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Semplice, come mangiare un pezzo di pane

Semplice, come mangiare un pezzo di pane

Cambiare è semplice, come mangiare un pezzo di pane. Basta accogliere la Parola, farla entrare in noi, permetterle di diventare una parte di noi.

Il mio in(solito) commento a:
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo (Giovanni 6,44-51)

Non c’è atto più semplice che mettere in bocca un pezzo di pane e mangiarlo. Abbiamo bisogno del pane, perché senza nutrimento non potremmo vivere. L’alimento che entra dentro di noi ci nutre e ci fa crescere. E come lo fa? Trasformandosi in parti di noi. Il pane viene digerito, scomposto in elementi basilari e diventa carne e sangue dentro di noi.

C’è un pane speciale, che è il Figlio di Dio: Gesù. «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Giovanni 6,51).

Si è fatto Pane. Si è fatto carne. È un mistero grande: un Dio sconfinato che azzera le distanze facendosi Uomo. Il Creatore che si confonde con le sue creature. Viene in mezzo a noi per abitare insieme noi, per provare le nostre emozioni, per abbracciarci, per consolarci, per guarirci, per liberarci e proteggerci dal male, per sfamarci e perfino per farsi Pane per noi. E così scopriamo di dover fare ancora un altro salto in avanti, con la fantasia e la nostra fede, per renderci conto che Gesù-Eucarestia desidera entrare dentro di noi e dimorare nel nostro corpo.

Perché la casa del Signore siamo noi. Dio non abita in templi fatti dall’uomo: “L’Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo, come dice il Profeta: Il cielo è il mio trono e la terra sgabello per i miei piedi. Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo? Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose?” (Atti 7,48-50).

Si chiude così il viaggio di Dio che parte dall’infinito e termina dentro di noi. Anzi, no, non si chiude, perché attraverso di noi, la Parola diventa parola che può portare Dio a chi è distante da Lui. Ecco che entriamo in gioco noi, amici cari: Il “miracolo” che Gesù desidera è il far entrare il Vangelo nella nostra vita di tutti i giorni. Dobbiamo abbandonare l’atteggiamento di ascoltatori passivi della Parola ed imparare a farla scorrere nelle nostre vene, a farla diventare il lievito delle nostre giornate, quel sale che porta il sapore nelle nostre vite, quella scintilla che illumina il nostro mondo. Gesù ci attende, nel nostro lavoro di ogni giorno, nello studio, nella vita normale. Gesù ci chiede di vivere fino in fondo, facendo nostri i valori del Vangelo. Egli desidera che noi stessi diventiamo pagine viventi di Vangelo, comportandoci in ogni situazione come meglio la nostra coscienza ci suggerisce e mai come sarebbe più comodo. Eccolo il miracolo che ci chiede Gesù!

Perché anche il tempio del nostro corpo può, in un certo senso, risorgere. E non solo in tre giorni, ma perfino in un istante: l’istante in cui lasciamo entrare Gesù nel nostro cuore. Sì, perché quando Cristo entra dentro di noi, per davvero, allora scuote i pilastri della nostra anima e ci trasforma: cancella il nostro peccato, passa sopra i nostri errori, e ci rende migliori. Pensiamo a Zaccheo, piccolo imbroglione, che sente l’impulso di salire su un albero per vedere Gesù. Ebbene, in quell’istante, si trasformerà in un benefattore desideroso di restituire tutto quanto aveva rubato e truffato. Pensiamo a san Disma, che dopo una vita di furti, si convertirà sulla croce: il primo santo canonizzato da Cristo in persona è stato un ladrone convertito! E che dire di Saulo, che dal più accanito dei persecutori dei cristiani, si trasformò nel più prolifico degli apostoli, convertito da Gesù apparsogli in un lampo, lungo la via di Damasco?

Qualunque sia il peccato che abbiamo commesso, qualsiasi sia la distanza che ci separa da Cristo, in un istante possiamo tornare a Lui. Cambiare vita e diventare persone migliori. Possiamo perfino raccogliere l’invito di Gesù e farci pagine viventi di Vangelo per far battere la parola nel cuore custodito dentro al tempio della nostra vita. Cambiare è semplice, come mangiare un pezzo di pane. Basta accogliere la Parola, farla entrare in noi, permetterle di diventare una parte di noi. Farla vivere dentro di noi. Far vivere Gesù dentro di noi. Perché, come ci ricorda San Paolo: “non sono più io che vivo, ma è Dio che vive in me” (Galati 2,20). #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è:

Il dipinto di oggi è: “La Cena ad Emmaus”, di Julius Hübner, 1881, olio su tela, 115 × 127 cm, collezione privata, Varsavia

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