
Nella barca con noi (anche quando sembra dormire)
Entriamo insieme in quella barca. Non restiamo a riva, al sicuro delle parole: saliamo, sentiamo il legno bagnato sotto i piedi, l’odore del lago che si fa mare, il buio che scende in fretta. Siamo noi lì dentro. Con le nostre paure strette in tasca. Con le nostre certezze che, una dopo l’altra, iniziano a scricchiolare.
Il mio in(solito) commento a:
Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono? (Marco 4,35-41)
All’inizio il viaggio sembra tranquillo. Poi il vento cambia voce. Le onde si alzano, l’acqua entra, la barca si appesantisce. E dentro di noi succede lo stesso: quando la vita accelera, quando i problemi si accavallano, quando le notizie cattive arrivano tutte insieme, ci sembra di non farcela più. Ci guardiamo attorno in cerca di un appiglio… e lo vediamo: Gesù dorme.
O almeno così ci appare.
E allora nasce quella domanda che ci scotta in gola: “Ma non ti importa? Non vedi che stiamo affondando?”. È una preghiera scomposta, impastata di paura. È la voce di chi non accusa, ma implora. Perché quando la tempesta ci prende alla sprovvista, non abbiamo parole educate: abbiamo solo grida vere.
Eppure, mentre noi tremiamo, Lui è lì. Non è assente. Non lo è mai. Forse a volte “sembra dormire” perché il nostro cuore impari a cercarlo davvero, non solo quando tutto va bene. Forse il silenzio di Dio non è distanza, ma spazio: spazio perché emerga ciò che portiamo dentro, spazio perché capiamo di non essere autosufficienti.
Poi una voce attraversa il caos. Una voce che non combatte la tempesta con la tempesta, ma con una pace più grande. Il vento si ferma. Il mare si quieta. E, all’improvviso, il rumore più forte non è più quello delle onde, ma quello del nostro cuore che riprende fiato. La bonaccia fuori rivela una bonaccia possibile dentro.
In quel momento ci scopriamo inermi: avevamo paura non solo del mare, ma di non essere custoditi. Avevamo paura di essere soli. E invece no: non lo siamo mai stati. La barca non affonda perché non siamo soli a remare. C’è Qualcuno che veglia anche quando a noi sembra che dorma.
E allora la domanda ci abita: “Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”. Chi è per noi, oggi, dentro le nostre tempeste quotidiane? Chi è quando il lavoro pesa, quando la salute vacilla, quando la speranza sembra scivolare di mano? Se è solo un’idea, crolliamo. Se è una Presenza viva, respiriamo anche con l’acqua alla gola.
Non è vero che con Gesù non ci sono tempeste. È vero il contrario: con Gesù impariamo a non farci rubare il timone dalla paura. Con Lui a bordo, la notte non ha più l’ultima parola. Con Lui, anche quando il mare resta mosso, il cuore può restare saldo.
Allora oggi, insieme, gli consegniamo la nostra barca un po’ sgangherata, le nostre vele strappate, i nostri remi stanchi. Gli diciamo piano: resta con noi, anche quando non ti sentiamo. Insegnaci a fidarci di Te quando sembra che Tu stia dormendo. Perché se Tu sei nella barca con noi, nessuna tempesta può definirci. E il mare, prima o poi, imparerà a tacere #Santanotte
Alessandro Ginotta

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