• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Proprio lì, dove ci sentiamo sbagliati, Dio si ferma!

Proprio lì, dove ci sentiamo sbagliati, Dio si ferma!

Lascia che te lo dica subito, senza girarci attorno: questo Vangelo mi disarma. Mi prende così come sono, mi guarda negli occhi e non abbassa lo sguardo. Anzi. È proprio quando io abbasso il mio, per la vergogna o per la stanchezza, che Gesù passa e si ferma. Non corre. Non tira dritto. Si ferma davanti a me.

Il mio in(solito) commento a:
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori (Marco 2,13-17)

Non so tu, ma io mi sento spesso come Levi, seduto a un banco che non ho nemmeno più voglia di difendere. Un posto che parla di scelte sbagliate, di compromessi, di strade prese perché sembravano più facili. Eppure Gesù passa proprio di lì. Non mi chiede di cambiare vita prima. Non mi chiede spiegazioni. Mi guarda. E quello sguardo mi attraversa, mi legge dentro, mi fa sentire visto davvero. Non giudicato. Visto.

E sai cosa fa più rumore di tutto? Che Gesù mi chiama mentre sono ancora lì. Non dopo. Non quando avrò sistemato tutto. Adesso. Così. Con le mani sporche e il cuore confuso. È come se mi dicesse: vieni con me, il resto lo aggiusteremo camminando. E improvvisamente capisco che la conversione non è il punto di partenza, ma la conseguenza di un incontro.

Io spesso penso che Dio ami solo quando sono all’altezza. Gesù no. Gesù ama quando sono fragile, incoerente, persino stanco di me stesso. Lui non ha paura delle mie ferite, né delle mie ricadute. Non si scandalizza dei miei errori ripetuti. Si avvicina. Sempre. E più io mi sento lontano, più Lui accorcia la distanza.

Questo è il Dio “strano” del Vangelo. Uno che siede a tavola con chi è evitato, che sceglie le periferie dell’anima, che entra nelle vite spettinate senza chiedere permesso. Dove io vedo solo colpa, Lui vede una possibilità di rinascita. Dove io mi definisco sbagliato, Lui intravede una storia che può ancora fiorire.

Gesù non è venuto a dare medaglie ai migliori. È venuto a curare chi sta male. È venuto per chi ha smesso di credere di essere degno di amore. È venuto per me, quando mi sento fuori posto anche davanti a Dio. È venuto per te, quando ti sembra di non meritare più nulla. Perché il suo amore non funziona per merito, ma per misericordia.

E quando mi allontano — perché non lo riconosco, o perché voglio illudermi di essere libero sbagliando da solo — Lui non si ritrae. Si avvicina ancora di più. Mi tende la mano quando io ho già mollato la presa. Mi stringe quando mi sento irrecuperabile. Mi rialza senza farmi pesare la caduta. Perché l’amore di Dio non schiaccia. Solleva.

Alla fine resto con questa certezza che scalda il cuore: Dio non si stanca mai di me. Non si stanca di cercarmi. Non si stanca di chiamarmi. E cammina con me proprio lì, nei giorni storti, nelle notti senza luce, quando tutto sembra perduto. È allora che lo sento più vicino. È allora che capisco che non sono solo.
#Santanotte

Alessandro Ginotta

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