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Quando l’amore diventa la chiave di tutto

Quando l’amore diventa la chiave di tutto

Se dovessi dirti qual è il cuore del Vangelo, quello vero, quello che tiene insieme ogni parola, ogni miracolo, ogni parabola raccontata da Gesù… di certo non ti parlerei di una legge, di un precetto o di un comandamento scritto su una tavola di pietra

Il mio in(solito) commento a:
“Amerai il Signore tuo Dio. Amerai il prossimo tuo” (Marco 12,28-34)

Ti parlerei di una forza invisibile e potentissima, qualcosa che non si vede ma che è capace di cambiare la vita delle persone, di piegare le montagne dell’egoismo umano, di aprire strade là dove sembrava esserci solo un muro. Ti parlerei dell’amore.

Ed è proprio qui che ci conduce il Vangelo di oggi. Un uomo, uno scriba, si avvicina a Gesù e gli pone una domanda che, in fondo, attraversa i secoli e arriva fino a noi: qual è il comandamento più grande? Qual è la cosa che conta davvero? Qual è il centro, il punto attorno a cui ruota tutto il resto?

Gesù non si perde in spiegazioni complicate, non costruisce un sistema morale fatto di mille regole, non moltiplica i divieti. Con una semplicità disarmante riporta tutto all’essenziale, come se volesse dirci: se capisci questo, hai capito tutto. “Ama”. Ama Dio. Ama il prossimo. Due frasi. Un unico respiro.

Perché l’amore – lo sanno bene gli innamorati – è la forza più travolgente che esista. Quando ami davvero qualcuno accade qualcosa di strano e meraviglioso dentro di te: le priorità cambiano, le paure si ridimensionano, perfino la fatica sembra perdere peso. Ti accorgi che saresti disposto a fare cose che prima ti sembravano impensabili.

Ti alzeresti nel cuore della notte senza esitare se la persona che ami avesse bisogno di te. Percorreresti chilometri, affronteresti disagi, rinunceresti a qualcosa di tuo pur di restituire un sorriso a chi ti sta a cuore. A volte addirittura il bene dell’altro diventa più importante del tuo. È questo il linguaggio dell’amore. Un linguaggio che non si studia nei libri. Un linguaggio che si impara con il cuore.

Ora però facciamo un passo in più. Proviamo a guardare Gesù. Ogni volta che guariva qualcuno, ogni volta che spezzava il pane per sfamare la folla, ogni volta che liberava una persona dal peso del male o della disperazione, Gesù sapeva benissimo che si stava avvicinando sempre di più alla croce. Sapeva che quel bene che faceva accendeva l’invidia, alimentava la rabbia, rendeva sempre più determinati i suoi avversari. Eppure non si è fermato. Non ha rallentato. Non ha scelto una strada più prudente. Non ha cercato di salvarsi. Ha continuato ad amare.

Mi tornano spesso alla mente le parole di quel canto così intenso: “Non esiste amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Ma non è soltanto poesia. È Vangelo. Gesù stesso lo dice: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Giovanni 15,13).

Fin qui potremmo anche riuscire a comprendere. In fondo ciascuno di noi ha sentito almeno una volta dentro di sé la spinta a fare qualcosa di grande per le persone che ama. Talvolta leggiamo sui giornali storie di uomini e donne che rischiano la propria vita per salvarne un’altra. Ma Gesù compie un passo ancora più sconvolgente: Lui non offre la sua vita soltanto per gli amici. La offre anche per i nemici.

Per chi lo tradisce. Per chi lo abbandona. Per chi lo accusa ingiustamente. Per chi lo condanna alla croce.

Pensa a Giuda che lo consegna con un bacio. Pensa a Pietro che lo rinnega per paura. Pensa a Pilato che si lava le mani. Pensa alla folla che grida di liberare Barabba. Gesù ama anche loro. Ama chi gli resta fedele. Ama chi scappa. Ama chi tradisce. Ama tutti.

Ed è qui che il Vangelo diventa vertigine. Perché se Dio ama tutti in questo modo, allora anche noi siamo chiamati a fare qualcosa di simile. Ed è qui che inciampiamo. Perché amare chi ci ama è naturale.
Amare chi ci fa del bene è quasi spontaneo. Ma amare chi ci ferisce? Amare chi ci ha tradito? Amare chi sembra cercare solo il proprio tornaconto?

Qui il cuore si ribella. Qui la nostra natura si irrigidisce. Qui sentiamo tutta la fatica di questo comandamento. Eppure Gesù non ci lascia una teoria. Ci lascia un gesto. Sulla croce, mentre il dolore attraversa il suo corpo e l’abbandono sembra avvolgere ogni cosa, pronuncia parole che sembrano impossibili: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23,34).

Sant’Agostino commenta questa scena con una profondità straordinaria: mentre pregava dalla croce, Gesù vedeva tutti i suoi nemici… ma nello stesso tempo prevedeva che molti di loro sarebbero diventati amici. Per questo pregava per loro.

Essi infierivano.
E lui pregava.

Essi gridavano: crocifiggilo!
E lui sussurrava: Padre, perdonali.

Capisci allora cosa significa davvero il Vangelo di oggi? La misura dell’amore di Dio è non avere misura!

Dio non ha vinto il male con la forza. Non lo ha schiacciato con il potere. Lo ha disarmato con l’amore.

Ecco perché nel Getsemani Gesù dice a Pietro: “Rimetti la spada nel fodero” (Giovanni 18,11). Perché il male non si vince con altro male. Il male si vince solo con il bene. Ed è proprio questo amore smisurato di Dio, “compassionevole e misericordioso” (Esodo 34,6), che diventa il modello per la nostra vita quotidiana. “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Giovanni 13,34).

Se questo comandamento ci sembra troppo grande, troppo difficile, troppo lontano dalla nostra fragile umanità, forse possiamo accoglierlo con le parole semplici e luminose di Sant’Agostino: ama Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente. Ama. Ama davvero.

Perché quando il cuore si riempie di Dio, lentamente si svuota dell’egoismo. E quando l’egoismo si ritira, allora qualcosa di nuovo comincia a nascere dentro di noi. Un amore diverso. Un amore più grande. Un amore che non divide più tra amici e nemici. Un amore che somiglia, almeno un po’, a quello di Dio. E quando accade… il mondo, improvvisamente, cambia volto #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Salvator mundi”, di Anton Raphael Mengs, 1778, olio su pannello, 56.67 × 41.28 cm, LACMA, Los Angeles

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