Sognatori, questo Vangelo è tutto per voi!

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Amici, se Gesù è un inguaribile sognatore, fiducioso in quel seme che ha posto nel cuore di ciascuno di noi, noi non lo possiamo deludere vivendo da musoni e tristi, rinunciando ai nostri sogni migliori

Il mio in(solito) commento a:
Lo sposo è con loro (Marco 2,18-22)

Un colpo di genio. Un’ispirazione. Un’idea buona. Non capita spesso nella vita, però, quando arriva, sentiamo di avere in noi una scintilla, qualcosa di nuovo, di rivoluzionario. Qualche volta, è vero, è un’illusione, un errore. Ma non sempre. E tante, troppe volte, richiudiamo nel cassetto queste intuizioni soltanto perché abbiamo paura di sbagliare o, ancora più spesso, perché qualcuno ce lo ha consigliato. Parliamo della nostra idea e questa viene smontata, annullata, bannata come fantasia irrealizzabile. Così, le gambe della nostra fantasia, vengono tagliate. E noi torniamo nella rassicurante comodità della nostra routine, abbandonando quel proposito che avrebbe potuto fare la differenza per noi e, forse, per molti altri attorno a noi.

Sì, amici cari, troppe volte, forse per invidia, o forse perché “il diavolo ci mette lo zampino”, a causa di un consiglio non genuino, decidiamo di sotterrare i nostri talenti anziché metterli a frutto. E’ più facile, è più comodo ed apparentemente è più sicuro. Ma è limitante, per noi e per chi ci sta accanto. Sì, perché i nostri sogni, una volta avverati, potrebbero non solo cambiare la vita a noi stessi, ma migliorarla anche a chi ci sta accanto.

Sapete amici, Dio è così, un inguaribile sognatore, che vede vita e futuro ovunque, pieno di fiducia nella forza di quel seme, che ha posto dentro al cuore di ciascuno di noi. Egli è incapace di abbandonare la speranza che quel seme germogli anche tra le pietre e le spine. No, non ha limiti la fiducia di Gesù nell’essere umano. Non ha fine il suo desiderio di trasformare quelle spine e quei rovi in terreno fertile.

Al contrario siamo noi uomini, soprattutto quelli fra noi che sono più invidiosi, a non aver fiducia in quel seme ed a cercare di spegnere ogni entusiasmo in chi coltiva teneri germogli nel suo cuore. “Il maligno – scrive San Francesco di Sales – gode nella tristezza e nella malinconia, perché lui è, e lo sarà per l’eternità, triste e malinconico; per cui vorrebbe che tutti fossero così!” (Filotea, cap. XII). “Il nemico – prosegue il santo – si serve della tristezza per portare le sue tentazioni contro i buoni; da un lato cerca di rendere allegri i peccatori nei loro peccati, e dall’altro cerca di rendere tristi i buoni nelle loro opere buone”. Da una parte il maligno cerca di presentare il male in modo piacevole, mentre, dall’altra, tenta di distoglierci dal bene facendocelo sembrare sgradevole. Ecco come agisce il demonio! Se state facendo qualcosa di buono, troverà il modo di farvelo pesare mettendovi addosso la tristezza.

Ma Dio non vuole nulla di tutto ciò: “misericordia io voglio e non sacrificio” (cfr. Mt 9,13). Il Vangelo invita con insistenza alla gioia. Bastano alcuni esempi: «Rallegrati» è il saluto dell’angelo a Maria (Lc 1,28). La visita di Maria a Elisabetta fa sì che Giovanni salti di gioia nel grembo di sua madre (cfr Lc 1,41). Nel suo canto Maria proclama: «Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (Lc 1,47). Quando Gesù inizia il suo ministero, Giovanni esclama: «Ora questa mia gioia è piena» (Gv 3,29). Gesù stesso «esultò di gioia nello Spirito Santo» (Lc 10,21). Il suo messaggio è fonte di gioia: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11).

Ed ecco che, come risuona il brano di oggi: “Vennero da lui e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare” (cfr vv. 18-19). Finché avremo Gesù nel cuore, avremo anche la gioia. Scrive Papa Francesco nella Evangelii Gaudium: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”. E questa gioia traspare anche fuori di noi, contagiando chi ci sta accanto con la nostra felicità. Anche questo è un modo di evangelizzare. Gesù è con noi, mostriamo a tutti la nostra allegria. Che non è spensieratezza, ma è la gioia che deriva dall’avere Gesù nel nostro cuore.

Ecco perché non siamo chiamati a digiunare quando Gesù è in mezzo a noi. Ecco perché non dobbiamo essere tristi.

Cristo ci sorprende sempre, porta subbuglio nelle nostre vite, come il vino nuovo che ribolle. Ecco allora che il vino diventa di nuovo metafora di cambiamento. I vecchi precetti, la rigidità di riti e preghiere dei farisei, i sacrifici, con Gesù non hanno più senso. Tutte queste cose rappresentano il vino vecchio che ormai si conserva in otri sgualciti. Gli otri nuovi invece sono pieni della Parola di Gesù, quella che trasforma le mille regole dei farisei in parole semplici, che profumano d’amore!

Ancora oggi c’è chi vorrebbe arrestare il ribollire del vino nuovo del Vangelo. Ci sono moderni farisei, ancorati alle tradizioni, che non riconoscono la legge dell’amore: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13,34).

I farisei di oggi hanno l’anima spenta e, con il volto grigio, cercano sempre di raffreddare la fiamma dell’amore che arde nel cuore di chi continua a farsi voce per la Parola. Come quelli di ieri, i farisei di oggi sono persone sempre tristi, si credono perfetti e disprezzano gli altri. Si sentono autorizzati da Dio a giudicare. E a condannare.

Ma altro non sono che persone da amare. Deboli travestiti da forti. Non riescono a comprendere la grandezza di Dio e, per questo, desiderano cancellarla. Annientano quello che non capiscono. Uccidono, un’altra volta, Dio. Davanti a queste persone non dobbiamo arrabbiarci. Come ci ha insegnato Gesù, ripetiamo anche noi: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23,34).

Quello che dobbiamo fare, invece, amici cari, è continuare a conservare fresco quel Vino che Gesù ci ha affidato. E’ proseguire a spargere quel seme che Dio ci ha donato. E’ alimentare continuamente la fiammella che sta nel nostro cuore e cercare di ravvivare quella di chi ci sta accanto.

#Santanotte amici. Il vostro cuore si riempia della gioia di Gesù, la gioia che saprete trasmettere a chi vi sta accanto perché Dio è con voi! Dio vi e ci benedica amici cari!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’ultima Cena” di Bartolomé Carducho, 1605, olio su tela, 257×247 cm, Museo del Prado, Madrid

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