
La luce che ha scelto il tuo buio
È qui che tutto cambia. Perché un Dio che si fa carne non è più un’idea da difendere, ma una presenza da incontrare. Non è un concetto da spiegare, ma una vita da vivere
Il mio in(solito) commento a: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Giovanni 1,1-18)
C’è una Parola che non si accontenta di restare detta. Una Parola che non ama stare ferma sulle pagine, né chiusa nei libri, né imprigionata nei concetti. È il Verbo. Ed è una Parola inquieta, viva, pulsante. Una Parola che a un certo punto decide di fare il salto più audace di tutti: farsi Carne. Lasciamoci condurre da questa Parola, allora, e andiamo insieme lì, dove tutto iniziò. Prima ancora del tempo, prima dei battiti, prima delle paure: “In principio era il Verbo”. Non il silenzio. Non il caos. Ma una Parola che crea, che chiama, che ama.
E poi accade l’impensabile. Il Verbo scende. Si abbassa. Si lascia toccare. Respira la nostra stessa aria. Sì, proprio così: “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Non sopra di noi. Non lontano. In mezzo.
Ed è qui che tutto cambia. Perché un Dio che si fa carne non è più un’idea da difendere, ma una presenza da incontrare. Non è un concetto da spiegare, ma una vita da vivere.
Lascia allora che questa Parola ti attraversi. Non leggerla soltanto: lascia che scorra nelle tue vene. Che diventi il lievito silenzioso delle tue giornate, il sale che dà sapore anche ai giorni insipidi, la scintilla che accende luce proprio dove pensavi ci fossero solo ombre.
Dimmi: come si può non amare un Dio così? Guarda con quanta pazienza ti aspetta quando sbagli strada. Con quanta tenerezza ti viene a cercare quando ti perdi nei deserti dei dubbi, delle paure, delle cadute che non racconti a nessuno.
Questo Dio non resta sul trono a contare gli errori. Scende. Cammina. Si sporca i piedi. Un Dio che si fa carne non può restare indifferente davanti al dolore. Non può girarsi dall’altra parte. Non può ignorare il tuo grido, nemmeno quando è muto.
E allora eccolo, il Pastore. Non si ferma davanti alle statistiche. Non si consola con le novantanove. Lui va.
Esce. Corre nel deserto per cercare proprio quella pecora smarrita. Perché per Dio nessuno è sacrificabile. Nessuno è troppo lontano. Nessuno è perduto per sempre.
Questo è il cuore di Dio. Un cuore che si preoccupa per te. Sempre. Un cuore che cammina accanto a te ogni giorno. Ma attenzione: questa storia non è a senso unico. Dio non ti lascia mai solo. Ma tu non puoi lasciarlo camminare da solo.
C’è una missione che passa ora nelle tue mani. Non è un invito gentile. È una chiamata che brucia: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo”. E sai cosa significa davvero? Che non basta ascoltare la Parola. Bisogna viverla. Lasciarla entrare nelle scelte, nelle relazioni, nelle ferite. Sì, dobbiamo sporcarci le mani con il Vangelo. Perché un Vangelo che non si sporca non è il Vangelo di Gesù.
Lui non ti chiama a una vita comoda. Ti chiama a una vita piena. Ti chiede di essere pagina vivente, carne che parla, luce che passa. E il miracolo più grande è questo: quella luce non devi inventarla, perché brilla già dentro di te.
Sì, proprio tu che stai leggendo ora. Dentro di te c’è un seme. Un dono. Una Parola fatta carne che chiede spazio. Il mondo ne ha bisogno. E Dio ha scelto te per farla fiorire #Santanotte
Alessandro Ginotta

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