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Quando lo vedrai davvero, capirai chi è Dio

Quando lo vedrai davvero, capirai chi è Dio

Se fosse proprio lì, nel punto più fragile della tua vita, che Dio ti è stato più vicino? “Io Sono”. Non quando tutto va bene. Non quando hai tutto sotto controllo. Ma quando ti senti perso. Quando non capisci. Quando fai fatica persino a credere

Il mio in(solito) commento a:
«Avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono» (Giovanni 8,21-30)

C’è un punto, dentro questo Vangelo, in cui tutto sembra sospeso, come se il tempo trattenesse il respiro, e proprio lì Gesù pronuncia parole che non spiegano… ma svelano: “Io Sono”.

E forse la prima reazione è quasi di smarrimento, perché dentro di te nasce una domanda antica quanto l’uomo: Ma Dio esiste davvero? È qui? È vicino? Oppure è solo un’idea che abbiamo bisogno di raccontarci per non sentirci soli?

E invece no. Gesù non ti offre una teoria. Non ti consegna una definizione. Non ti chiede di credere a qualcosa di astratto. Ti dice: Io Sono.

Presente. Vivo. Adesso.

Ma subito dopo aggiunge qualcosa che ti spiazza, ti mette quasi a disagio, perché rompe ogni immagine rassicurante che forse ti eri costruito: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo… allora conoscerete che Io Sono”.

Come se dicesse: mi capirai davvero… solo quando mi vedrai lì. Lì dove non vorresti stare. Lì dove lo sguardo tende a scappare. Lì dove la vita sembra sconfitta. Sulla croce.

E allora lasciati portare dentro quella scena, senza difese, senza filtri, senza scappare via: c’è un uomo appeso al legno, ferito, esposto, fragile, e proprio lì, in quella nudità che fa male anche solo a guardarla, si nasconde — no, si rivela — il volto di Dio.

Un Dio che non si salva da solo. Un Dio che non scende dalla croce. Un Dio che resta.

E dimmi… quante volte anche tu hai pensato che Dio fosse assente proprio nei momenti in cui avevi più bisogno di Lui? Quante volte hai confuso il silenzio con l’assenza, la prova con l’abbandono, la fatica con la distanza?

E se invece fosse il contrario? Se fosse proprio lì, nel punto più fragile della tua vita, che Dio ti è stato più vicino? “Io Sono”. Non quando tutto va bene. Non quando hai tutto sotto controllo. Ma quando ti senti perso. Quando non capisci. Quando fai fatica persino a credere.

Perché il Dio che è… non può stare lontano da te. Il Dio che è… non può smettere di amarti. Il Dio che è… non si tira indietro davanti alla tua storia, ma ci entra dentro, fino in fondo, fino a lasciarsi ferire. E allora improvvisamente qualcosa cambia.

Perché quel nome, “Io Sono”, non è più una parola misteriosa pronunciata nel deserto davanti a un roveto ardente, ma diventa una presenza concreta, che attraversa la tua vita, che si intreccia con le tue ferite, che si fa compagna delle tue notti.

E forse inizi a capire che Dio non è solo colui che esiste… ma colui che esiste per te. Che ti pensa. Che ti cerca. Che non si stanca di rialzarti, anche quando sei tu il primo a non credere più in te stesso.

E allora prova a immaginare — no, prova a sentire — questo amore che non riesce a restare chiuso dentro Dio, questo amore che trabocca, che si espande, che prende forma, che si fa carne, che si lascia toccare, ferire, inchiodare… pur di non perderti.

Perché sì, c’è una verità che questo Vangelo ti sussurra, quasi sottovoce, ma con una forza che non puoi ignorare: Dio è amore. E l’amore, quando è vero, resta. Sempre. Resta anche quando tutto sembra finito.
Resta anche quando tu te ne vai. Resta anche quando pensi di non meritarlo più. E allora, forse, il punto non è più chiederti se Dio esiste.

Ma lasciarti raggiungere. Lasciarti guardare. Lasciarti trovare. Perché mentre tu lo cerchi, Lui è già lì.
Mentre tu dubiti, Lui resta. Mentre tu ti senti solo… Lui è con te. Sempre.

E quando avrai il coraggio di guardarlo davvero — non come vorresti che fosse, ma per quello che è — Allora sì, finalmente comprenderai. Non con la testa. Ma con la vita. Che Dio non è lontano. Che Dio non è assente. Che Dio è qui. E ti sta già amando #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “La Crocifissione”(pala d’altare, opera isolata) di Ambrogio da Fossano detto Bergognone (sec. XV)

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