• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
  • alessandro.ginotta@labuonaparola.it
Lo scandalo di un Dio senza confini

Lo scandalo di un Dio senza confini

Perché il Vangelo non è un privilegio per pochi. È una porta spalancata sul mondo intero. E quando Dio passa, non guarda i passaporti, non guarda i confini, non guarda le etichette che ci appiccichiamo addosso. Guarda il cuore. E se trova anche solo una scintilla di fiducia, anche minuscola, anche tremante… allora può accendere qualcosa di straordinario: un miracolo, una rinascita, una storia nuova

Il mio (in)solito commento a:
“Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei” (Luca 4,24-30)

Vieni, siediti qui accanto a me. Immagina di entrare nella sinagoga di Nàzaret in quel giorno. L’aria è immobile, quasi sospesa. Tutti trattengono il respiro, perché a parlare è uno che conoscono bene. Non è uno straniero, non è un predicatore di passaggio: è Gesù, il figlio del falegname, quello che hanno visto crescere tra le case di pietra del villaggio, tra le mani sporche di segatura e i sogni semplici della gente di Galilea.

Lo guardano con curiosità, con orgoglio persino. In fondo è uno di loro. E forse, dentro il cuore, qualcuno pensa che finalmente Dio stia per fare qualcosa di speciale proprio lì, proprio per loro.

Ma Dio, lo sappiamo, ha un modo tutto suo di sorprenderci. Quando crediamo di aver capito come agisce, ecco che cambia direzione e ci lascia senza parole. Gesù allora pronuncia una frase che cade nella sinagoga come un sasso nello stagno quieto delle loro certezze: «Nessun profeta è bene accetto nella sua patria». E subito dopo racconta due storie antiche, due storie che parlano di fame, di disperazione e di fede ostinata. Le storie di Elia e Eliseo.

Forse le conosci già, ma oggi prova a riascoltarle con il cuore. C’è una terra arsa dalla siccità. Il cielo è chiuso da anni, la pioggia non cade più, e la fame diventa un’ombra che entra nelle case e si siede a tavola con le famiglie. In Israele ci sono molte vedove che soffrono, molte bocche affamate, molte mani tese verso il cielo.

Eppure Dio compie una scelta che sembra quasi incomprensibile. Non manda il suo profeta a una di loro. Lo manda da una straniera: una vedova poverissima che vive a Sarepta di Sidone, lontano da Israele, lontano dal popolo eletto, lontano da tutto ciò che avrebbe potuto far pensare a una scelta “logica”. Quando Elia la incontra, la donna sta raccogliendo due pezzi di legna per preparare l’ultimo pasto per sé e per suo figlio. Un pugno di farina. Un filo d’olio. Poi il nulla. Mangiare. E aspettare la morte. È la disperazione più nuda che si possa immaginare.

E proprio lì, nel punto più fragile della storia, Dio decide di far germogliare un miracolo. Elia le chiede di fidarsi. Le promette che quella farina non finirà e che quell’olio continuerà a scorrere finché il cielo non tornerà a piangere pioggia sulla terra. E la donna crede. Non ha prove. Non ha garanzie. Ha solo una parola. Ma quella parola le basta. E da quel momento la giara non si svuota più, l’orcio non si esaurisce, la vita ricomincia a scorrere come un fiume silenzioso dentro quella casa ferita dalla fame.

Poi Gesù ricorda un’altra storia, quella di Naamàn il Siro, un comandante potente e rispettato, ma divorato dalla lebbra. In Israele ci sono tanti lebbrosi, ma la guarigione arriva proprio per lui, per uno straniero che non appartiene al popolo eletto.

Capisci cosa sta dicendo Gesù alla sua gente? Sta dicendo qualcosa che è difficile da accettare. Qualcosa che incrina le certezze più profonde.

Come Naamàn che si immerge nel Giordano lasciando cadere il suo orgoglio, anche noi siamo chiamati a immergerci nella fiducia. Perché Dio non guarda da dove veniamo, ma quanto siamo disposti ad aprire il cuore.

Dio non è proprietà di nessuno. Dio non si lascia rinchiudere nei confini che tracciamo noi e non distribuisce la sua grazia secondo le nostre preferenze. E quando questa verità entra nella sinagoga, il silenzio cambia volto: all’inizio ascoltavano. Adesso stringono i pugni. L’orgoglio si trasforma in rabbia.
La meraviglia diventa rifiuto. Perché quando Dio rompe i nostri schemi, a volte ci sentiamo traditi.

E allora accade l’impensabile: lo afferrano. Lo trascinano fuori dal villaggio. Lo spingono verso il ciglio della collina. Vogliono farlo cadere. Vogliono far tacere quella voce che ha osato dire che la misericordia di Dio non ha frontiere. Ma il Vangelo racconta la scena con una semplicità quasi disarmante: “Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino”.

Nessuna spiegazione. Nessun gesto spettacolare. Solo questa immagine: Gesù che attraversa la folla e continua il suo cammino, come se l’odio non potesse trattenerlo, come se la violenza non avesse il potere di fermare la libertà di Dio.

E sai cosa mi colpisce di più in questo racconto? Che a volte anche noi, senza accorgercene, rischiamo di diventare un po’ come gli abitanti di Nàzaret. Pensiamo di conoscere Dio, pensiamo di sapere dove dovrebbe agire e in chi dovrebbe manifestarsi. Ma Dio ama sorprenderci. Spesso sceglie proprio chi noi non avremmo mai scelto. Una vedova straniera. Un malato dimenticato. Un cuore ferito. Una vita che sembra ormai senza speranza.

Perché il Vangelo non è un privilegio per pochi. È una porta spalancata sul mondo intero. E quando Dio passa, non guarda i passaporti, non guarda i confini, non guarda le etichette che ci appiccichiamo addosso. Guarda il cuore. E se trova anche solo una scintilla di fiducia, anche minuscola, anche tremante… allora può accendere qualcosa di straordinario: un miracolo, una rinascita, una storia nuova.

Perché Dio ama fare una cosa che a noi riesce ancora difficile: trasformare gli esclusi nei protagonisti della salvezza. E forse è proprio questa la sorpresa più grande del Vangelo. Che il cuore di Dio è molto più largo dei nostri confini: molto più libero delle nostre paure, molto più capace di amare di quanto noi riusciremo mai a immaginare. E questa, credimi, è una notizia meravigliosa. Per tutti. Anche per te #Santanotte

Alessandro Ginotta

Sostieni labuonaparola.it

 Se ti piace questo blog sostienilo.
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:

Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!


Gli in(soliti) commenti di La buona Parola nella tua e-mail:

Iscriviti alla newsletter, è completamente gratis e potrai cancellarti in ogni momento

Gli in(soliti) commenti di La buona Parola nella tua e-mail:

Iscriviti alla newsletter: è completamente gratuito e potrai cancellarti in ogni momento

Continua a leggere