Qual è l’identikit del buon cristiano?

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Qual è l’identikit del buon cristiano?

Il mio in(solito) commento a:
Anche voi tenetevi pronti (Luca 12,32-48)

Il ritratto del buon cristiano ce lo offre Gesù in questo brano di Vangelo denso di immagini e citazioni: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese” (v. 35). Lampade accese per vedere meglio anche nelle tenebre, dove si nasconde il male ed evitarlo; vesti strette ai fianchi per essere sempre pronti a partire in missione per le vie del mondo e portare la luce delle nostre lampade. Che poi è la luce di Dio: “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (cfr. Gv 1,9). E ancora: “Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre” (Gv 12,46).

Dunque, che cosa deve fare il buon cristiano? Deve custodire questa luce, quella che Dio stesso gli ha donato. Sì, perché nella nostra anima c’è sempre una scintilla di Dio, una fiammella che arriva da quel soffio d’amore citato all’inizio della Genesi: “Dio formò l’uomo dal fango della terra, gli insufflò nelle narici un alito di vita e l’uomo divenne anima vivente” (Genesi 2,7). Una luce che, in alcuni di noi, brilla più luminosa: santi, beati, donne e uomini comuni la cui fede è una forte lampada che rischiara non soltanto il loro cammino, ma anche quello di chi sta loro accanto. In altri, il dolore, la sofferenza, le esperienze della vita, hanno alzato una cortina di fumo attorno a questa scintilla che, pur continuando ad ardere, dall’esterno appare troppo fioca. Ma al di là di questa nube, più o meno densa, ciascuno di noi ha dentro di sé una piccola fiammella che viene da Dio. E tutti noi abbiamo il preciso dovere di non far spegnere questa luce.

Dobbiamo sforzarci non solo di proteggere questa fiamma dalle tentazioni di questo mondo, ma anche di alimentarla in chi ci sta accanto. Perché anche noi siamo “la luce del mondo” (cfr. Mt 5,14) ed abbiamo il preciso dovere di brillare per rischiarare il nostro cammino e quello di chi ancora avanza nel buio, perché non è riuscito a liberare la propria luce dalla coltre di fumo che le difficoltà della vita vi hanno depositato attorno.

Così scopriamo un’altra grande verità: la fiammella di chi ci sta accanto è ancora più importante della nostra. Sì, se noi abbiamo ricevuto la grazia di avere “più luce” abbiamo anche la responsabilità di illuminare gli altri: “Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” (vv. 47-48).

#Santanotte e ricordati di brillare, con la tua vita, le tue azioni, le tue scelte, sei un esempio per chi ha meno luce. Dio ti benedica!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “La Trinità in gloria”, di Carlo Dolci, 1640, 69.5×59.7 cm, Rhode Island School of Design Museum

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