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Quando ami, Dio diventa visibile

Quando ami, Dio diventa visibile

Se qualcuno ti chiedesse che cosa vuole davvero Dio da te, che cosa risponderesti? Più preghiere, più sacrifici, una vita senza errori? Gesù spazza via ogni complicazione e pronuncia una parola capace di contenere il cielo intero: ama.

Il mio (in)solito commento a:
“Amerai il Signore tuo Dio… e il tuo prossimo come te stesso” (Matteo 22,34-40).

Ama Dio con tutto il cuore, anche quando il tuo cuore è stanco; con tutta l’anima, anche quando dentro senti il vuoto; con tutta la mente, perfino quando i dubbi fanno più rumore della fede. Dio non aspetta che tu sia impeccabile per abbracciarti, perché conosce le tue cadute, vede le ferite che nascondi dietro un sorriso e raggiunge perfino quelle stanze interiori nelle quali tu stesso hai paura di entrare.

Dio non ama la persona che dovresti diventare: ama quella che sei oggi. Il suo amore non è un premio riservato ai migliori, ma una forza consegnata ai fragili. Una mano tesa a chi desidera rialzarsi.

Poi Gesù aggiunge: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Ed è qui che la fede smette di essere una bella teoria e comincia a bruciare nella vita reale, perché amare Dio può sembrare semplice finché Dio rimane invisibile; la prova arriva quando assume il volto di chi ci interrompe, di chi non ci comprende o di chi ha lasciato dentro di noi una ferita.

Il prossimo è il luogo in cui Dio si presenta senza avvisare. Puoi cercarlo nelle chiese, invocarlo nelle preghiere e contemplarlo nel silenzio, ma se poi umili chi ti vive accanto, la tua fede rimane una porta chiusa. L’amore per Dio sale verso il cielo soltanto dopo essere passato attraverso le tue opere sulla terra.

Amare, però, non significa accettare ogni sopruso, cancellare il dolore o permettere agli altri di calpestare la nostra dignità. A volte l’amore abbraccia, altre volte prende le distanze; qualche volta consola, altre trova il coraggio di dire la verità. Sempre, però, rifiuta di consegnare al rancore le chiavi del cuore. Perdonare non cambia ciò che è accaduto, ma impedisce al passato di continuare ad accadere dentro di te.

E poi ci sono quelle due parole che spesso dimentichiamo: “come te stesso”. Forse il prossimo più difficile da amare sei proprio tu, con i tuoi fallimenti, le scelte che rimpiangi e quella voce interiore che continua a ripeterti che non sei abbastanza.

Ma come potrai donare misericordia se continui a processarti senza appello? Dio non ti chiede di disprezzarti per amare gli altri; ti insegna a guardarti con i suoi occhi, perché soltanto chi si scopre amato può smettere di mendicare amore e cominciare a donarlo. Questo comandamento è un unico respiro: l’amore nasce da Dio, attraversa le nostre ferite e raggiunge chi incontriamo. Se lo tratteniamo, soffoca; se lo doniamo, ci trasforma.

Alla fine della vita Dio non conterà quante volte abbiamo pronunciato il suo nome, ma quante persone, incontrandoci, hanno potuto sentirsi meno sole. E allora comprenderemo che il paradiso non comincia oltre le nuvole, ma ogni volta che un cuore si apre, una mano rialza e una ferita sceglie di non diventare vendetta. Dio non passa soltanto dal cielo. Dio passa da te.

E quando ami davvero, sulla terra accade il miracolo più grande: l’Invisibile prende il tuo volto e Dio torna visibile #Santanotte

Alessandro Ginotta

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