• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
  • alessandro.ginotta@labuonaparola.it
Sai come risorgere?

Sai come risorgere?

Lo senti anche tu, vero, che qui non siamo più dentro un semplice racconto, ma dentro qualcosa che ci riguarda fino in fondo? Qualcosa che ci chiama per nome. Perché questo Vangelo non si limita a parlare di Lazzaro… parla di te, parla di me, parla di tutte quelle volte in cui ci siamo sentiti come chiusi dentro un sepolcro, vivi fuori ma spenti dentro, respirando ma senza davvero vivere

Il mio in(solito) commento a:
Io sono la risurrezione e la vita (Giovanni 11,1-45)

E allora Gesù arriva. Non quando te lo aspetti. Non quando lo vorresti. Arriva quando ormai sembra tardi. E proprio lì, in quel ritardo che ci ferisce e ci confonde, si nasconde una verità che facciamo fatica ad accettare: Dio non arriva mai in ritardo… arriva nel momento in cui può cambiare tutto, non solo qualcosa.

Ma tu, dimmi la verità… quante volte hai sussurrato anche tu, magari nel silenzio della tua stanza o nel rumore dei tuoi pensieri: “Signore, se tu fossi stato qui…”. Se tu fossi stato qui non sarebbe finita così. Se tu fossi stato qui non mi sarei sentito così solo. Se tu fossi stato qui… non avrei perso quella parte di me.

E Lui ascolta. Non si difende. Non si giustifica. Si commuove. Si lascia ferire dal tuo dolore. Lo prende su di sé. Lo attraversa. E piange. Sì, piange davvero.

E in quelle lacrime c’è qualcosa di sconvolgente, qualcosa che cambia tutto: Dio non è spettatore della tua vita, non è distante dalle tue ferite… Dio entra dentro le tue ferite, le abita, le sente, le ama. E poi, lentamente, senza fare rumore ma con una forza che può spostare l’eternità, arriva quella richiesta che spiazza, che destabilizza, che mette a nudo tutto: “Togliete la pietra”.

E lì non puoi più nasconderti. Perché quella pietra non è solo davanti al sepolcro di Lazzaro, ma è anche davanti al tuo cuore. È quella durezza che ti sei costruito per non soffrire più. È quella paura che ti tiene fermo. È quel peccato che ti sei abituato a chiamare “normalità”. È quel dolore che non vuoi più guardare.

E tu lo sai che se quella pietra si sposta… qualcosa succede. Qualcosa cambia. Qualcosa rinasce.

Ma fa paura. Perché dentro quel sepolcro sei abituato a trovare la morte. C’è tutto quello che non vuoi vedere. C’è la verità. E allora esiti. Trattieni. Rimandi.

Ma Gesù non si arrende. E poi… chiama. Non in generale. Non tutti. Chiama per nome. E oggi quel nome è il tuo! E quando lo pronuncia… succede l’impossibile. Perché quella voce non si limita a chiamarti fuori… ti restituisce a te stesso, ti riporta alla vita, ti ricorda chi sei davvero.

Non quello che hai sbagliato. Non quello che hai perso. Non quello che temi di essere. Ma quello che sei agli occhi di Dio: vivo. Amato. Chiamato.

E allora capisci. Capisci che la risurrezione non è solo un evento futuro, lontano, rimandato alla fine dei tempi… ma è una possibilità concreta, reale, presente, che può esplodere dentro la tua vita proprio adesso, proprio lì dove pensavi che non ci fosse più nulla da fare. Perché Dio entra nei tuoi “troppo tardi”… e li trasforma in “è appena iniziato”.

Abbi fede e permetti a Gesù di trasformare la tua vita. Rimettiti in gioco! Non restare prigioniero dentro al sepolcro! Non restare fermo! Ascolta quella voce! Lascia andare quella pietra! E vieni fuori! Adesso! #Santanotte

Alessandro Ginotta

Sostieni labuonaparola.it

 Se ti piace questo blog sostienilo.
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:

Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!


Vuoi ricevere i commenti di La buona Parola nella tua e-mail?

Iscriviti alla newsletter. È gratis e potrai cancellarti in ogni momento!

Vuoi ricevere i commenti di La buona Parola nella tua e-mail?

Iscriviti alla newsletter. È gratis e ti potrai cancellare in ogni momento!

Continua a leggere