Meditazioni e preghiere
Le parole più urgenti (e più vere) del mondo

Le parole più urgenti (e più vere) del mondo

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Oggi scopriremo insieme qual è il pensiero più urgente di Dio!
Il mio in(solito) commento a:
Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri (Gv 15,12-17)

Immaginate l’urgenza del momento: il tempo del Figlio dell’Uomo sulla terra è agli sgoccioli. Nel Cenacolo gli Apostoli sono radunati per l’Ultima Cena e il Maestro sta pronunciando il suo discorso d’addio. Le ultime parole di Gesù devono essere per forza le più importanti. Quelle che gli premono di più. Tra poche ore Egli verrà tradito, catturato, rinnegato, torturato e messo a morte. Pensate un po’: voi, che cosa direste al posto suo? Come vi comportereste?

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (v. 12). Sono le sue prime impellenti, pressanti, irrinunciabili, rilevanti parole. Il primo pensiero espresso in quella situazione non può che essere il più importante di tutti.

In questo momento così solenne, unico, alto e doloroso, Gesù rivela ai discepoli l’essenziale: «amatevi gli uni gli altri». Il più urgente, bruciante, desiderio di Dio. E, notate bene, amici: Gesù dice «amatevi» e non «amatemi».  Oh, se solo imparassimo anche noi ad anteporre il bene del prossimo al nostro! Se solo sapessimo anche noi rivolgerci ai piccoli, agli indifesi, con tenerezza! “Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio dimora in noi e l’amore di lui è compiuto in noi” (1Gv  4,12) scrive San Giovanni, che di amore se ne intende, perché fu lui ad avere il privilegio di appoggiare il proprio orecchio sul petto di Cristo. Fu lui a poter udire il battito del cuore di Dio!  

«Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (v. 15). Il Dio fattosi Uomo, il Dio disceso dal cielo per incarnarsi in uno di noi, scende alla nostra altezza. Non è il ritratto di un “dio” che solletica la nostra immaginazione, altezzoso, intransigente, giudice severo e temibile. No. Niente di tutto questo! Dio è amore in persona, è comprensione, è amicizia, è perdono, è misericordia, è disponibilità, è accoglienza, è generosità… e credo che chiunque di noi potrà aggiungere infiniti termini per descrivere il Signore.

«Amatevi come io ho amato voi». Sono parole grammaticalmente semplici, ma cariche di una infinità di significato. Gesù ci chiede di amare l’altro proprio come Lui stesso ci ama: accogliendoci così come siamo, perdonando ogni offesa ed ogni torto, prendendoci cura di lui, considerarlo nostro fratello e, se necessario, ci chiede di essere pronti a sacrificarci per gli altri: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (v. 15). Non è uno scherzo e non è per nulla semplice seguire questo comandamento. Il primo e più alto di tutti i comandamenti: amarci senza misura. Come Lui ci ha amati. Come Lui ci ama tutt’oggi. Come ci ricorda san Giovanni della Croce, “alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”. Sia quello che avremo donato, sia quello che avremo rifiutato.

E così scopriamo che l’amore è la richiesta più urgente che ci rivolge Dio. E’ dall’amore che sa elargire, che si distingue il discepolo, più ancora che calcolando le ore in cui questi si intrattiene in preghiera.

Ma di fronte ai tanti drammi che segnano l’umanità è difficile scegliere di amare senza misura! Come si può amare un assassino, o peggio ancora chi ha commesso una strage, o chi “non fa” qualcosa di indispensabile, come il non prendersi cura di una persona ammalata, o il non prendere precauzioni perché un ponte non possa cadere, un edificio crollare… e così via. Come si possono amare le persone che cercano solo il loro interesse? Per quanto ci impegniamo quasi mai (oserei dire mai) ci riusciamo. Eppure Gesù ce lo chiede. Ma, prima ancora di chiedercelo, lo ha fatto Egli stesso: tradito, abbandonato, sbeffeggiato, torturato, Gesù disse dalla croce: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (cfr. Luca 23, 34).

Scrive Sant’Agostino: “Quando dunque egli pregava dalla croce, vedeva e prevedeva; vedeva tutti i suoi nemici, ma prevedeva che molti di essi sarebbero diventati suoi amici, e perciò pregava per loro il perdono. Essi infierivano, ed egli pregava. Essi dicevano a Pilato: Crocifiggilo! ed egli supplicava: Padre, perdonali. Pur trafitto crudamente dai chiodi, egli non perdeva la sua dolcezza”. L’amore di Gesù non conosce confini, la misura di Gesù è l’amore senza misura. Gesù ci ha amati fino alla fine: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (v.13).

Dio sa che il male si vince solo col bene. Ci ha salvati così: non con la spada, ma con la croce. Perché amare e perdonare è vivere da vincitori. Il Signore ripeterebbe anche a noi le parole che disse a Pietro nel Getsemani: «Rimetti la spada nel fodero» (Gv 18,11). La “ricetta”, amici cari, è vedere gli altri non come ostacoli e complicazioni, ma come fratelli e sorelle da amare. E’ difficile, lo so. Ma ricordiamo sempre, amici, che laddove non arriviamo noi, con la nostra piccolezza, può arrivare Lui. Laddove noi non siamo capaci di amare a sufficienza, Dio può “mettere di tasca sua” quell’amore che ci manca ed azzerare il nostro debito sul libro della vita. Un Dio che ci perdona e ci ama non può non farlo. Non può non sopperire alle nostre mancanze.

#Santanotte amici, confidiamo in Dio e confessiamogli tutta la nostra piccolezza: “O Signore, io non sono capace di amare i miei nemici, ma tu mi puoi aiutare”. E Lui lo farà! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’Ultima Cena” di Philippe de Champaigne, 1649, olio su tela, Museo delle Belle Arti di Lione