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La parabola dei vignaioli perfidi. Una spiegazione (anzi due)

La parabola dei vignaioli perfidi. Una spiegazione (anzi due)

Molto meglio di un libro giallo! Se davvero pensi che il Vangelo sia noioso, non hai mai letto questa parabola. Narrandola Gesù sfodera un autentico colpo “da Maestro” (notare la “M” maiuscola). Così, dopo una serie di efferati colpi di scena, scopriremo chi è il vero assassino, ma… attenzione perché (spoiler!) neppure dal genio di Agatha Christie è mai uscita una storia dove il colpevole sia il lettore!

Il mio decisamente in(solito) commento a:
Darà in affitto la vigna ad altri contadini (Matteo 21,33-43)

La troviamo nei Vangeli di Matteo (Mt 21,33-44), Marco (Mc 12,1-11) e Luca (Lc 20,9-18) e perfino nell’apocrifo di Tommaso (cap. 65). Infine possiamo ricondurre l’antefatto ad una profezia di Isaia (Isaia 5,2). Qualcuno la chiama la parabola dei vignaioli perfidi, altri dei vignaioli assassini. Quel che è certo è che si tratta di un brano che mette i brividi e sconcerta per l’incredibile crudeltà delle azioni compiute. Salvo poi aprirsi ad un colpo di scena.

Un contadino anziano e probabilmente molto ricco, ha curato per molto tempo con grande amore la sua vigna: ha dissodato il terreno, lo ha coltivato, ha installato un torchio per la spremitura delle uve ed ha circondato l’appezzamento con una siepe. Ha perfino costruito in quel terreno che amava tanto, una grande torre per avvistare i malintenzionati e poter meglio difendere il campo dall’alto. Insomma, aveva pensato proprio a tutto ed aveva lavorato veramente bene, tant’è che quella sua bella, fertile e ricca vigna suscitava le invidie di molti tra i vicini.

Ad un certo punto quest’uomo, che abbiamo immaginato essere molto ricco, decide di partire per un lungo viaggio, ma non si allontana prima di aver assunto dei contadini a cui affida l’incarico di coltivare e curare la vigna in sua assenza. Tutto sembra procedere per il meglio, come nei migliori libri gialli poco prima che si consumi l’omicidio.

E così è: quando il padrone manda i suoi servi dai contadini per ritirare la parte di sua spettanza del raccolto, questi tramavano di impossessarsi della vigna e così: presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono (cfr v.35).

Che fareste voi al posto del padrone della vigna? Probabilmente, al giorno d’oggi, chiameremmo la polizia, ma in quel tempo ci si arrangiava piuttosto da soli, così il proprietario decise di inviare altri servi, questa volta più numerosi, armati ed addestrati al combattimento. Di nuovo una catena di efferati omicidi, tutti i servi vennero sterminati mentre i “vignaioli perfidi” restavano asserragliati nell’appezzamento, ben difeso dall’alta torre.

L’anziano (e legittimo) proprietario della vigna non rinunciò a tentare di riprendersela, così, in ultimo, mandò il proprio figlio: “«Avranno rispetto per mio figlio!». Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: «Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!». Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero” (vv. 37-39).

Certo che erano proprio spregiudicati, disonesti e senza cuore questi vignaioli! Non per niente vennero chiamati perfidi. Chi di noi, leggendo questo brano, non si è indignato di fronte ad un atteggiamento tanto sprezzante?

Ma qui arriva il colpo di scena, qualcosa che neppure i migliori autori di libri gialli hanno mai escogitato: scopriremo infatti che i veri colpevoli siamo proprio noi. L’assassino è il lettore!

Sì, perché è la mano dell’uomo, di colui che tanto amore ha ricevuto e riceve da Dio, ad assassinarne il Figlio: “Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio»” (Giovanni 19,4-7).

E, a ben guardare, ci accorgeremo che noi ripetiamo l’assassinio di Gesù ogni giorno.

Sì, lo uccidiamo, nel nostro cuore, ogni volta che lo dimentichiamo. Ogni volta che scegliamo di fare il male, anziché il bene. Ogni volta che il peso della nostra coscienza sembra troppo greve ed allora preferiamo liberarcene. Lì assassiniamo il Profeta scomodo, perché non parli. Perché non ci accusi. Perché la sua morte ci permetta di proseguire a compiere scelte sbagliate in nome di una pigrizia, di un’ignavia e di un egoismo a cui abbiamo venduto la nostra anima, proprio come Giuda, per trenta misere monete d’argento.

È così: non siamo stati capaci di accogliere Gesù! Lo abbiamo crocifisso pubblicamente, quando ci siamo vergognati di essere cristiani. E ci siamo disfatti del suo cadavere nascondendolo dietro ad un macigno fatto di indifferenza ed egocentrismo sfrenato. Ma proprio lì, dietro quel masso, per quanto sia pesante, si ripete anche per noi il Miracolo della Risurrezione di Gesù. Sì, perché anche il cuore del più incallito dei criminali viene illuminato da una fiammella dell’amore che arriva da Dio. Ed anche il peccatore più irremovibile viene colto, di tanto in tanto, da qualche dubbio. Dio si fa strada dentro di noi, e, senza giudicarci, ispira in noi sentimenti di bontà, mentre, in ogni istante, ci resta accanto cercando di parare le nostre cadute, offrendoci un sostegno per rialzarci, donandoci il perdono dei peccati. Donandoci la sua stessa vita. Ecco che la storia si ripete: anche nel nostro cuore risorge Gesù. Ecco che, ad un nostro cenno di pentimento, Dio ci perdona. Perché non esiste figlio che non venga riammesso nella famiglia. Perché non esiste peccato così grave da non poter essere perdonato. Perché non esiste motivo per cui noi, proseguiamo imperterriti nel nostro errore di rifiutare il perdono di Gesù!

“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?”
(v. 42)

Che cosa vuol dire? Te lo spiego qui: https://www.labuonaparola.it/la-pietra-scartata-e-diventata-la-pietra-dangolo-ma-cosa-vuol-dire/

Così, scopriamo che perfino la parabola più antipatica dei quattro Vangeli, letta attraverso la lente dell’amore di Gesù, assume un altro significato: E trova perfino un lieto fine: perché non è la condanna, che Dio cerca, ma la conversione del peccatore: “Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Matteo 9, 12-13). Perché: “Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Luca 15,7). #Santanotte!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “La deposizione di Cristo” di Hans Pleydenwurff, 1462, 2,86×1,42 m, olio su tavola di tiglio, Germanisches Nationalmuseum, Nürnberg

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