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Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata

Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata.

Un concetto che richiama per similitudine il brano della zizzania. Ci sono individui che operano male; addirittura insegnano “il falso”, ma non sta a noi fermarli. Il nostro compito è piuttosto quello di testimoniare “il bene” con le nostre azioni quotidiane

Il mio in(solito) commento a:
Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata (Matteo 15,1-2.10-14)

Vediamo spesso, tra le pagine dei Vangeli, scribi e farisei attaccare Gesù. Cercano con ogni stratagemma di screditarne l’operato. Instillano il dubbio tra la folla. Dubbio che, come un seme, cresce e produce “erbacce”, piante infestanti che riducono o rovinano il buon raccolto. Questo, ahimè, non accadeva soltanto duemila anni fa. Anche ai nostri giorni, qui, tra i campi dei social network, peggio ancora sulle pagine di alcuni quotidiani e fin troppo spesso nelle aule della politica la menzogna viene travestita da verità, diffusa e amplificata con ogni mezzo. A tal punto che risulta veramente complicato distinguere il falso dal vero, a maggior ragione se pensiamo che le persone che diffondono falsità, si sono costruite un’immagine pressoché irreprensibile, sono personaggi in vista (proprio come i farisei) e godono di fama e rispetto.

Così come viene snaturata la stessa natura del Vangelo, viene distorta la realtà di fatti ed avvenimenti, argomenti pretestuosi possono non di rado far risultare l’assalitore aggredito e il menzognero sincero. Succede anche oggi. Quando smascheriamo uno di questi individui, dietro al suo castello di carte emerge una triste realtà, troppo spesso vituperata e bistrattata.

Eppure davanti al fariseo (di ieri o di oggi) Gesù ci trattiene dall’intervenire: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» (vv.13-14). La prima tentazione potrebbe proprio essere quella di aggredire a nostra volta chi diffonde la menzogna (un po’ quello che accade oggi nei talk show e – ahimè – nella vita reale, quando gli “opinionisti” difendono strenuamente la propria posizione parlando l’uno sopra l’altro, alzando la voce e soffocando la possibilità dell’altro di esprimersi). Ma forse è proprio questo che cerca la mano di quel “seminatore” che la notte semina zizzania. D’altra parte il diavolo, per etimologia stessa del suo nome, è il divisore. Il suo obiettivo principale è distruggerci e, per farlo, ci divide; ci mette l’uno contro l’altro. Iniziò al tempo della sua caduta dal Paradiso, dividendo gli angeli (e facendo precipitare con sé chi lo seguì). Proseguì sulla terra, tentando Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden, provocando un profondo solco tra i primi esseri umani e Dio. Continua oggi, seminando guerra e discordia ogni dove. Anche dentro la Chiesa.

Ma l’odio nei confronti degli altri è uno dei modi più rapidi per diventare autori della propria rovina. E questo Gesù lo sa bene. Per questo ci chiede non di estirpare la gramigna (in questo caso non di combattere contro chi mente usando le loro stesse armi, come saremmo tentati di fare). No, la via di Gesù è un’altra: quella del bene ad ogni costo. Quella della testimonianza. Quella della purezza. Dobbiamo essere limpidi, vivere secondo i nostri valori, comportarci secondo coscienza e testimoniare con il nostro operato qual è la via migliore da seguire. Non contrastare l’altro, ma diventare noi esempio di bene. Non combattere ma educare. Non accapigliarci (faremmo il gioco del divisore) ma continuare a seminare il bene.

Perché se il volere del demonio è dividere, quello di Cristo è unire: “Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno” (Giovanni 17, 20-22).

Non sta a noi sradicare le piante. Sarà Dio a farlo insieme ai suoi Angeli. Noi invece dobbiamo diventare pagine viventi di Vangelo. Gesù ci chiede di testimoniare, a chi è distante, che cosa significa amare, perdonare, accogliere, servire… Ci chiede di lasciar trasparire dal nostro modo di fare, dal nostro relazionarci con gli altri, quelli che sono i principi cristiani che noi stessi abbiamo deciso di seguire. Perché esiste davvero un’alternativa a questo mondo arroccato ed individualista. Perché l’egoismo e l’individualismo non sono per forza destinati a trionfare. #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’Ultima Cena” di Carl Heinrich Bloch, 1870

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