• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Scopri la scintilla che ti abita

Scopri la scintilla che ti abita

Prima che tu faccia qualsiasi cosa, prima ancora di dimostrare qualcosa a qualcuno o a te stesso, prima dei tuoi successi che ti fanno sentire forte e dei tuoi fallimenti che a volte ti fanno sentire piccolo, prima delle scelte giuste di cui vai fiero e di quelle sbagliate che continui a rimuginare la notte, prima persino che tu ti senta pronto, all’altezza o capace… c’è una verità che ti abita.

Scoprila nel mio in(solito) commento a: Voi siete la luce del mondo (Mt 5,13-16)

Nel punto più segreto del tuo cuore, nel luogo più intimo e sacro della tua anima, là dove non arrivano le maschere che indossi ogni giorno, dove cadono le difese e tacciono i giudizi, là dove nessuno entra se non Dio… brilla una scintilla.

Non è un’immagine poetica buona per consolare i giorni storti. Non è un’illusione a cui aggrapparsi quando tutto vacilla. È una scintilla viva, reale, ostinata. Una scintilla che arde anche quando pensi di esserti spento. Una scintilla eterna.

Io ne sono convinto: noi siamo scintille di Dio. Frammenti di luce divina seminati nella carne fragile, nel tempo che scorre, nella storia imperfetta che abitiamo. Non fari abbaglianti che pretendono di dominare il buio. Non soli accecanti che bruciano tutto ciò che toccano. Siamo scintille. Piccole, forse. Ma vere.

Sì, anche tu. Proprio tu. Anche se non ti senti all’altezza, anche se ti guardi allo specchio e vedi più mancanze che talenti, anche se pensi di non avere nulla di speciale da offrire. Dentro di te arde una fiammella. È la luce dell’anima. E il mondo — oggi più che mai, in questo tempo stanco e rumoroso — ne ha un disperato bisogno.

È a te che Gesù parla quando dice: “Voi siete la luce del mondo”. Non a una categoria selezionata. Non a chi ce l’ha sempre fatta. Non ai perfetti. A te, così come sei. Con le tue giornate piene e scomposte, con le tue fatiche silenziose che nessuno applaude, con i pensieri che corrono senza sosta e con quei silenzi che gridano più di mille parole. A te, con le ferite che cerchi di coprire… e che invece, proprio quelle, diventano fessure da cui la luce passa.

So già qual è la tua prima reazione, è la stessa che ho avuto io: “Ma io? Davvero io”? Io che inciampo così spesso? Io che a volte mi perdo e non so più da che parte andare? Io che faccio fatica persino a credere in me stesso, figuriamoci a sentirmi luce per qualcuno? Sì. Proprio tu!

Perché Dio non accende la sua luce nei cuori impeccabili, ma in quelli aperti. Nei cuori che tremano, che dubitano, che cercano. E quando questa Parola ti raggiunge davvero, non resta neutra: fa qualcosa dentro di te. Succede qualcosa di irreversibile. La scintilla si risveglia. E non puoi più fingere che non esista.

La luce, nella Bibbia, non è un ornamento spirituale. È il principio di tutto. Dio non crea partendo dall’ordine, ma dal caos… e la prima cosa che fa è accendere la luce. Come se stesse dicendo: “Da qui si comincia”.

È il primo dono di Dio: “Sia la luce! E la luce fu” (Genesi 1,3). Ed è anche l’ultimo: nell’Apocalisse, scopriamo che, alla fine dei tempi, Dio stesso sarà luce per noi. Una luce eterna, che non conosce tramonto. (Apocalisse 22,5).

E nel frattempo? Nel frattempo ci siamo noi. Scintille disseminate nel mondo. Luci portatili. Presenze che possono cambiare una stanza semplicemente entrando.

Mosè, quando parlò con Dio, tornò tra il suo popolo con il volto raggiante (Esodo 34,29). Non perché volesse impressionare qualcuno. Ma perché era stato vicino alla luce, e quella luce lo aveva trasformato.

Succede anche a noi. Ogni volta che scegli l’amore invece del rancore, anche quando costa. Ogni volta che perdoni, quando sarebbe più facile chiudere il cuore. Ogni volta che resti umano in un mondo che ti vorrebbe duro, cinico, indifferente. La luce passa. Ti attraversa. E resta.

Gesù non ti chiede di diventare un faro da stadio. Non ti chiede prestazioni spirituali straordinarie. Ti chiede solo di non spegnere la scintilla. Di non soffocarla con la paura. Di non nasconderla sotto il moggio dell’indifferenza. Di non tradirla per comodità.

Perché là fuori c’è buio. Buio travestito da rumore. Buio mascherato da successo. Buio che promette tutto… e poi lascia il vuoto.

E tu — anche senza saperlo — puoi essere una risposta. Puoi mostrare che si può vivere senza calpestare,
che si può brillare senza accecare, che si può essere felici senza spegnersi.

Non è un optional. È una responsabilità luminosa. Non lasciare brillare la luce che ti è stata affidata significa perdere un’occasione di amore. E forse è proprio questo il peccato più sottile: avere la luce… e non usarla.

Allora te lo chiedo piano, con rispetto, ma fino in fondo: vuoi custodire questa scintilla con me? Vuoi imparare a proteggerla, a nutrirla, a lasciarla crescere?

Perché guarda… il mondo non aspetta eroi. Aspetta luci vere. E la tua — credimi — è necessaria. Unica. Insostituibile

#Santanotte
#SiiLuce

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “La Natività”, di Carlo Maratta, 1650, olio su tela, Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, Roma

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