
Lo cercavamo per i miracoli, ma Lui voleva il nostro cuore
Ti porto dentro una scena affollata, rumorosa, quasi soffocante. Una folla che preme, spinge, urla, allunga le mani. Tutti vogliono qualcosa. Tutti hanno un bisogno. Tutti cercano Gesù. Ma la domanda brucia sotto la pelle: lo stiamo davvero cercando… o stiamo solo inseguendo un miracolo? A volte Gesù è lì, a un passo da noi… e noi lo cerchiamo solo per ciò che può darci, non per ciò che è.
Il mio in(solito) commento a: Gli spiriti impuri gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse (Marco 3,7-12)
L’evangelista Marco ci racconta di un Gesù assediato, costretto a salire su una barca per non essere schiacciato. Corpi che si accalcano, mani che afferrano, sguardi carichi di attese. È la fede? Forse. Ma è una fede fragile, interessata, affamata di soluzioni rapide. Una fede che confonde Dio con un rimedio, il Figlio di Dio con un guaritore di passaggio. E noi, se siamo onesti, non facciamo spesso lo stesso?
Conosciamo Gesù. O almeno così crediamo. Lo abbiamo ascoltato proclamare, spiegare, commentare. Lo abbiamo visto rappresentato, immaginato, raccontato. Ma conoscerlo davvero è un’altra cosa. Conoscerlo significa lasciargli spazio. Significa permettergli di entrare dove fa più male. Perché Gesù non si accontenta di guarire la superficie: Lui attraversa la pelle e arriva al cuore. Passa dal corpo, sì, ma non senza toccare l’anima.
È per questo che non basta sfiorarlo. Non basta stargli addosso. Non basta cercarlo solo quando serve. La guarigione che Lui porta è più profonda, più esigente. Chiede fiducia. Chiede resa. Chiede il coraggio di lasciarsi guardare dentro.
E poi accade qualcosa di sconvolgente. Gli spiriti impuri lo riconoscono. Gridano la verità: «Tu sei il Figlio di Dio!». E noi no. Noi, creature amate, facciamo fatica a vedere. Lo riduciamo, lo semplifichiamo, lo usiamo. Il male, invece, lo riconosce subito. Perché conosce Dio. Perché viene da lì. Perché sa chi è Gesù… e lo teme.
Ma Gesù impone il silenzio. Non accetta quella testimonianza. Perché la verità su di Lui non nasce dalla paura, ma dall’amore. Non viene gridata da chi odia, ma sussurrata da chi si fida. Non esplode nei miracoli, ma matura nell’incontro.
E allora la domanda torna a bussare, insistente: chi è Gesù per noi? Un rimedio quando tutto va male? O il Dio-con-noi che vuole camminare con noi, anche quando non guarisce subito, anche quando chiede di cambiare strada?
Lui resta. Sempre. Anche quando ci allontaniamo. Anche quando preferiamo tenerci le nostre ferite piuttosto che affidarci alle sue mani. Il nostro cuore si raffredda in fretta. Il suo, no. Il suo arde ancora.
E forse il Vangelo di oggi ci chiede proprio questo: smettere di rincorrere Gesù per ciò che fa… e iniziare a seguirlo per ciò che è. Un Dio così innamorato dell’uomo da non riuscire a stare lontano da lui #Santanotte
Alessandro Ginotta

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