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La parabola dei due figli

La parabola dei due figli

La parabola narrata da Gesù è piuttosto chiara, anzi, talmente chiara che “graffia” la nostra coscienza con una domanda che ci interroga nel profondo. Quale volontà sto seguendo: quella del Padre o quella del mondo?

Il mio in(solito) commento a:
Pentitosi andò. I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio (Matteo 21,28-32)

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio (vv. 28-31).

Quante volte capita anche a noi? Ci viene chiesto di fare qualcosa. Lì per lì rispondiamo di sì (e forse in cuor nostro pensiamo davvero di tenere fede alla promessa), ma poi la nostra volontà vacilla al primo alito di vento e ce ne dimentichiamo. O, nei casi peggiori, ce ne ricordiamo, ma liquidiamo ogni senso di colpa con una scrollata di spalle. Io spero che questa condizione si verifichi il più raramente possibile, ma… è una reazione congeniale al nostro essere fragili. E umani. Le mille preoccupazioni, gli impegni sempre più pressanti, fanno sì che la nostra scala delle priorità non sempre rispetti i nostri buoni propositi.

Così, tra i due fratelli, il “migliore” diventa quello che inizialmente sembrava essersi comportato peggio.

Come sempre il Vangelo ci parla a più livelli e, anche di questa parabola possiamo fare più letture, a seconda della profondità che vogliamo raggiungere. Ad essere superficiali potremmo accontentarci di considerare questi versetti come uno sprono ad essere diligenti, a portare avanti i compiti che ci vengono affidati con rapidità ed efficienza. E già questo sarebbe un bel risultato.

Ma, a ben guardare, questa parabola ci dice anche altro. Ci insegna che non è ancora troppo tardi per convertirci. Non è ancora scaduto il tempo per cambiare vita e migliorarci. Come i lavoratori dell’ultima ora anche noi possiamo ancora entrare nella vigna del Signore e contribuire al raccolto. Perché Dio è misericordioso e paziente.

Ricordiamo sempre che Lui è lì in attesa di un guizzo della nostra anima: Dio aspetta pazientemente, come il padre del figliol prodigo, il nostro ritorno. Immaginiamo Zaccheo: furbastro e disonesto, aveva truffato molto nella vita, eppure una scintilla nella sua anima ha brillato al momento giusto e ha indotto in lui il desiderio di salire su un albero per vedere Gesù. Ma certo la sua non era solo curiosità, perché il solo fatto di volerci avvicinare significa che, in fondo, desideriamo tornare a Lui. Anche se abbiamo preso un’altra strada, come il figliol prodigo. Anche se abbiamo inizialmente rifiutato di svolgere un compito che ci è stato richiesto.

L’uomo ha sete di Dio. Ha sete di infinito. Ed è attraverso questa sete che ci spinge a cercare Dio che ci riconciliamo con Lui! #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Il Sacro Cuore di Gesù”, di Carl Dietrich, 1842, olio su tela, 84 x 68.7 cm, Collezione privata

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