “sì” pronunciato all’Arcangelo. Un sì che ha cambiato il mondo e la storia, fino ai nostri giorni… anzi, fino alla fine dell’eternità.
Giovanni accoglie. Non capisce tutto. Ma accoglie. E da quell’istante la prende con sé.
E tu? Sai restare quando tutto crolla? Sai accogliere quando non capisci? Perché forse la fede non è capire tutto. È restare anche quando non capisci più niente.
E quando tutto sembra finito, quando il cielo si è fatto buio e il silenzio è diventato assordante, entrano in scena due uomini che nessuno si aspetta: Giuseppe di Arimatea e Nicodemo. Fino a quel momento erano rimasti nell’ombra. Discepoli sì… ma in segreto. Credenti… ma con prudenza. Eppure, proprio adesso, quando tutto sembra perduto, fanno il passo che non avevano mai fatto prima. Si espongono. Chiedono il corpo. Lo prendono. Lo avvolgono. Lo onorano. Quando tutti si nascondono… loro escono allo scoperto. E allora capisci qualcosa che ti scuote dentro: a volte è proprio nel buio che trovi il coraggio che non avevi mai avuto nella luce.
Forse anche tu sei lì. In quel punto sospeso tra il desiderio di credere e la paura di esporti. Tra il bisogno di amare e il timore di perdere. E allora ascolta bene, perché questa parola è per te: non aspettare che tutto sia chiaro per scegliere. Scegli… e la luce verrà dopo.
La Passione non è la fine. Non è il trionfo del male. Non è la vittoria della morte. È il momento in cui Dio ti guarda, nel punto più fragile della tua vita, e decide di non voltarsi dall’altra parte. È il luogo in cui ogni tua paura viene attraversata… e ogni tua ferita viene abitata. È il punto esatto in cui l’amore smette di essere una parola… e diventa una scelta che sanguina. E allora, adesso, proprio adesso, mentre chiudi questo testo, lascia che quella domanda torni a bussare piano, ma senza lasciarti scappare: quando la verità ti guarderà negli occhi… tu avrai il coraggio di restare?
Perché sulla croce non è finita la storia. Sulla croce è iniziato un amore che non finirà mai #Santanotte
Alessandro Ginotta

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