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Quando la luce parla, le tenebre tacciono

Quando la luce parla, le tenebre tacciono

Quando lasciamo davvero entrare Gesù nei nostri pensieri più bui, nelle paure che non confessiamo a nessuno, nelle ferite che teniamo nascoste, il male non può restare. La luce vince sempre. Sempre!

Il mio in(solito) commento a: Gesù insegnava come uno che ha autorità (Marco 1,21-28)

Il Vangelo, in questi primi giorni dell’anno, ci sorprende con un salto improvviso e quasi vertiginoso: dal bambino deposto nella mangiatoia passiamo, senza gradualità né avvertimenti, all’uomo adulto che entra nella storia con passo deciso e autorità sorprendente. Sembra quasi che il tempo abbia premuto un tasto “avanti veloce”, perché oggi ritroviamo Gesù non più circondato da pastori, stelle e profumo di incenso, ma immerso in una sinagoga e alle prese con un esorcismo. Uno dei suoi primi atti pubblici, pensa un po’, è proprio questo: affrontare il male faccia a faccia, senza esitazioni, senza tremare, senza arretrare di un millimetro

Già questo ci dice molto su di Lui.

Fin dall’antichità gli uomini hanno raccontato storie di battaglie tra bene e male, due forze che sembrano contendersi la nostra vita come mani opposte che tirano un filo sottilissimo. E noi, in mezzo, a volte oscilliamo, a volte resistiamo, a volte cadiamo. È una tensione che attraversa i secoli, le culture, le religioni, perché è scritta dentro il nostro cuore: il desiderio della luce e la paura delle tenebre, la voglia di fare il bene e la tentazione di scivolare altrove.

Eppure, in questo brano, Gesù si presenta come Colui che porta una pace capace di calmare le tempeste interiori più impetuose, come una voce che finalmente rassicura e dice: “Non temete. Il male non avrà l’ultima parola, perché io ho già vinto anche le tenebre”.

Ma chi è davvero quest’uomo che parla con tale autorità da far tremare perfino gli spiriti impuri? Quante volte, nella storia, qualcuno si sarà posto questa domanda! Pensa agli apostoli: camminavano con Lui, lo ascoltavano parlare, lo vedevano guarire malattie inspiegabili e compiere gesti che sfidavano ogni logica… eppure anche loro, sicuramente, avranno avuto nella mente più domande che risposte. Lo guardavano e si chiedevano: “Chi è davvero Gesù? Che cosa sta accadendo? A chi ci stiamo affidando?”.

E forse, se siamo sinceri, questa domanda ce la poniamo anche noi, dentro il nostro cuore, quando la vita ci mette davanti a interrogativi più grandi di noi.

E proprio qui arriva la sorpresa più grande: la risposta non la dà un profeta, né un apostolo, né un discepolo particolarmente brillante. La dà un demone. Sì, un demonio! Uno spirito impuro, abituato a mascherare la verità, è costretto, davanti a Gesù, a parlare senza veli: «So chi tu sei: il Santo di Dio!».

È incredibile, vero? Il primo a riconoscere apertamente la divinità di Gesù è proprio colui che vive nell’inganno. Ma davanti alla luce non ci sono bugie che reggano, perché quando la luce entra, le tenebre non possono far altro che fuggire.

Il demonio non nasce tale. Era un angelo, libero e luminoso, che nella sua libertà decise di ribellarsi. E da quel momento, trascinato dal proprio orgoglio, ha scelto il buio per vendicarsi su ciò che Dio amava di più: gli uomini. E qui entra in gioco qualcosa che ci riguarda da vicino: la libertà. Perché è tutta una questione di scelte.

Anche noi siamo liberi. Liberi di ascoltare, di cadere, di rialzarci. Liberi di sbagliare, come Adamo ed Eva nel giardino, come Caino davanti al fratello, come ogni uomo e ogni donna che attraversa questa terra. Quante volte, senza volerlo, ci ritroviamo a scegliere la strada sbagliata perché accecati dall’orgoglio, dalla paura, dalla fretta o semplicemente dalla nostra fragilità.

Eppure, nonostante tutto, Dio non si stanca mai di noi. Nonostante le nostre cadute, le nostre incoerenze, i nostri no, Lui non si arrende. Ci insegue, ci rialza, ci perdona, e lo fa con una dolcezza che disarma. Fino alla fine. Fino a quel legno della Croce che noi stessi abbiamo innalzato con le nostre scelte sbagliate. E da lassù, da quel luogo che sembra la sconfitta totale, Gesù pronuncia le parole più sconvolgenti della storia: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».

È come se dicesse: “Padre, guarda quanto sono fragili. Guarda quanto sono piccoli. Guarda come si perdono facilmente. Ma io li amo. Perdona loro”.

E così, ogni giorno, anche nelle nostre piccole decisioni quotidiane, si rinnova quella lotta antica. A volte si combatte nelle grandi scelte, ma più spesso si nasconde nelle cose semplici:
– rispondere con gentilezza o con rabbia
– perdonare o serbare rancore
– tendere la mano o chiuderla
– dire una parola buona o tacere per indifferenza

Ogni gesto è un seme. Ogni scelta costruisce un ponte verso la luce o un muro verso l’ombra.

Ma la buona notizia è che, anche quando il male alza la voce nella nostra vita, basta una sola parola di Gesù per zittirlo: «Taci! Esci da lui!». Ed è così anche per noi.

Quando lasciamo davvero entrare Gesù nei nostri pensieri più bui, nelle paure che non confessiamo a nessuno, nelle ferite che teniamo nascoste, il male non può restare. La luce vince sempre. Sempre!

E allora sì, possiamo camminare con coraggio, perché conosciamo già il finale della storia: le tenebre non prevarranno. E, se lo vorremo, anche noi potremo scegliere la luce. Adesso. Sì, proprio adesso! #Santanotte

Alessandro Ginotta

L’illustrazione di oggi è tratta da “Les Très Riches Heures du duc de Berry”, codice miniato realizzato tra il 1412 ed il 1416, capolavoro dei fratelli Limbourg e della pittura franco-fiamminga del XV secolo. Si tratta di un libro d’ore commissionato dal duca Jean de Berry e conservato oggi al Musée Condé di Chantilly.

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