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Lo fai per Dio (o forse per te)?

Lo fai per te, o per Dio?

Ci sono momenti in cui la nostra vita sembra un palcoscenico e noi, ci comportiamo proprio come se fossimo degli attori: facciamo le cose che più ci mettono in mostra, alla ricerca dell’approvazione delle persone che ci stanno attorno, senza preoccuparci di cosa sia davvero bene. E così la nostra vita sarà recitata, non vissuta; finta, non autentica!

Il mio in(solito) commento a:
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà (Matteo 6,1-6.16-18)

Purtroppo, questo accade spesso anche nella religione: quando la preghiera è fatta di gesti esteriori, per quanto eclatanti, diventa vuota e vana. E, certamente, questa preghiera inutile, non arriverà al cuore di Dio! Sì, perché il Signore non si impressiona davanti ad un’opera teatrale, ma solo quando trova un cuore davvero commosso e coinvolto. Ricordi la parabola del fariseo e del pubblicano? Ecco: qualche volta ci capita di essere più simili al primo che non al secondo. Giudichiamo, ci sentiamo perfetti (o quanto meno migliori davanti a Dio) tanto da non sentire più neppure il bisogno di ricevere la sua grazia. Il suo amore. Invece non c’è nulla di più sbagliato perché nessun essere umano, ad eccezione della Vergine Maria, è mai stato perfetto né mai lo sarà! Tutti, nel nostro piccolo, commettiamo peccati ed omissioni, nessuno escluso!

E, proprio perché non mi sento perfetto, desidero confessarti un mio timore: troppo spesso, negli ultimi tempi, scorgo in molti che si professano cattolici, la sensazione di appartenere al cosiddetto “piccolo resto”, fedeli che ritengono di essere rimasti gli ultimi detentori di una fede autentica soltanto perché ripetono riti che sono validissimi di per sé, ma richiedono di venire accompagnati da una sostanza e da una spiritualità che troppo spesso manca. Si tende a compensare la (pressoché totale) mancanza di valori che scorgiamo nel mondo che ci circonda, con un forzato “ritorno al passato” arrivando al punto da demonizzare scelte e gesti di altri (non meno cattolici!) che preferiscono un approccio più vicino e semplice al divino.

Probabilmente perderò qualche “follower” che leggendo questo messaggio si scandalizzerà, ma non è certo questo che mi preoccupa. A turbarmi invece è l’atteggiamento di rifiuto e di chiusura dei puristi della Messa in latino (rito che ritengo sia molto positivo se compreso e condiviso nella sua profonda spiritualità, ma non condivido l’opinione di chi la considera l’unica Messa valida), così come non riesco a capire chi ritiene che l’unico modo valido per ricevere la Santa Eucarestia sia quello di inginocchiarsi ed accoglierla in bocca (è un gran bel modo e mostra il rispetto verso Dio, ma deve essere una scelta libera e soprattutto consapevole e sentita). Francamente non vedo come si debba colpevolizzare chi riceve la particola sulla mano. Anzi, trovo che sia un bel gesto di accoglienza: Ti prendo nel palmo della mia mano, desidero nutrirmi di Te, Ti accolgo nel mio cuore. Cambiami da dentro, Ti prego! Non è bello?

È certo bello anche ricevere la particola in bocca, ma questo gesto lo compiamo con consapevolezza, oppure per uniformarci a chi ci sta attorno e ci dice che quello è l’unico modo per comunicarsi degnamente? Ti faccio ancora una domanda: cosa credi che pensi di questo Gesù, che ricordo cenava con pubblicani e peccatori e li andava a cercare nelle strade e nelle pubbliche piazze? Forse Lui entrerà solo nel corpo di chi lo riceve sulla lingua? O forse non andrà a cercare principalmente chi non sa neppure come accostarsi al sacramento dell’Eucarestia? Pensiamoci. Quando faccio qualche gesto sto cercando di uniformarmi ad una ritualità che non capisco oppure lo scelgo consapevolmente perché ne comprendo e condivido il significato?

Non credo proprio che Gesù, che si è inoltrato nel deserto per cercare l’unica di cento pecore che si era smarrita, deciderà di salvare chi accoglie la Santa Comunione sulla bocca e condannare all’inferno chi la riceve con le mani…

A nulla servirà ostentare una ritualità priva di sostanza: non ci avvicinerà di più a Dio genufletterci, se lo faremo con lo scopo di farci ammirare da chi ci guarda, mentre ci dimentichiamo proprio di Dio. Intendiamoci: non è certo un male inginocchiarci, quando lo facciamo come forma di rispetto verso Dio, e quando lo Spirito Santo riempie il nostro cuore! Anzi, è doveroso farlo! Ma quale gesto vuoto ed insignificante è la genuflessione di chi, in quel momento, ha la mente affollata da altri pensieri e non fa altro che scimmiottare un gesto mandato a memoria e non ispirato dall’amore?!

L’illusione di possedere la verità talvolta attribuisce all’uomo un’arroganza illimitata, gli sottrae la lucidità di valutare le situazioni e la capacità di comprendere. Davanti alla verità esaltata l’umanità si paralizza, diventa sorda e cieca. E i prodotti di questo simulacro di verità sono la violenza ed il sopruso. Ecco che i farisei, che dovrebbero essere uomini di fede, si trasformano nei peggiori mostri della terra, capaci addirittura di condannare a morte il Figlio di Dio. Detentori di un sapere che in realtà è fatto per la maggior parte di ignoranza, i farisei si arrogano il diritto di dare ordini a Gesù. Non solo. Addirittura pretendono di decidere che cosa sia lecito che il Figlio di Dio faccia e quando.

Quale uomo, nella storia, ha mai osato comandare il proprio Dio? In cuor nostro anche noi ci comportiamo qualche volta come se fossimo farisei: ci sentiamo così sicuri di noi stessi, tutti pieni del nostro “io”, a tal punto da non renderci conto di essere “vuoti di Dio”.

Il “fariseo che c’è in noi” viene fuori ogni volta che apriamo la bocca per criticare qualcuno, senza neppure domandarci quali e quante difficoltà possa aver superato. Quante volte siamo più abili di un esperto? Più colti di uno studioso? Più scattanti di un atleta? E purtroppo… quante volte addirittura ci sentiamo più “giusti” di Dio?

Perché i peccati facili da riconoscere sono quelli più evidenti: è facile capire che un ladro è un ladro. Rubare è un grave peccato, ma chi ruba è consapevole di delinquere e la sua “etichetta” è molto chiara. Come quella di un assassino, di un truffatore, di un bugiardo… e di tutte le persone che commettono deliberatamente azioni sbagliate, sapendo di sbagliare. Sono individui che nascondono il proprio peccato agli altri, ma lo hanno ben presente a se stessi. Il seme di Dio, che cresce dentro al cuore di ciascuno di noi, vibra e trema nel petto di questi peccatori e grida forte invitandoli alla conversione. Molti di loro, se saranno capaci di ascoltare questa voce, potranno davvero pentirsi e cambiare. Ecco quali sono i peccatori che “ci passeranno avanti nel Regno di Dio”. Persone che sapranno pulirsi il cuore e l’anima, dopo essersi riconosciuti peccatori.

Accanto ai tanti peccatori, consapevoli dei propri errori e delle proprie fragilità, ci sono individui che non ammetteranno mai di sbagliare. Sono i farisei di ieri e di oggi: persone che si ritengono perfette e specchiate e che si sentono autorizzate a giudicare e condannare chiunque passi loro davanti. Gente abilissima ad individuare la pagliuzza nell’occhio altrui, ma completamente cieca di fronte alla trave che sta nel proprio occhio (cfr. Luca 6,41). Costoro sono così convinti di essere nel giusto e di bastare a se stessi, che soffocano perfino quel seme che Dio ha posto dentro al loro cuore. Non gli permettono di parlare. Non gli consentono di crescere. Aridi dentro, si comportano come impostori perfino con loro stessi: senza essere capaci di rendersi conto del proprio peccato. Così facendo, rischiano di non sentire Gesù che ci passa accanto.

Dio ci conceda sempre l’umiltà che serve per renderci conto del nostro peccato. La fiamma del desiderio di conversione non si spenga mai nel nostro cuore. E gli occhi della nostra anima non siano mai ciechi, ma sempre pronti a riconoscere Gesù! #Santanotte!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo sulla croce”, di Carl Bloch, 1870, olio su rame, Museum of National History (Frederiksborg Castle, Copenhagen, Denmark)

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