Meditazioni e preghiere
La storia del primo presepe

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Oggi, amici cari, il mio in(solito) commento, è ancora più “insolito”, perché faremo un viaggio nello spazio e nel tempo per rivivere la Nascita di Gesù, attraverso gli occhi di San Francesco d’Assisi: l’inventore del presepe!

Il mio in(solito) commento a:
Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio (Luca 1,26-38)

Greccio (Rieti), notte di Natale del 1223: nasce il presepe. Eh sì, amici cari, ci sono voluti più di 1200 anni dalla nascita di Cristo per inventare quella che ormai è diventata una tradizione consolidata ed immancabile pressoché in ogni casa: il presepe. Prima di allora non si costruiva. “L’inventore” di questa usanza è un personaggio che tutti conosciamo: San Francesco d’Assisi. Fu proprio lui a voler inscenare, 798 anni fa, una “rievocazione storica” per celebrare la Nascita di Gesù.

Da poco rientrato dalla Palestina, san Francesco desiderava ricostruire la scena della Natività e, per farlo, scelse un luogo impervio, che gli ricordava Betlemme. La leggenda vuole che san Francesco stesso abbia fondato il convento di Greccio, nel 1209. Allora, mentre camminava sui monti, incontrò un ragazzo a cui chiese di lanciare, con molta forza, un tizzone ardente. Questo, volando come una saetta, terminò la sua corsa su una parete ripida e scoscesa. Proprio lì, san Francesco, decise di stabilire la propria residenza: fu così che si sistemò in una piccola grotta, che divenne per lui casa, letto e luogo di preghiera. Attorno a quella grotta, pian piano, sorsero i vari edifici che, ancora oggi, compongono il monastero francescano. Un luogo che ho visitato molte volte e che mi affascina tantissimo, proprio come rapisce l’attenzione di ogni viaggiatore che abbia la voglia di salirci. La strada è faticosa; salita una ripida scala, si giunge alla grotta dove san Francesco decise di costruire il primo presepe della storia e, da lì, si può entrare nel monastero.

Ma torniamo alla notte di Natale del 1223. Tomaso da Celano, frate francescano e scrittore, nonché autore della prima biografia di san Francesco, scrive: “Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l’asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme”. Notate una cosa: San Francesco ricostruisce la scena di Betlemme, non così come la raccontano i Vangeli canonici (che non nominano mai né il bue, né l’asinello), ma come questa viene narrata nel Vangelo apocrifo dello Pseudo-Matteo, un testo che, probabilmente, il poverello d’Assisi aveva potuto leggere in Palestina. E, la tradizione di costruire la scena della natività con il bue e l’asinello, si diffonderà poi in tutto il mondo, apparendo oggi indiscussa ed indiscutibile, tant’è che ci si stupisce sempre quando, andando a setacciare i quattro Vangeli, ci accorgiamo che non vi è traccia né dell’uno, n’è dell’altro animale.

Nei preparativi della rievocazione storica, san Francesco presta molta attenzione ad ogni dettaglio. I personaggi sono tutti vivi: contadini del posto che vestono abiti logori ed impersonano pastori e viandanti, i personaggi del presepe. Solo per il Bambinello si sceglie un pupazzo di legno. Inanimato. Viene deciso così.

Ma addentriamoci nel racconto che ci offre San Bonaventura, lo troviamo nella Legenda Maior: “I frati si radunano, la popolazione accorre, il bosco risuona di voci e, quella venerabile notte, diventa splendente di luci, solenne, e risuona di laudi armoniose. L’uomo di Dio [Francesco] stava davanti alla mangiatoia, pieno di pietà, bagnato di lacrime, traboccante di gioia. Il rito solenne della Santa Messa venne celebrato sopra la mangiatoia. Francesco canta il santo Vangelo, poi predica al popolo che lo circonda”, (notate, amici cari, che ancora una volta Gesù si fa pane e si offre a ciascuno di noi?). “Francesco – prosegue san Bonaventura – parla della nascita del re povero che egli chiama ‘il Bimbo di Betlemme'”. Ma poi avviene il primo miracolo: “Un cavaliere virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia e si era legato di grande familiarità all’uomo di Dio, messer Giovanni di Greccio, affermò di aver veduto, dentro alla mangiatoia, un bellissimo bimbo addormentato che il beato Francesco, stringendolo con entrambe le braccia, sembrava aver destato dal sonno” (Legenda Maior, XX). Il bambinello di legno, cullato tra le braccia di Francesco, si tramutò in un bambino in carne ed ossa!

La sacra rappresentazione, nata dal desiderio di Francesco di toccare con mano il mistero della nascita di Gesù a Betlemme, ebbe una risonanza tale che da quella notte di Natale del 1223, in tutta Italia ed in tutto il mondo, si diffonderà l’usanza di costruire il presepe.

Dunque abbiamo parlato di un miracolo: il bambinello di legno si animò. Ma, accanto a questo, se ne verificherà un secondo, quando il fieno che era stato posato sulla greppia, venne distribuito agli animali del luogo. Alcuni di loro erano ammalati. Mangiandone, guarirono improvvisamente.

Mi piace, mi commuove, mi ispira, questo san Francesco che incontra Gesù nel miracolo. Bisogna essere semplici e puri di cuore, per poter vedere Gesù.

La prossima volta che accadrà qualcosa “che sembrerà impossibile” non siamo precipitosi nel decretare che quanto vediamo non esiste, ma impariamo ad aprirci al soprannaturale, confidando nel grande mistero di Dio che può tutto ed è più grande di tutto.

Sì, amici cari, perché la fede che Dio ci chiede è una forza rivoluzionaria che agisce dentro e fuori di noi. È la fede che non si piega al ricatto della realtà, ma che la trasforma, permettendo, anche all’impossibile, di accadere. E’ una fede coraggiosa, che non si ferma davanti a nulla e nessuno. E’ una speranza contro ogni speranza.

E allora, l’augurio che faccio a tutti voi, amici cari, è di non spegnere mai la fantasia di una fede capace di incontrare Dio in un bambinello di legno. Perché le cose più belle, non si vedono e non si toccano, ma si sentono. Proprio come l’amore. Proprio come Dio.

#Santanotte amici, Gesù Bambino entri nei nostri cuori e li renda capaci di tutto lo stupore, la gioia, l’amore che scaturisce dall’incontro con Lui. E i nostri cuori, così trasformati, ritroveranno la gioia di amare. Dio vi e ci benedica tutti, amici cari!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “La Natività”, di Giotto da Bondone, 1304, affresco, 200×185 cm, Cappella degli Scrovegni, Padova