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No. Non puoi fermare Dio!

No. Non puoi fermare Dio!

Forse non lo vedi ancora. Forse adesso ti sembra impossibile. Ma proprio lì, esattamente lì, nel punto in cui senti di perdere tutto… Dio sta già operando qualcosa che va oltre ciò che immagini. Allora prova a fare una cosa, adesso, senza aspettare di stare meglio, senza aspettare di capire tutto: resta. Resta sotto quella croce. Resta dentro la tua vita, così com’è, senza scappare. E da lì, alza lo sguardo

Il mio in(solito) commento a:
Cercavano di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani (Giovanni 10,31-42)

C’è tensione nell’aria. La senti? Le mani si stringono, gli sguardi si induriscono, i cuori si chiudono. Attorno a Gesù non c’è solo folla: c’è decisione, c’è rabbia, c’è paura che si traveste da giustizia. Lo vogliono fermare, bloccare, mettere a tacere. Vogliono catturarlo.

E forse, se hai il coraggio di guardarti dentro fino in fondo, ti accorgi che quelle mani non sono poi così lontane dalle tue. Perché anche tu, qualche volta, hai provato a trattenere Dio. A farlo stare dentro ciò che capisci. A chiedergli di essere come ti aspetti. A pretendere che intervenga quando vuoi tu, come vuoi tu, nel modo che hai deciso tu. E invece… Egli sfuggì dalle loro mani.

Non scappa. Non fugge come chi ha paura. Sfugge come chi non può essere imprigionato. Come chi è più grande di ogni schema, di ogni giudizio, di ogni tentativo di controllo.

E allora resta lì, in quella scena, non muoverti subito. Guarda quelle mani vuote. Sentine il peso. Perché quando Dio sfugge, non è mai per lasciarti solo… è per portarti più in profondità. E qui arriva la domanda che ti attraversa, forse da tempo, forse proprio adesso, mentre leggi: perché il male?

Perché Dio permette che scoppino nuove guerre, che perdano la vita tanti innocenti, che ovunque si perpetrino gesti di inaudita violenza? E ancora: perché Dio permette le malattie, soprattutto quelle che più fanno soffrire? Perché tutto questo dolore che ci circonda, che ci tocca, che ci entra dentro e a volte sembra non voler più uscire?

Lo so, questa domanda non è teorica. È concreta. Ha nomi, volti, ferite. È quella notte in cui non dormi. È quella notizia che ti spiazza. È quella crepa che si è aperta nella tua vita e che non riesci a chiudere.

Anch’io me la sono fatta, tante volte, senza sconti. E più cercavo una risposta facile, più mi accorgevo che non esisteva. Perché il dolore non si spiega. Si attraversa.

E il Vangelo di oggi, se ci entri davvero, ti porta proprio lì: nel punto in cui Dio non elimina il male… ma decide di attraversarlo. Perché vedi, c’è un male che nasce da noi, dalle nostre scelte quando smettiamo di amare, quando chiudiamo il cuore, quando lasciamo che l’indifferenza prenda il posto della compassione.

E poi c’è quel male che non scegli, che arriva senza chiedere permesso, che ti travolge e ti lascia senza parole. E davanti a tutto questo, ti viene da dire: “Dio, perché non intervieni? Perché non fermi tutto?”

Dio non entra nella storia per evitarci la croce. Entra per non lasciarci soli dentro la croce. E questa è la svolta. Questo è il punto che cambia tutto, anche se fa male accettarlo. Perché Gesù non viene liberato. Non viene salvato nel modo in cui lo faremmo noi. Eppure proprio lì, mentre tutto sembra fallire, mentre il male sembra avere l’ultima parola, che accade qualcosa che nessuno riesce a vedere davvero: il male viene attraversato, assorbito, trasformato. Non vinto con la forza. Vinto con l’amore.

E allora torna a quella scena iniziale. Quelle mani che volevano stringere, bloccare, possedere… restano vuote. Perché Dio non si lascia trattenere nemmeno dalla violenza, nemmeno dalla morte. E se non si lascia trattenere nemmeno da quello… allora capisci che nemmeno la tua ferita è definitiva. Nemmeno la tua storia è finita. Nemmeno quel dolore che ti porti dentro ha l’ultima parola.

Forse non lo vedi ancora. Forse adesso ti sembra impossibile. Ma proprio lì, esattamente lì, nel punto in cui senti di perdere tutto… Dio sta già operando qualcosa che va oltre ciò che immagini. Allora prova a fare una cosa, adesso, senza aspettare di stare meglio, senza aspettare di capire tutto: resta. Resta sotto quella croce. Resta dentro la tua vita, così com’è, senza scappare. E da lì, alza lo sguardo.

Non per trovare subito risposte, ma per incontrare uno sguardo che ti guarda da sempre, che ti conosce fino in fondo, che non ha paura di te, nemmeno delle tue ombre, nemmeno delle tue cadute. E forse, lentamente, quasi senza accorgertene, nascerà dentro di te una parola, semplice, fragile, ma vera: “Ricordati di me.”

E ti sorprenderai, perché la risposta arriverà. Non come un rumore che copre tutto, ma come una presenza che riempie il silenzio: “oggi sarai con me”. Non domani. Non quando sarai migliore. Non quando tutto sarà sistemato. Oggi. Così come sei.

E allora sì, forse il mondo continuerà a sembrarti a tratti come un violino con una corda spezzata…
ma proprio da quella corda, misteriosamente, Dio sta già facendo nascere una musica nuova. E tu… sei parte di quella musica #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Crocifissione”, di Agnolo Bronzino, XVI sec., olio su tavola, 145×115,5 cm, Musée des Beaux-Arts, Nizza

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