
La presenza invisibile: il Dio che non se n’è mai andato
Dio non ti raggiunge quando sei forte, quando hai le risposte giuste, quando la tua fede è limpida e luminosa… ma ti raggiunge proprio quando sei confuso, deluso, ferito, quando dentro di te c’è più domanda che certezza, più notte che luce. Si mette accanto a te e ascolta. Ascolta perfino le tue delusioni su di Lui. E tu… non lo riconosci
Il mio in(solito) commento a: “Riconobbero Gesù nello spezzare il pane” (Lc 24,13-35)
Quante volte hai avuto la sensazione che Dio fosse rimasto indietro, che si fosse fermato proprio nel momento in cui avevi più bisogno di Lui? È lì che nasce Emmaus.
Tutto è finito. O almeno… così sembra, quando la vita improvvisamente cambia direzione senza chiederti il permesso, quando ciò in cui credevi si sgretola tra le dita e ti ritrovi a camminare, sì, ma senza più una meta chiara, con il cuore appesantito e lo sguardo basso, come se anche il cielo, all’improvviso, avesse smesso di parlare. Dimmi la verità: quante volte ti sei sentito così?
Non su una cartina geografica, ma dentro le pieghe più intime della tua anima, in quel tratto di strada dove continui a camminare ma senza più sperare davvero, dove le parole diventano lamenti e i ricordi si trasformano in ferite ancora aperte.
Eppure — ed è qui che il Vangelo diventa qualcosa di vivo, di pulsante, di incredibilmente attuale — proprio mentre ti allontani, proprio mentre pensi che tutto sia finito, qualcuno si avvicina. Non fa rumore. Non si impone. Non pretende. Cammina accanto a te.
E la cosa più sconvolgente è questa: Dio non ti raggiunge quando sei forte, quando hai le risposte giuste, quando la tua fede è limpida e luminosa… ma ti raggiunge proprio quando sei confuso, deluso, ferito, quando dentro di te c’è più domanda che certezza, più notte che luce. Si mette accanto a te e ascolta. Ascolta perfino le tue delusioni su di Lui. E tu… non lo riconosci.
Perché il dolore, quando è profondo, ha questa capacità silenziosa e terribile: offuscare lo sguardo, renderti incapace di vedere proprio ciò che hai davanti agli occhi, proprio Colui che stai cercando senza saperlo.
Allora Gesù non forza il tuo cuore, non lo invade, non lo scuote con miracoli eclatanti… ma compie qualcosa di infinitamente più grande: si mette a rileggere la tua vita insieme a te, prende le tue ferite e le attraversa con la luce della Parola, raccoglie i frammenti delle tue speranze spezzate e li ricompone con una pazienza che ha il sapore dell’eternità.
E mentre parla… qualcosa accade. Non fuori, ma dentro. Il cuore ricomincia a scaldarsi, quasi senza che tu te ne accorga, come brace sotto la cenere che improvvisamente torna a vivere, e senti che quelle parole non sono semplicemente belle, ma vere… vere come una casa in cui finalmente puoi tornare.
Non è ancora riconoscimento. È qualcosa di più profondo. È Dio che passa… senza farsi vedere.
E poi arriva quel momento che cambia tutto. Non sulla strada, non durante il cammino, non mentre tutto viene spiegato e chiarito… ma quando meno te lo aspetti, in un gesto semplice, quotidiano, disarmante nella sua normalità: lo spezzare del pane. Ed è lì che gli occhi si aprono.
Perché Dio non si lascia riconoscere attraverso le spiegazioni perfette, ma attraverso l’amore che si dona.
Perché Dio non si dimostra… si spezza. E in quell’istante capisci. Capisci che non eri solo. Che non lo sei mai stato. Che anche quando pensavi di esserti allontanato… Lui stava camminando accanto a te, passo dopo passo, respiro dopo respiro, silenziosamente presente nella tua storia.
E allora permettimi di dirti una cosa, guardandoti negli occhi, come si fa tra amici quando si condividono le verità più importanti: Dio non è assente quando non lo senti. È semplicemente più vicino di quanto tu riesca a immaginare.
Forse anche oggi stai camminando sulla tua Emmaus personale, forse porti dentro una delusione che non riesci a raccontare, forse senti che qualcosa si è rotto e non sai più da dove ricominciare… ma non sei solo. C’è un Viandante accanto a te. E anche se ancora non lo riconosci, il tuo cuore, se ascolti bene, ha già iniziato a cambiare ritmo.
Perché quando Dio passa, lascia sempre un segno: una fiamma che non brucia ma illumina, una pace che non si spiega ma resta, una presenza che non si impone ma trasforma. Allora non avere fretta di capire tutto, non avere fretta di arrivare, non avere fretta di vedere subito chi è che cammina accanto a te. Cammina. Ascolta. Lasciati raggiungere.
E quando sentirai che si fa sera, quando dentro di te scenderà quella penombra che a volte fa paura, trova il coraggio di sussurrare, magari anche solo con il cuore: “Resta con me”.
Perché è proprio lì, quando tutto sembra finire, che Dio comincia davvero. E tu… stavolta, apri gli occhi #Santanotte
Alessandro Ginotta

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