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Perché Dio ama (anche) i peccatori?

Il dipinto di oggi è: “Cristo di San Giovanni della Croce” di Salvador Dalì, 1951, olio su tela, cm 205×116, Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow, in Scozia.

Posso darti un consiglio? Quando un peccato ti tormenta, non continuate a biasimarti (è il demonio che ti vuole ancorare al male commesso), ma prova a migliorarti, consapevole di quell’amore immenso che viene da Dio, corri a tuffarti tra le sue braccia e confessati: non temere, egli non ti giudicherà, ma cancellerà il tuo peccato e sarà Lui stesso il primo a dimenticarsene, perché tutto torni proprio come prima!

Il mio in(solito) commento a:
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano (Luca 5,27-32)

Discorre con una peccatrice al pozzo, salva un’adultera dalla lapidazione, si lascia lavare e baciare i piedi da una donna dal passato discutibile, cena con un truffatore con la passione di salire sugli alberi e arriva a promettere il Paradiso ad un ladro in procinto di scontare una condanna a morte. Ho citato soltanto alcuni degli episodi più eclatanti. Momenti che, vissuti 2000 anni fa, avranno fatto scandalizzare l’intera casta dei farisei! Certo che Dio è “strano”. Il suo modo di pensare e di agire è così diverso dal nostro, che spesso ci risulta difficile da comprendere: sono innumerevoli i casi in cui Cristo “…un mangione e un beone, amico dei pubblicani e peccatori” (cfr. Matteo 11,19) si relaziona con persone “difficili”, anche se hanno commesso parecchi errori. Entra nelle loro vite e le trasforma, liberando i peccatori dal pesante giogo della loro colpa e trasformandoli in persone “normali”, capaci di amare e vivere esistenze “normali”, senza trascinarsi dietro scomodi fardelli legati alla propria anima.

Dio, che poteva restare a godersi le sue “comodità” nei cieli, ha deciso di scendere sulla terra, di incarnarsi e vivere un’esistenza difficile. Una vita in mezzo agli ultimi, nascendo in una mangiatoia, al freddo ed al gelo. Rischiando ripetutamente la propria vita, fino a perderla per noi, che lo abbiamo rinnegato, vituperato, schiaffeggiato ed abbiamo permesso che lo inchiodassero ad una croce senza opporre alcuna resistenza, anzi, preferendogli Barabba, un ribelle tumultuoso colpevole di omicidio! Lo stesso Dio, che fa questo per amore, non può non amare le proprie creature! E così Gesù si è fatto carne per camminare in mezzo a noi. Si è fatto uomo per vivere in mezzo a noi. Per salvarci. Per guarirci. Per liberarci dal male. Per portarci a vivere insieme a Lui.

No. Gesù non è venuto sulla terra per dare una pacca sulle spalle ai migliori. Ma per restare più vicino a chi ne ha bisogno, a chi soffre e si lamenta, a chi cerca luce lontano da Lui. A chi cerca, nella vita, quel surrogato di Dio che è la finta felicità, quella che sorride, ma non scalda il cuore. Quella che fa star male e stordisce. Quella che ci porta sulla cattiva strada. Ma Dio non lo può permettere.

Egli è il buon Pastore che non esita a lasciare il gregge di novantanove pecore per inoltrarsi nel deserto a cercare l’unica che si è smarrita. Perché Dio è così: non sa stare lontano da noi. E, quando siamo noi ad allontanarci, o perché non lo riconosciamo, o perché desideriamo la libertà di poter sbagliare con le nostre stesse mani, allora Gesù si fa ancora più vicino. Fa di tutto per riconciliarsi con noi, ci risolleva e ci conforta.

Mi piace ricordare una mirabile pagina del Trattato della vera devozione a Maria, di san Luigi di Montfort, che proclama la fede cristologica della Chiesa: “Gesù Cristo è l’Alfa e l’Omega, ‘il Principio e la Fine’ di ogni cosa. […]. Egli è il solo maestro che deve istruirci, il solo Signore dal quale dipendiamo, il solo capo al quale dobbiamo essere uniti, il solo modello cui dobbiamo rassomigliare, il solo medico che ci deve guarire, il solo pastore che ci deve nutrire, la sola via che ci deve condurre, la sola verità che dobbiamo credere, la sola vita che deve vivificarci, il solo tutto che ci deve bastare in ogni cosa. […]. Ogni fedele che non è unito a Cristo come il tralcio alla vite cade, secca e serve solo ad essere gettato nel fuoco. Se invece siamo in Gesù Cristo e Gesù Cristo in noi, non c’è più nessuna condanna da temere. Né gli angeli del cielo, né gli uomini della terra, né i demoni dell’inferno, né alcun’altra creatura potrà farci del male, perché non potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Gesù Cristo. Tutto possiamo per Cristo, con Cristo e in Cristo; possiamo rendere ogni onore e gloria al Padre nell’unità dello Spirito Santo; possiamo diventare perfetti ed essere profumo di vita eterna per il prossimo” (n. 61).

Ecco un Dio misterioso, che ci ama, a prescindere dai nostri limiti e dai nostri peccati. Che ci insegna ad essere misericordiosi con gli altri, fossero questi anche i nostri peggiori nemici. E ad essere misericordiosi con noi stessi, anche quando cadiamo nel più abominevole dei peccati. Perché Dio ci ama. Ed abita dentro di noi. Perché “ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Luca 15,7). No, Dio non viene a giudicare, ma per amare. #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo di San Giovanni della Croce” di Salvador Dalì, 1951, olio su tela, cm 205×116, Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow, in Scozia.

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