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Quando la fede diventa una tomba: Gesù viene a rotolare via la pietra

Quando la fede diventa una tomba: Gesù viene a rotolare via la pietra

Ci sono parole di Gesù che sfiorano le ferite con delicatezza e altre che bruciano, scuotono, raggiungono proprio quei luoghi dell’anima che preferiremmo lasciare in ombra. Anche quando parla con durezza, però, Cristo cerca sempre un varco per salvarci, perché conosce il pericolo di vivere prigionieri dell’immagine che abbiamo costruito di noi stessi, fino a dimenticare chi siamo davvero.

Il mio (in)solito commento a:
“Siete figli di chi uccise i profeti” (Matteo 23,27-32)

Gesù guarda gli scribi e i farisei e li paragona a sepolcri imbiancati: splendenti all’esterno, pieni di morte dentro. È un’immagine terribile, pronunciata da Colui che ha sempre accolto con infinita tenerezza chi cade, chi sbaglia, chi torna con il cuore in frantumi. Sii vero! Gesù conosce le nostre ferite e si addolora quando le nascondiamo dietro una maschera di perfezione.

A provocare la sua indignazione è una fede diventata recita, una religione curata nella forma e ormai lontana dalla misericordia. Sulle labbra di quegli uomini c’era il nome di Dio, eppure nei loro gesti non si sentiva più il battito del suo cuore. Lucidare l’apparenza richiede meno coraggio che mettere ordine nell’anima, così ci accade di osservare la polvere sulle scarpe degli altri mentre evitiamo di entrare nelle nostre stanze più buie. Possiamo confondere lo sguardo degli uomini, mentre davanti a Dio il cuore rimane completamente visibile. Egli vede ciò che mostriamo, ciò che nascondiamo e perfino ciò che ancora fatichiamo a confessare a noi stessi.

Quegli uomini costruivano monumenti ai profeti del passato e assicuravano che, al tempo dei loro padri, si sarebbero comportati diversamente. Intanto stavano già preparando il rifiuto di Gesù, il Profeta vivo che avevano davanti agli occhi. Celebravano voci ormai lontane e tentavano di spegnere quella che, in quel preciso momento, chiedeva loro di cambiare. I profeti morti si possono celebrare; quelli vivi costringono a scegliere. I primi restano immobili dentro una cornice, i secondi aprono crepe nelle nostre certezze e lasciano entrare una luce così intensa da ferire gli occhi abituati alla penombra.

Essere “figli di chi uccise i profeti” significa ripetere lo stesso atteggiamento: venerare la verità quando appartiene al passato e respingerla quando viene a bussare alla nostra porta. Succede anche a noi quando ammiriamo i santi e ignoriamo chi oggi ci chiede coerenza, quando difendiamo il Vangelo e feriamo una persona, quando preghiamo con le mani giunte e poi le teniamo chiuse davanti al dolore di qualcuno. Una fede incapace di chinarsi su chi soffre può riempire le chiese e lasciare deserto il cuore.

La domanda più scomoda, allora, ci riguarda da vicino: «Dove si nasconde il fariseo che abita in me?». Forse si affaccia in un giudizio pronunciato senza conoscere le lacrime dell’altro, in una verità scagliata come una pietra, nel desiderio di sembrare giusti mentre stiamo ancora imparando ad amare. Fa male riconoscerlo, lo so, perché nessuno ama incontrare le proprie contraddizioni.

Gesù, però, ci conduce proprio lì, nel punto in cui la nostra immagine si incrina e finalmente può emergere il volto autentico. Le sue parole vogliono liberarci dalla terribile illusione di essere vivi soltanto perché sembriamo irreprensibili. Sono il gesto deciso di un medico che raggiunge la ferita per guarirla, la voce di chi ci ama troppo per lasciarci soffocare dentro una vita costruita per essere ammirata. Cristo desidera cuori veri e vite disposte a ricominciare. Vuole spalancare le finestre delle nostre stanze più segrete, fare entrare aria dove il dolore è rimasto chiuso troppo a lungo e restituire un battito a ciò che dentro di noi si è lentamente spento.

Lasciamolo entrare proprio dove abbiamo paura di guardarci, perché la misericordia di Dio raggiunge il nostro buio, lo attraversa e vi accende l’alba. Dio non è venuto a imbiancare i nostri sepolcri. È venuto a rotolare via la pietra. E quando Cristo spalanca una tomba, alla morte rimane una sola possibilità: farsi da parte, perché sta passando la Vita #Santanotte

Alessandro Ginotta

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