
Quando il macigno rotola via e la fede ricomincia a correre
Credi. Anche adesso. Soprattutto adesso. Quando davanti a te c’è solo un macigno e ti sembra di non avere più fiato per spostarlo. Quando la realtà ti sussurra che è finita, che non c’è più nulla da aspettare. È proprio lì che ti chiedo di non mollare
Il mio in(solito) commento a:
L’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro (Giovanni 20,2-8)
Lascia che ti porti lì. È ancora buio. L’aria è fredda, il cuore più freddo ancora. Le gambe corrono, ma dentro pesa tutto: paura, smarrimento, domande senza risposta.
Anche tu stai correndo. Anche se non te ne accorgi.
Giovanni corre più veloce. Pietro arriva dopo. Due cuori diversi, due storie diverse, un’unica direzione. Non è una gara. È un’urgenza. È quell’inquietudine che conosci bene: quando senti che qualcosa di decisivo sta per accadere e non puoi restare fermo.
E poi quel sepolcro. Vuoto. Silenzioso. Sconcertante. Tu sai quanto il vuoto faccia paura. Perché il vuoto somiglia alla fine. E invece no. Qui il vuoto è una soglia. È uno spazio lasciato libero perché la vita possa esplodere. È Dio che non si lascia imprigionare, nemmeno dalla morte.
Giovanni vede e crede. Non tocca. Non misura. Non spiega. Crede.
Oggi Gesù ti chiede di correre. Non con le gambe, ma con il cuore. Di lasciare indietro l’orgoglio che pesa, la paura che rallenta, il cinismo che inchioda. Di arrivare anche tu a quel sepolcro e di accettare che il vuoto non è la fine, ma l’inizio.
Credi. Anche adesso. Soprattutto adesso.
Quando davanti a te c’è solo un macigno e ti sembra di non avere più fiato per spostarlo. Quando la realtà ti sussurra che è finita, che non c’è più nulla da aspettare. È proprio lì che ti chiedo di non mollare. Perché Dio ama lavorare dietro le pietre più pesanti, nei luoghi dove tu non guardi più. Anche lì, dove tutto sembra perduto, può accendersi una luce. All’inizio è solo una scintilla, fragile, quasi impercettibile. Ma se le permetti di restare, diventa bagliore. Se la custodisci, diventa alba. È la luce sfavillante della Risurrezione che rompe il buio, ribalta le sentenze, riapre strade che credevi sigillate per sempre. Non smettere di credere. Non abbandonare mai la speranza. Perché Dio non ha mai finito di scrivere la tua storia. E spesso, il capitolo più luminoso, nasce proprio quando pensavi che fosse l’ultimo #Santanotte
Alessandro Ginotta

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