
Quando Dio ha sete della tua sete
Gesù, il Figlio di Dio, Colui che ha creato gli oceani, i fiumi, le sorgenti e le piogge del cielo, si ferma lungo una strada polverosa della Samaria e chiede da bere a una donna: «Dammi da bere». Fermati un istante e prova ad ascoltare davvero queste parole. Non leggerle di fretta. Non lasciarle scivolare via come una frase qualunque del Vangelo. Perché dentro questa richiesta, così semplice e così umana, si nasconde uno dei paradossi più sorprendenti di tutta la storia della salvezza.
Il mio in(solito) commento a:
“Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Giovanni 4,5-42)
Gesù — il Figlio di Dio — chiede qualcosa a una donna. Non inizia con una predica. Non si presenta con un miracolo. Non pronuncia parole solenni. Semplicemente chiede. Ha sete. Ma per comprendere fino in fondo questo momento dobbiamo fare un passo indietro e avvicinarci lentamente a quel luogo.
Immagina la scena insieme a me. Il sole è alto nel cielo e l’aria sembra tremare per il calore. Davanti a noi qualche cespuglio riarso dal sole si muove appena nel vento caldo del mezzogiorno, mentre poco più in là un terebinto dalle foglie rossastre affonda le sue radici nella roccia come se volesse custodire la memoria antica di quella terra.
Siamo a Sicar. Un luogo che la Bibbia conosce bene. Qui fu sepolto il patriarca Giuseppe. Qui Giosuè radunò il popolo d’Israele dopo il lungo cammino nel deserto e pose una pietra per ricordare l’Alleanza con Dio, come se volesse dire a ogni generazione: non dimenticate mai chi vi ha amato per primo.
Dio è così. Non lascia mai nulla al caso. E a volte torna negli stessi luoghi della storia per riaccendere promesse che sembravano dimenticate. Forse anche per questo Gesù si ferma proprio qui, accanto a questo pozzo. Non per caso. Non per stanchezza. Ma perché sta per accadere qualcosa di straordinario: un’alleanza nuova, scritta non su una pietra ma dentro il cuore di una persona.
Arriva una donna. Non giunge all’alba come tutte le altre. Non arriva insieme alle donne del villaggio che chiacchierano mentre riempiono le brocche. Si avvicina da sola, nell’ora più calda del giorno, quando nessuno dovrebbe essere lì. È facile intuire il motivo.
Quella donna è abituata agli sguardi della gente. Alle parole sussurrate alle sue spalle. Ai giudizi che pesano più delle pietre. La sua storia è complicata. Ferita. Fragile. Eppure proprio lei — proprio quella donna — diventa la persona a cui Gesù sceglie di rivolgere la parola.
«Dammi da bere». Capisci che cosa sta accadendo? In quell’istante Dio rompe ogni barriera che gli uomini avevano costruito. Supera la distanza tra giudei e samaritani. Ignora i pregiudizi religiosi. Attraversa la vergogna di una vita complicata. Gesù parla con lei. E quando, poco dopo, le dice: «Va’ a chiamare tuo marito», non lo fa per metterla in difficoltà o per smascherarla davanti al mondo. Lo fa perché la guarda davvero.
La guarda con uno sguardo che vede tutto: le sue scelte sbagliate, le sue relazioni fallite, i suoi tentativi di trovare amore nei posti sbagliati, quella sete profonda di essere finalmente accolta senza essere giudicata. Perché Dio non ha paura della nostra storia. Non ha paura dei nostri errori. Non ha paura delle nostre fragilità. Non ha paura delle nostre cadute. Dio ha paura soltanto di una cosa: che noi smettiamo di cercarlo.
E allora accade qualcosa di meraviglioso. Gesù, che aveva chiesto acqua, comincia a parlare di un’acqua diversa. Un’acqua che non si attinge con una brocca. Un’acqua che non si esaurisce. Un’acqua che non lascia più il cuore assetato. «Chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete». Non è un’acqua che disseta la gola. È un’acqua che disseta la vita. Un’acqua capace di riempire quel vuoto che spesso cerchiamo di colmare con mille cose: relazioni, successi, illusioni, promesse che sembrano luminose e poi si rivelano fragili come sabbia tra le dita.
E a quel punto il paradosso del Vangelo diventa chiarissimo. Quando Gesù dice «dammi da bere», non sta chiedendo soltanto acqua. Sta chiedendo la tua sete. La sete di essere amato davvero. La sete di essere perdonato. La sete di ricominciare. Perché Dio ha sete della nostra sete di Lui.
Due desideri che si cercano. Due abissi che si riconoscono. Due seti che finalmente si incontrano. Ed è proprio lì che accade la trasformazione. La donna lascia la brocca. Lascia il pozzo. Lascia persino la vergogna che l’aveva accompagnata per tutta la vita. Corre verso la città. Corre a raccontare che ha incontrato qualcuno che le ha letto il cuore e, invece di condannarla, l’ha amata.
Perché quando incontri davvero Cristo succede sempre così. Qualcosa dentro di te si muove. Qualcosa si scioglie. Qualcosa ricomincia a vivere. Scopri che non sei definito dai tuoi errori. Non sei prigioniero del tuo passato. Non sei la somma delle tue cadute. Sei una sorgente.
E quell’acqua — l’acqua dell’amore di Dio — quando comincia a sgorgare dentro di te non si ferma più. Zampilla. Scorre. Trabocca. E porta vita. Allora, che aspetti? Non versi da bere a Gesù? #Santanotte
Alessandro Ginotta

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