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Quando la notte si accende di speranza

Quando la notte si accende di speranza

Ecco l’effetto che fa Gesù: trasforma la notte in aurora, la paura in fiducia, la fine in un nuovo inizio. Quando Dio entra nel nostro cuore, quando gli lasciamo spazio nella nostra vita, tutto cambia e anche le pagine più buie dei nostri giorni si colorano di speranza

Il mio in(solito) commento a:
Vegliate, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere (Luca 21,34-36)

Puoi fare un bel respiro. Quella che abbiamo davanti è l’ultima delle pagine “scomode” che la Liturgia ci ha proposto in questi giorni. Pagine che ci hanno costretto a guardare oltre, dentro quell’“oltre” che a volte ci fa paura… ma che è proprio lì per insegnarci a sperare

Tra poche ore entreremo in Avvento. E la prima candela che accenderemo, con la sua fiamma tremolante, spezzerà l’oscurità che ci circonda. Sarà la luce di una promessa che si rinnova, una luce che squarcia ogni tenebra: “Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre” (Gv 12,46).

Ecco l’effetto che fa Gesù: trasforma la notte in aurora, la paura in fiducia, la fine in un nuovo inizio. Quando Dio entra nel nostro cuore, quando gli lasciamo spazio nella nostra vita, tutto cambia. Anche le pagine più buie dei nostri giorni si colorano di speranza.

Perfino l’Apocalisse, letta con Gesù nel cuore, smette di far paura. Diventa una mappa di luce, una bussola per orientarsi nel mistero. È un libro che spesso resta chiuso, perché ci sembra troppo difficile, troppo inquietante. Ma se lo leggiamo con fede, si trasforma in un canto di resurrezione. La liturgia ci regala questo tempo, prima dell’Avvento, proprio per riflettere sulle “ultime cose”. Per ricordarci che ogni fine, con Dio, è solo un passaggio.

Hai mai pensato a quanto il tempo scorra in modo diverso per ciascuno di noi? Per un bambino, un’ora sembra infinita. Per un anziano, i giorni corrono troppo in fretta. E per chi non crede? Che cosa prova, nel vedere passare gli anni, chi pensa che dopo la vita ci sia solo il buio? Da giovani forse non ci si pensa. Si ha tutta la vita davanti. Ma poi, con il passare del tempo, ogni giorno può sembrare un passo in meno, un avvicinarsi a qualcosa di definitivo. Che tristezza, se tutto finisse davvero così!

Eppure, chi ha fede guarda la vita con occhi diversi. Sa che la morte non è una fine, ma una soglia. Non un addio, ma un “a presto”. Non un tramonto, ma un’alba che non conosce fine. Chi crede vive con la speranza nel cuore, e ogni giorno è un passo verso la luce.

Ora la prima candela dell’Avvento brilla davanti a noi. E a quel chiarore, i pensieri oscuri non fanno più paura. Senza quella fiammella sarebbe difficile parlare di fine, di morte, di Apocalisse. Ma con quella luce accesa, tutto cambia prospettiva: non guardiamo più la distruzione, ma la salvezza che viene.

Ci sono tragedie, sì, ma non dobbiamo smettere di guardare l’orizzonte. Perché siamo stati redenti. E il Signore verrà a salvarci. Verrà, come ogni volta, a ricordarci che nessuna notte è troppo lunga se lo attendiamo con fede. E allora, vegliamo. Vegliamo con speranza, come ci chiede Gesù: “Vegliate, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere” (Lc 21,34-36). Vegliare non significa temere, ma attendere con amore. Significa vivere con gli occhi rivolti al cielo, pronti a riconoscere la luce anche nel buio. E quando solleviamo lo sguardo oltre la coltre nera delle tenebre, scopriamo che c’è una Gerusalemme che brilla di Luce, dove non serve più la lampada, dove non esiste la notte, dove il male non abita più. È lì che ci attende Dio. È lì che ogni paura si scioglie in pace. Perché chi ha fede non vede la fine, ma l’inizio di un’Eternità d’amore #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo coronato di spine”, di Matthias Stomer, 1632, olio su tela, 110,8×161 cm, Norton Simon Museum, Pasadena (USA)

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