• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Quando smetti di resistere, il miracolo accade

Quando smetti di resistere, il miracolo accade

Sembra semplice. Ma non lo è. Perché guarire significa lasciare andare ciò che, paradossalmente, ti tiene al sicuro: le tue abitudini, le tue giustificazioni, perfino le tue ferite, che nel tempo diventano una casa conosciuta, dolorosa ma familiare. E allora sì, lo diciamo con sincerità: non sempre siamo pronti a guarire davvero.

Il mio (in)solito commento al Vangelo
“All’istante quell’uomo guarì” (Gv 5,1-16)

Gerusalemme. Una porta. Una piscina circondata da cinque portici. E sotto quei portici, un’umanità sospesa, ferita, in attesa. Non è solo un luogo fisico, è una fotografia dell’anima: corpi immobili, sguardi consumati, speranze che si trascinano come ombre stanche, mentre il tempo passa senza chiedere il permesso. E lì, in mezzo a tutto questo, c’è lui. Trentotto anni di attesa. Non è solo una malattia: è una vita intera rimasta bloccata, come se qualcuno avesse premuto “pausa” e poi si fosse dimenticato di riavviare.

Forse ti sembra lontano. E invece no.

Perché ci sono paralisi che non si vedono, ma che pesano allo stesso modo: quando ti senti fermo, quando guardi gli altri andare avanti e tu resti indietro, quando inizi a convincerti che il tuo momento non arriverà mai. È lì che nasce la vera fatica: non nel corpo, ma nel cuore che smette di aspettare.

Poi arriva Gesù. Non con gesti eclatanti, non con parole altisonanti, ma con uno sguardo che attraversa e raggiunge esattamente il punto in cui sei più fragile, più esposto, più vero. E ti fa una domanda che non puoi evitare, perché ti riguarda fino in fondo: “Vuoi guarire?”. Tu cosa risponderesti? Quell’uomo non risponde alla domanda. Racconta il suo limite: “Non ho nessuno…”

E in queste poche parole c’è un abisso che forse conosci anche tu: la sensazione di essere solo, di dovercela fare da solo, di non avere qualcuno che ti prenda per mano proprio nel momento in cui ne avresti più bisogno. Ma è proprio lì, dentro quella mancanza, che Gesù entra. Non aggira il dolore. Non lo spiega. Lo attraversa. E dice tre parole che non chiedono permesso, che non aspettano condizioni favorevoli, che non si appoggiano a nulla se non alla potenza dell’amore:

Alzati.
Prendi.
Cammina.

E accade. Subito. Senza spiegazioni. Senza passaggi intermedi. Senza logica apparente. Ed è qui che il Vangelo diventa scomodo, perché ci costringe a fare i conti con ciò che non riusciamo a controllare. Noi vogliamo capire tutto, incasellare tutto, dare un nome a ogni cosa; e quando qualcosa ci sfugge, lo mettiamo in dubbio, lo ridimensioniamo, a volte lo neghiamo. Ma se rifiutiamo ciò che non comprendiamo, finiamo per chiudere la porta proprio a ciò che potrebbe salvarci. Perché il miracolo non chiede di essere spiegato: chiede di essere accolto. E allora guarda bene questo dettaglio, che cambia tutto: quell’uomo non entra nella piscina. Non segue il percorso previsto. Non riceve aiuto umano. Eppure guarisce.

Questo significa che il miracolo non è nel luogo, non è nel rito, non è nelle condizioni perfette che aspettiamo da una vita per iniziare a cambiare. Il miracolo accade quando qualcosa, finalmente, si apre dentro di te. Quando smetti di resistere. Quando, anche solo per un istante, lasci spazio a Dio.

Puoi attraversare i luoghi più santi del mondo e restare identico a prima, se il tuo cuore resta chiuso.
E puoi restare fermo nella tua quotidianità imperfetta, piena di fatica e di domande, e vedere nascere qualcosa di nuovo, se dentro di te si apre anche solo una fessura. Perché Dio non ha bisogno di condizioni ideali. Ha bisogno di uno spiraglio.

E allora lascia che questa parola ti raggiunga dove sei, senza difese: non è vero che sei solo. Non è vero che è troppo tardi. Non è vero che per te non può succedere. Non è vero. Il punto non è se Dio può fare un miracolo. Il punto è se tu sei disposto a lasciarti raggiungere. Adesso. Qui. Così come sei.

Alzati. Prendi anche ciò che ti pesa, ciò che ti ha tenuto fermo per anni, ciò che pensavi ti definisse…
e cammina. Perché quando Dio ti incontra davvero, non ti lascia dove ti ha trovato. Ti rialza. Ti rimette in piedi. Ti restituisce alla vita. E a volte basta un istante per cambiare tutto. #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo guarisce alla piscina di Bethesda”, di Carl Bloch, 1883, olio su tela, Brigham Young University Museum of Art

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