
Quando la tua notte impara a respirare luce
Perché vivere non è sentirsi occupati. Non è essere distratti. E soprattutto non è semplicemente “andare avanti”. No, vivere vuol dire essere capaci di sorprendersi, amare con il cuore la vita, dalle piccole cose che ci circondano ai grandi amori che proviamo. Impegnarci in qualcosa che ci rende felici e ci fa sentire pieni. Vivere è sentirsi a casa, anche quando sei fuori. Perché è stare bene con sé stessi, con le proprie scelte, con le persone che ci stanno accanto. Quando hai sentito l’ultima volta la vita vera scorrerti dentro?
Vuoi vivere? Allora seguimi nel mio in(solito) commento a:
“Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole” (Giovanni 5,17-30)
Gesù non sta parlando di un futuro lontano, né di un mistero da comprendere con la testa: sta parlando di te, della tua vita, di quella parte di te che forse da troppo tempo non respira davvero. Perché vedi, esiste una forma di morte che non ha bisogno di una tomba, non fa rumore, non lascia segni visibili, ma lentamente si insinua nei giorni e li svuota di senso: è quella stanchezza dell’anima che ti fa alzare al mattino senza desiderio, che ti fa attraversare le relazioni senza toccarle davvero, che ti convince – piano, senza farti accorgere – che ormai certe cose non cambieranno più. E invece oggi Gesù entra proprio lì. Non aggira quella zona. Non la evita. La attraversa: “Viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio…”
Hai sentito? “Ed è questa”. Non domani. Non quando ti sentirai pronta o pronto. Non quando tutto sarà sistemato. Adesso! Proprio nel punto in cui ti senti più fragile. Proprio nel luogo in cui hai smesso di sperare.
Ed è qui che accade qualcosa di disarmante, quasi scandaloso: Gesù non ti chiede di sistemarti prima di venire a Lui… viene Lui a cercarti così come sei. Dentro le tue crepe. Dentro le tue notti. Dentro le tue domande senza risposta. E ti parla. Perché la vita, quella vera, non nasce da uno sforzo. Nasce da una voce. Una voce che non urla, non impone, non schiaccia. Una voce che sa il tuo nome. Che lo pronuncia con una tenerezza che non hai mai sperimentato fino in fondo.
Ti voglio parlare di una scintilla. Una piccola fiammella che, se lasciata ardere, può accendere il fuoco della risurrezione dentro di te. E non è una risurrezione che aspetta la morte: può trasformare la tua vita qui e ora! E allora capisci che quella scintilla non è un’illusione. È presenza. È Dio che abita in te più di quanto tu abiti te stesso. Puoi averla nascosta sotto strati di paura, di delusione, di errori che ancora ti porti addosso. Puoi averla circondata di rumore, di corse, di cose da fare per non sentirla più. Ma lei è lì. Intatta. Incrollabile. Viva. E aspetta solo una cosa: essere riconosciuta. Non devi accenderla. Lo è già. L’ha accesa Lui. Tu devi soltanto permetterle di ardere.
E qui, lasciamelo dire con tutta la forza che sento: non sei qui per sopravvivere. Sei qui per vivere! Non per trascinarti! Non per adattarti! Non per spegnerti piano! Ricordalo sempre: per vivere. Deve risuonarti dentro questa parola, devi sentirla battere nel tuo cuore. Sì, perché oggi il miracolo non è qualcosa di straordinario che accade fuori, ma qualcosa di profondamente intimo che ritrova la sua forza dentro.
Una speranza che torna a farsi strada. Una ferita che smette di definire chi sei. Uno sguardo nuovo sulla tua storia. Perché la risurrezione non inizia quando tutto finisce. Inizia quando qualcosa, dentro di te, decide di fidarsi ancora.
E allora resta qui, ancora un momento. Non scappare. Chiudi gli occhi, se vuoi. Respira. Scendi dentro di te, senza paura di ciò che potresti incontrare. E cerca quella scintilla.
Forse è piccola. Forse è nascosta.
Ma è viva.
E adesso… lasciala respirare. Lasciala riprendere fiato fino a scoppiettare. Lascia che incendi, pian piano, la tua anima e ti invada con la sua luce ed il suo calore.
Perché è da lì che Dio ricomincia a scrivere la tua vita.
È da lì che la morte perde l’ultima parola.
È da lì che scopri che non sei sola. Non sei solo, non lo sei mai stata. Non lo sei mai sato.
E allora ascolta. Ascolta davvero. Perché la voce che dà la vita non è lontana. Non è altrove. Non è per altri. Sta già passando dentro di te. E ti chiama. Adesso. Per nome.
E forse la domanda più vera non è se Dio può restituirti la vita…
ma se tu vuoi lasciarti raggiungere. Lasciarti toccare. Lasciarti risvegliare. Lasciarti amare.
Perché Dio non ha mai smesso di farlo e, quando te ne rendi conto, non torni semplicemente a vivere. Rinasci. E niente, da quel momento, è più come prima. #Santanotte
Alessandro Ginotta

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