
Quando la Vita (vera) ti chiama per nome
Vivi con una luce diversa negli occhi. Vivi con una pace che non si spegne anche quando tutto vacilla. Vivi con una gentilezza che sorprende, con un perdono che spiazza, con una presenza che resta. Perché il Vangelo più potente… non si scrive con l’inchiostro. Si scrive con la vita
Il mio commento a:
Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno (Matteo 28,8-15)
Immagina di essere appena risorto. Non è un’immagine poetica, non è una metafora consolatoria: è un passaggio reale, radicale, definitivo, qualcosa che ha spaccato in due la tua storia, lasciando da una parte tutto ciò che eri e dall’altra qualcosa che ancora non sai nemmeno nominare, ma che senti vivo, potentissimo, invincibile dentro di te.
Il buio che ti aveva avvolto non è semplicemente svanito: è stato vinto. La morte non è stata evitata: è stata attraversata. E tu sei qui, ora, con un respiro che non è più solo tuo, con una vita che non è più soltanto vita… ma è eternità che pulsa nella carne. Respiri. E quel respiro è diverso. È pieno. È libero. È luce.
E allora arriva la domanda che non puoi più evitare, quella che si affaccia silenziosa ma inesorabile dentro di te: “E adesso… cosa faccio?”.
Cosa dice uno che ha vinto la morte? Quali parole sceglie chi ha visto l’oltre, chi ha attraversato l’impossibile, chi ha trasformato la fine in un inizio? Io, forse, avrei sentito il bisogno di spiegare tutto, di raccontare ogni dettaglio, di convincere, di dimostrare, di lasciare finalmente senza dubbi chiunque mi stesse davanti. E invece no. Gesù no.
Gesù, nel momento più alto, più decisivo, più sconvolgente della storia, sceglie parole semplici… ma così cariche di eternità da attraversare i secoli e arrivare dritte, oggi, proprio fino a te. “Non temete”.
Queste due parole, così brevi da sembrare leggere, in realtà sono una rivoluzione: non temere più la fine. Non temere più il fallimento. Non temere più ciò che non controlli. Non temere più nemmeno te stesso.
Perché la paura è l’ultima prigione che resta anche dopo che tutte le altre sono cadute… e Gesù viene proprio lì, nel punto più nascosto, più fragile, più vero del tuo cuore, per dirti: “Tu sei libero. Adesso davvero”. E poi aggiunge: “Andate”.
Non “fermatevi”. Non “godetevi il momento”. Non “restatemi accanto”, ma andate!
Perché la vita nuova non si trattiene mai, non si conserva, non si mette al sicuro: la vita nuova si muove, si espande, si dona, si consegna… perché solo così resta viva. E subito dopo, quasi come un colpo al cuore, arriva una parola che cambia tutto: “Ai miei fratelli”.
Fratelli. Proprio loro. Quelli che sono scappati. Quelli che hanno avuto paura. Quelli che non hanno capito. Quelli che, nel momento decisivo, non ci sono stati. Fratelli.
Perché l’amore vero non tiene il conto. L’amore vero non archivia gli errori. L’amore vero non crea distanze. L’amore vero… ricomincia.
E infine, quella indicazione che sembra geografica ma è profondamente esistenziale: “In Galilea”. Non nel tempio. Non nel luogo sacro. Non in un momento perfetto, ma in Galilea.
Nel posto delle cose semplici. Nel luogo della vita quotidiana. Lì dove sei quando non stai recitando, quando non stai dimostrando niente, quando sei semplicemente… te stesso. È come se Gesù ti stesse sussurrando, con una delicatezza disarmante: Tornami a incontrare lì dove vivi davvero. Nelle tue giornate imperfette. Nelle tue relazioni complicate. Nelle tue fatiche che nessuno vede. Nelle tue cadute e nei tuoi tentativi di rialzarti. È lì che mi vedrai.
E allora, a questo punto, non puoi più restare spettatore. Perché questo Vangelo non si limita a raccontarti qualcosa… ti riguarda. Ti attraversa. Ti chiama.
Se anche solo una volta nella tua vita hai sentito qualcosa risorgere dentro di te: una speranza quando tutto sembrava finito, una luce quando eri nel buio, una pace quando eri in guerra, allora questa parola è per te. Vai.
Ma non con la pretesa di convincere. Non con l’ansia di spiegare. Non con il bisogno di essere perfetto. Semplicemente vai… e vivi.
Vivi con una luce diversa negli occhi. Vivi con una pace che non si spegne anche quando tutto vacilla. Vivi con una gentilezza che sorprende, con un perdono che spiazza, con una presenza che resta. Perché il Vangelo più potente… non si scrive con l’inchiostro. Si scrive con la vita.
E forse, senza nemmeno accorgertene, qualcuno incrocerà il tuo sguardo, si fermerà un attimo, e dentro di sé si farà una domanda che è già una preghiera: “Ma da dove viene questa luce?”. E lì, proprio lì… senza clamore, senza rumore, senza bisogno di parole… Dio sarà già passato.
Lascia che ti dica una cosa, e lasciala scendere piano, fino in fondo: Il mondo non ha bisogno di persone che parlano di Risurrezione. Ha bisogno di persone che la vivono. E tu, sì, proprio tu, potresti essere uno di loro #Santanotte
Alessandro Ginotta

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