
Quando Gesù viene ad aggiustarci il cuore
Non basta non uccidere. Non basta non tradire. Non basta non mentire. Perché possiamo non uccidere e, intanto, ferire con le parole. Possiamo non tradire e, intanto, consumare l’amore con il desiderio che possiede. Possiamo non mentire e, intanto, usare mezze verità che avvelenano i rapporti
Il mio in(solito) commento a:
Così fu detto agli antichi; ma io vi dico (Mt 5,17-37)
Se ci fermiamo un istante, se smettiamo di leggere in fretta e lasciamo che queste parole ci attraversino davvero, ci accorgiamo che Gesù non sta alzando l’asticella per metterci in difficoltà. Sta scavando. E lo fa con una profondità che, a prima vista, può perfino spaventare.
“Così fu detto agli antichi; ma io vi dico…”. Ogni volta che Gesù pronuncia quel ma io vi dico sentiamo che qualcosa dentro di noi viene spostato. Non una regola. Non una norma esterna. Il cuore. Sempre il cuore.
Perché il problema, lo comprendiamo poco alla volta, non è l’atto finale, quello visibile, quello che tutti possono giudicare. Il problema è ciò che lo precede. È ciò che lasciamo sedimentare dentro. È l’ira che non nominiamo, il giudizio che coltiviamo in silenzio, la parola non detta ma già carica di disprezzo. È quella piccola crepa interiore che, se ignorata, diventa frattura.
Gesù non è un giudice severo che minaccia condanne. È un medico dell’anima che va diritto alla radice del male. Non si accontenta di tamponare i sintomi. Vuole guarire l’origine. Vuole, letteralmente, aggiustarci il cuore. E allora ci rendiamo conto che non ci sta chiedendo di fare di più. Ci sta chiedendo di vivere più in profondità. Di non restare in superficie.
Non basta non uccidere. Non basta non tradire. Non basta non mentire. Perché possiamo non uccidere e, intanto, ferire con le parole. Possiamo non tradire e, intanto, consumare l’amore con il desiderio che possiede. Possiamo non mentire e, intanto, usare mezze verità che avvelenano i rapporti. Gesù ci prende per mano e ci dice: guardiamo più a fondo. Là dove nasce tutto. Là dove il bene può fiorire… o spegnersi.
E allora capiamo che questo Vangelo non è una lista di divieti, ma una proposta di libertà. Una libertà più esigente, sì. Ma anche infinitamente più umana. Più vera.
Perché quando amiamo davvero, non dobbiamo sforzarci di trattenere l’odio: l’odio semplicemente non trova spazio. Quando amiamo davvero, non dobbiamo controllare le parole: parlano da sole di bene. Quando amiamo davvero, il desiderio smette di possedere e impara a custodire. È qui che tutto si semplifica. È qui che tutto si chiarisce.
Non servono i cattivi sentimenti. Non servono i rancori che appesantiscono l’anima. Non servono le invidie, le gelosie, le parole taglienti che lasciano ferite.
Sono tossine interiori. E Gesù vuole liberarci da tutto questo. Non per moralismo. Ma per amore. Perché noi siamo fatti per amare. E solo l’amore rende inutile il peccato.
Alla fine, quando cala la sera e il silenzio diventa più sincero delle parole, resta una sola domanda. Non quante regole abbiamo rispettato. Non quante colpe abbiamo evitato. Ma quanto amore abbiamo lasciato passare attraverso di noi.
Perché davvero, al tramonto della vita, saremo giudicati su questo. Sull’amore. E allora proviamo a ricordarcelo ogni sera. Proviamo a lasciare andare ciò che appesantisce. Proviamo ad amare. E basta #Santanotte
Alessandro Ginotta

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