Meditazioni e preghiere
No, Dio non è (solo) un guaritore!

No, Dio non è (solo) un guaritore!

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Perché la guarigione di Gesù parte dalle più recondite profondità dell’anima per poi salire ad irradiarsi a tutto il corpo… e Lui è decisamente più interessato alla prima.

Il mio in(solito) commento a:
Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie (Mc 1,29-39)

Lo inseguono buttandosi in strada pur di toccargli anche solo un lembo del mantello, si arrampicano sugli alberi per poterlo seguire quando passa, praticano fori nel tetto per calare una barella proprio davanti a Lui. E oggi, dovrà prendersi cura perfino della suocera di Pietro. Tutti, ma proprio tutti cercano Gesù. Desiderano guarire. «Tutti ti cercano» (cfr. v. 37) lo incitano gli apostoli, ma Gesù risponde: «Andiamo altrove, per i villaggi vicini, affinché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto» (cfr. v. 38). 

Non cerca la popolarità, ma non desidera neppure essere scambiato per uno sciamano. No, Gesù è molto, molto di più. Perché Cristo non si limita a guarire, ma vuole farci stare bene. E c’è molta differenza tra il non stare male ed il sentirsi bene: un abisso che è fatto d’amore, di gioia, di voglia di vivere, di bramosia di mettersi in gioco.

Gesù ci guarisce perché ci ama. E che cosa desidera una persona che ama un’altra? Che l’amato stia bene. Paralitici, lebbrosi, febbricitanti, ciechi, perfino indemoniati. Il suo amore per noi è così grande che il suo cuore si muove a compassione ogni volta che un ammalato gli chiede soccorso.

Ma la vera missione di Gesù non è questa. O meglio: non è solo questa. «Tutto è possibile per chi crede», così il Salvatore si rivolge al padre del ragazzo epilettico, che gli risponde a gran voce: «Credo, aiutami nella mia incredulità» (cfr. Marco 29,23-24). «Se vuoi, puoi purificarmi!». «Lo voglio, sii purificato!». E’ il dialogo con il lebbroso (cfr. Marco 1,40-45). «Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina?» (cfr. Marco 2,9). La guarigione di Cristo parte dall’anima e poi si irradia a tutto il corpo: rimuovendo i nostri peccati Gesù toglie anche gli ostacoli che ci paralizzano, ci restituisce forza e salute. Guarendoci, ci restituisce la vita, non solo quella terrena, ma anche quella eterna. Quella vera.

Come abbiamo visto, Dio, prima ancora di guarire il corpo, si prende cura dell’anima. Perché la guarigione parte da dentro.

Quante volte abbiamo letto: «La tua fede ti ha salvata!»? Quante volte abbiamo Gesù dice anche a noi: «àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua»? Vedete amici, per guarirci, Gesù cerca la nostra volontà, la nostra fede, la nostra collaborazione. La guarigione, il miracolo interiore, avviene in virtù della nostra fede. Cristo ci coinvolge, chiede la nostra volontà di cambiare, chiede a noi di agire, ci chiede di credere che ciò possa avvenire. Perché non serve a nulla che un corpo guarisca, se poi l’anima continuerà a rimanere avvizzita. Non serve a nulla che un paralitico cammini, se poi la sua anima rimane bloccata. Ecco che siamo noi, con la nostra fede, a “permettere” il miracolo. Ancora una volta Dio non impone nulla, neppure la salute. Siamo noi a doverla volere. Siamo noi a dover decidere di voler guarire. 

Perché a Gesù non piace fare miracoli “a senso unico”, ma Egli desidera coinvolgerci nelle scelte e nella decisione di cambiare. Pensiamo all’emorroissa: Gesù era lontano, ma c’era tanta folla, e dice: “se io riuscirò a toccare il lembo del mantello, sarò salva”». Ecco che ci vuole coraggio per lottare per arrivare al Signore, coraggio per avere fede all’inizio: “Se tu vuoi puoi guarirmi, se tu vuoi, io credo”». E anche coraggio per avvicinarmi al Signore, quando ci sono delle difficoltà. Ci vuole proprio quel coraggio: tante volte ci vuole pazienza e saper aspettare i tempi ma non mollare, andare sempre avanti.

E così, in questo passo, dopo essersi preso cura degli ammalati più urgenti, decide di partire per recarsi nei villaggi vicini, a predicare e liberare dal demonio, da quel male che più di tutte le malattie, affligge l’umanità sconsolata.  

Ma dobbiamo ancora fare uno sforzo di immaginazione per immergerci nell’infinito di Dio, per capire meglio l’amore sconfinato che lo spinge a farsi pane. E si fa pane non solo per le folle di Cafarnao, che lo vorrebbero trattenere, ma per il mondo intero. Perché: «Io ho altre pecore che non sono di quest’ovile» (cfr. Giovanni 10,16). Come l’Eucarestia, Gesù è universale: Dio è di tutti, è il Dio-con-noi, l’Emmanuele che cammina insieme all’uomo, insieme a tutti gli uomini.

#Santanotte amici. Gesù, scendi su di noi, scendi laggiù, nel profondo della nostra anima, dove tutto inizia: porta in noi la fiamma del tuo amore e brucia ogni male fisico o spirituale. Dio vi benedica amici cari! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Gesù guarisce gli ammalati” di Gabriel von Max, 1875, olio su tela, Perkins School for the Blind, Watertown, USA