Meditazioni e preghiere
Prima che il gallo canti…

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Preparatevi, perché penso che vi sconvolgerò, conducendovi a meditare oltre ai soliti confini.

il mio in(solito) commento a:
Uno di voi mi tradirà. Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte (Giovanni 13,21-33.36-38)

In poche righe assistiamo a due tradimenti. Anzi tre. Il primo  è quello di Giuda Iscariota, discepolo che doveva essere fidato, perché proprio a lui venne affidata la cassa. Ma noi lo abbiamo visto reagire male già da qualche tempo, come, ad esempio, nell’episodio della cena a Betania, quando Maria unse i piedi di Gesù con il preziosissimo olio di nardo.

Il secondo tradimento è quello di san Pietro che, sempre irruento e poco riflessivo, in un nuovo slancio prometterà a Cristo: “Darò la mia vita per te!” (v. 37). “Darai la tua vita per me?”. Ma è l’ennesima promessa avventata: “In verità io ti dico – risponde Gesù – non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte” (v. 38).

E il terzo? Quello della maggior parte degli altri apostoli e, in qualche misura, di tutti noi. Quando, durante l’Ultima Cena, Gesù afferma: “uno di voi mi tradirà” (v. 21) tutti si guardano attorno, sospettandosi l’un l’altro. Ma nella notte che porterà alla cattura di Cristo, uno ad uno, gli apostoli, lo abbandoneranno. Solo uno di loro si troverà ai piedi della Croce in quel terribile venerdì. I pescatori, dimenticando per un attimo di essere diventati “pescatori di uomini” (cfr. Matteo 4,19), si rifugeranno sul mare di Galilea e riprenderanno ad occuparsi della cosa che viene loro più naturale: pescare pesci, o almeno tentare di farlo, salvo poi rendersi conto che senza di Lui non potranno far nulla (cfr. Giovanni 15,4). Gli abitanti delle campagne torneranno ai loro paesi, come fecero i discepoli di Emmaus (cfr. Luca 24,13-35).

Invece no, non è finito niente! Laddove il buio aveva oscurato il sole apparirà una luce sfolgorante: quella della Risurrezione. Gesù, Dio-con-noi, continua a camminare insieme a noi. Cammina sulle strade di Emmaus, insieme ai discepoli scoraggiati che si rincuorano vedendolo spezzare il pane. Cammina insieme agli apostoli rifugiatisi sul mare della Galilea e li incoraggia a riprendere a pescare, prima pesci, poi di nuovo uomini.

Continua a camminare insieme a noi, anche oggi, anche ora. Lui è qui, nascosto in queste lettere che si spezzano come Pane. E’ qui, che entra nel nostro cuore mentre leggiamo e ci nutre. E’ qui e ci dice: non ti preoccupare, lo so che è difficile affrontare la vita, il lavoro, i problemi di salute… ma io sono qui. Con te. Gesù dice anche a noi: suvvia! Non ti scoraggiare, getta le reti dall’altro lato della barca e le rialzerai piene di pesce!

Ma torniamo a Giuda e san Pietro: entrambi sono colpevoli. Per alcuni versi l’atteggiamento di san Pietro è ancora più cinico di quello dell’Iscariota: “Io non conosco quest’uomo di cui parlate” (cfr. Mc 14,71), dirà, proprio mentre il Maestro, a cui aveva giurato eterna fedeltà, veniva sottoposto al più ingiusto dei processi.

Davanti alla morte di Gesù siamo tutti colpevoli. Perché non lo abbiamo riconosciuto, perché continuiamo ad assassinarlo nel nostro cuore, ogni volta che, commettendo un peccato, ci allontaniamo da Lui. Non seguiamo il suo insegnamento. Rifiutiamo il suo amore.

Attenzione amici cari, perché la chiave di tutto è proprio qui:  rifiutiamo il suo amore. Ed è questa la differenza tra Giuda e san Pietro: il rifiuto dell’amore. 

Mentre l’Iscariota, traditore, consapevole della gravità del suo gesto, cadrà in preda alla disperazione e si allontanerà sempre più da Dio, rifiutando ogni forma di perdono, Pietro, si lascerà toccare dall’amore di Gesù in quel memorabile incontro lungo il lago di Tiberiade: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami?”. “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene” (Gv 21.1-19).

E’ questo avvicinamento che lo salverà. E’ accogliere il perdono di Dio che ci salverà. La differenza con Giuda Iscariota sta nel saperlo ricevere. Nel lasciarsi accarezzare dall’amore di Gesù. Giuda non ne è stato capace.

Impariamo da san Pietro, amici cari. Anche davanti al peggiore dei peccati, non perdiamo la speranza. Rimaniamo aperti all’amore di Dio che ci perdona. Non allontaniamoci da Lui, se non vogliamo autocondannarci ed autogiudicarci, come fece Giuda.

Lasciamo che a giudicarci sia Gesù. E ricordiamo sempre che, come disse san Giovanni della Croce: “Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore”.

#Santanotte amici. Non permettiamo che il nostro cuore “resti al buio”, come quello di Giuda, ma permettiamo sempre alla luce della Risurrezione di entrare dentro di noi, come fece Pietro. E la nostra anima risplenderà per sempre. Dio vi benedica amici cari! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’Ultima Cena”, di Juan de Juanes, 1555, olio su pannello, 116x191cm, Museo del Prado, Madrid