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Come rispondere alla chiamata di Gesù?

Come rispondere alla chiamata di Gesù?

Dio ha sete della nostra sete di Lui. Due seti che si fondono in una ricerca che finisce solo là, dove inizia l’infinito

Il mio in(solito) commento a:
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò (Matteo 9,36-10,8)

Ricordo ancora la prima volta che, nell’infanzia, mi confrontai con questo brano di Vangelo. Tenevo il mio libricino in mano e mi meravigliavo della forza di persuasione di Gesù: bastava un suo sguardo, una parola e, persone che avevano una loro vita, erano pronte a lasciare tutto dietro le loro spalle per seguirlo. Eppure seguire Gesù non è certo una passeggiata e, se lo vogliamo fare davvero, siamo chiamati a riorganizzare la nostra vita. Perché l’amore che ci spinge a scegliere Dio mette in discussione tutto il resto. Così, quando camminiamo sulle orme di Gesù, non possiamo voltarci indietro: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio» (cfr. Lc 9,62). Quella di seguire Gesù è una scelta definitiva, che ci cambia dentro.

Quando decidiamo di metterci alla sequela di Gesù è un po’ come se, dentro di noi, avvenisse una rivoluzione copernicana: improvvisamente ci rendiamo conto che la mentalità mondana che pone il nostro “io” ed i nostri interessi al centro dell’universo è fondamentalmente sbagliata. E non è il resto del mondo che ruota attorno a noi, ma siamo noi, insieme a tutto il mondo, a ruotare attorno a Dio. Il centro è Lui: l’origine di ogni cosa. Il Creatore che ci ha dato la vita.

Questi versetti ci parlano della sete di Dio, che spinge i discepoli a seguire Gesù senza esitazione. Fino a pochi istanti prima Lui era uno sconosciuto per loro. Ma, da quando lo hanno incontrato, essi sentono l’incontenibile desiderio di incamminarsi dietro a lui, incuranti di percorrere strade polverose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (cfr. Luca 9,58). Non importa. La sete di Gesù è più forte e, dopo aver incrociato il suo cammino, i discepoli non vogliono più staccarsi dal Maestro.

E’ una sensazione che proviamo noi, uomini della strada, persone comuni, anche se, qualche volta, non riusciamo a sperimentare un incontro completo con Dio. Sempre distratti da mille pensieri e da troppi impegni, rischiamo di non accorgerci quando Gesù passa accanto a noi.

Qualche volta a renderci miopi è la paura. Abbiamo il timore di non essere all’altezza del compito che Dio ha per noi. E, per questo, rischiamo di decidere di tirarci indietro. Non ci sentiamo pronti di tenere saldamente l’aratro tra le nostre mani, così ci rifugiamo nella “normalità” della nostra esistenza. Torniamo ad essere quelli di prima, dimenticandoci, o meglio, fingendo di dimenticarci, dell’incontro con Gesù.

Ma Dio passa e ripassa più volte nella nostra vita, anche se noi fingiamo di non riconoscerlo. Egli cerca di attirare la nostra attenzione. Non si può mai sapere dove si manifesterà o che aspetto avrà. Sì, amici cari, perché Dio si può nascondere in un passante, in un mendicante, in un amico che ci parla, in un libro. Persone, oggetti, eventi con i quali interagiamo ogni giorno. Maria Maddalena scambiò Gesù risorto per un giardiniere (cfr. Marco 6,3-11). I discepoli di Emmaus lo confonderanno con un viandante (cfr. Luca 24,13-35). E noi? Quando abbiamo visto Gesù l’ultima volta?

“Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva»” (Giovanni 4,10). Quello che più importa è non perdere mai la sete di Dio. Leggiamo nel Catechismo della Chiesa cattolica: “Cristo viene ad incontrare ogni essere umano; egli ci cerca per primo ed è lui che ci chiede da bere. Gesù ha sete; la sua domanda sale dalle profondità di Dio che ci desidera. Che lo sappiamo o non lo sappiamo, la preghiera è l’incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui” (CCC 2560). Dio ha sete della nostra sete di Lui. Due seti che si fondono in una ricerca che finisce solo là, dove inizia l’infinito #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo benedicente”, di autore sconosciuto del XVII secolo, olio su tela, collezione privata

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