
Non sei un errore: ecco chi sei per Gesù
Fermati un istante. Non rispondere di fretta. Anche se ti senti sbagliato, tu non sei un errore da correggere. Non sei un problema da risolvere. Non sei una pratica in sospeso nel tribunale di Dio. Tu sei immagine e somiglianza. Tu sei quella pecora che vale un’intera notte di ricerca. Tu sei il motivo per cui Dio ha lasciato il cielo e ha scelto la polvere. La fatica. Il sudore. La sete.
Il mio decisamente in(solito) commento a:
«Dopo di me verrà uno che è prima di me» (Giovanni 1,19-28)
Chi sei tu per Gesù? Sì, proprio tu. Tu che stai leggendo adesso, magari distratto, magari con mille pensieri in testa. Ti sei mai fermato davvero a chiederti che cosa Gesù pensi di te? Siamo bravissimi a interrogare il Vangelo per capire chi è Dio. Molto meno bravi a ribaltare la domanda. Eppure oggi il Vangelo sembra fare proprio questo: ci guarda negli occhi e ci chiede conto.
Ti va di restare un attimo qui, dentro questo interrogativo?
A volte basta una parola. Una sola. Minuscola. E tutto cambia prospettiva.
Hai mai notato come lo stesso brano di Vangelo, se letto in momenti diversi e con stati d’animo diverso, sembra dirci cose differenti? In realtà il Vangelo non muta mai: è vivo, ma resta lo stesso. Siamo noi a cambiare. Siamo noi che, crescendo, soffrendo, amando, inciampando, iniziamo a cogliere sfumature che prima ci erano sfuggite. È come se la Parola aspettasse il momento giusto per colpirci… proprio lì dove siamo più scoperti.
All’inizio pensavo di intitolare questo commento: “Una luce che si confonde con un’altra luce”.
C’è confusione, infatti, tra la gente: qualcuno scambia Giovanni per il Messia. Una luce autentica, sì, ma non la Luce. E Giovanni lo sa. Lo sente addosso. E non si appropria di ciò che non gli appartiene.
“Io battezzo con acqua”, dice. Tradotto: io preparo, ma non compio. Io indico, ma non sono il centro. Io brillo un istante, perché un Altro possa incendiare la notte.
Ed è qui che accade qualcosa di straordinario: la luce minore fa un passo indietro. Non per spegnersi, ma per lasciare spazio alla Vera Luce. Quella che non acceca, ma rivela. Quella che non schiaccia, ma scalda.
Scorrendo il testo all’indietro, però, mi sono imbattuto in due parole semplicissime. Disarmanti: “chi sei?”. È la domanda che i sacerdoti rivolgono a Giovanni. Ma è anche la domanda che oggi attraversa il Vangelo e arriva dritta a me. A te.
Chi sei tu?
Chi sei, davvero?
E soprattutto: chi sei tu per Gesù?
Fermati un istante. Non rispondere di fretta. Anche se ti senti sbagliato, tu non sei un errore da correggere. Non sei un problema da risolvere. Non sei una pratica in sospeso nel tribunale di Dio. Tu sei immagine e somiglianza. Tu sei quella pecora che vale un’intera notte di ricerca. Tu sei il motivo per cui Dio ha lasciato il cielo e ha scelto la polvere. La fatica. Il sudore. La sete.
Per te si è fatto fragile. Per te ha conosciuto il rifiuto. Per te ha attraversato l’esilio, la solitudine, la paura. Per te ha guarito, liberato, rialzato. E sì, per te ha anche accettato la croce. Senza sconti. Senza riserve.
E noi, allora, chi siamo per Lui? Siamo persone per cui vale la pena amare fino a sanguinare. Siamo persone che Lui non smette di scegliere, nemmeno quando sbagliamo tutto. Nemmeno quando lo rinneghiamo. Nemmeno quando facciamo finta di non conoscerlo. Dio non sa starci lontano. E, quando siamo noi a scappare, Lui accorcia le distanze. Quando il cuore si fa buio, Lui si fa luce. Quando cadiamo, Lui si china. Quando ci sentiamo persi, Lui resta.
Perché Gesù non è un giudice in attesa di condanna, ma è un Dio che soffre con noi. Che ci prende per mano proprio quando la vita fa male. Che trasforma la notte nel luogo in cui la luce nasce.
Chi sono io per Gesù? Una persona da amare (con tutti i miei difetti e le mie imperfezioni). E tu? Anche tu! Sì, proprio tu sei una persona da amare. Perché Dio non guarda le nostre mancanze, ma le colma con il suo immenso amore #Santanotte
Alessandro Ginotta

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