
La luce che Dio ha acceso proprio in te
Forse oggi hai bisogno che qualcuno te lo dica senza giri di parole: tu non sei venuto al mondo per restare spento. Anche se ti senti fragile. Anche se ti guardi dentro e trovi più disordine che pace. Anche se ci sono giorni in cui la tua fede sembra una candela in mezzo al vento, e tu fai fatica perfino a proteggerla con le mani.
Il mio (in)solito commento a:
«Voi siete la luce del mondo»
Matteo 5,13-16
Gesù oggi ti guarda proprio lì, nel punto in cui ti senti meno luminoso, e pronuncia una frase che potrebbe cambiare il modo in cui ti vedi: «Voi siete la luce del mondo». Non dice: “Siate perfetti”, ma “siete luce”. Adesso. Così come sei. Con le tue ferite, le tue cadute, le tue domande rimaste aperte, le tue stanchezze che nessuno vede. Sei luce non perché non hai attraversato il buio, ma perché il buio non è riuscito a spegnerti del tutto.
E questa è una verità enorme: le tue ferite non sono sempre il luogo della tua sconfitta; a volte diventano la fessura da cui passa Dio. Pensaci. La luce non entra dove tutto è chiuso. Entra dalle crepe, dagli spiragli, dalle aperture piccole, dai punti in cui abbiamo smesso di fingere di essere intatti. Forse proprio ciò che tu vorresti nascondere, Dio lo sta trasformando in una lampada. Forse proprio quella parte di te che giudichi troppo fragile è il luogo in cui qualcun altro potrà sentirsi meno solo.
Perché la luce vera non abbaglia. Accarezza. Non umilia il buio. Lo attraversa. Non fa rumore. Si posa. Non pretende di occupare la scena. La rende abitabile. E tu puoi essere così: una presenza che non schiaccia, ma solleva. Una parola che non ferisce, ma ricuce. Uno sguardo che non inchioda l’altro al suo errore, ma gli ricorda che può ancora rialzarsi.
La luce del mondo, spesso, non ha nulla di spettacolare. Non somiglia ai riflettori, somiglia a una finestra accesa nella notte. A una casa che dice, senza parlare: “Qui puoi entrare. Qui non sei perduto. Qui c’è ancora calore”.
E forse non ci pensi, ma ogni volta che scegli la bontà al posto dell’indifferenza, tu accendi qualcosa. Ogni volta che non rispondi al male con altro male, tu rompi la catena del buio. Ogni volta che perdoni, che consoli, che ascolti davvero, che resti umano quando tutto intorno spinge alla durezza, tu diventi Vangelo visibile. Non scritto sulla carta. Scritto nella carne. Tu diventi una pagina vivente di Vangelo.
Gesù non ti chiede di parlare di luce. Ti chiede di esserlo. E questo cambia tutto. Perché una cosa è dire parole belle. Un’altra è diventare una parola buona nella vita di qualcuno. Una cosa è spiegare il Vangelo. Un’altra è farlo respirare a chi ti incontra. Una cosa è credere nella luce. Un’altra è lasciarsi consumare un po’ perché altri possano vedere.
La candela illumina perché accetta di perdere qualcosa di sé. Ecco una frase che punge, ma salva: una fede che non illumina nessuno rischia di diventare solo un’abitudine ben educata.
Gesù parla di una luce posta sopra un monte. Una luce che non può restare nascosta. Non perché voglia mettersi in mostra, ma perché chi è nella notte ha bisogno di un punto verso cui camminare. E magari tu non lo sai, ma qualcuno sta cercando proprio una luce come la tua. Non una luce perfetta. Una luce vera.
Qualcuno ha bisogno della tua pazienza. Qualcuno ha bisogno del tuo modo di ricominciare. Qualcuno ha bisogno di vedere che si può cadere senza diventare cinici, soffrire senza spegnersi, perdere qualcosa senza perdere il cuore. Non sottovalutarti. Il bene che fai in silenzio non è mai piccolo. Un gesto può impedire a una persona di arrendersi. Una parola può riaprire una porta. Un abbraccio può rimettere in circolo la speranza.
A volte Dio non manda un angelo con le ali. Manda te, con le mani stanche e il cuore acceso. E allora non nasconderti sotto il moggio. Non soffocare la tua luce per paura di essere giudicato, frainteso, deriso. Non convincerti di non avere nulla da dare solo perché non puoi fare tutto. Il buio non si vince con il tutto. Si vince con una luce accesa. Anche una sola.
Il mondo non ha bisogno di cristiani perfetti, lucidati, irraggiungibili. Ha bisogno di uomini e donne attraversati da Dio. Persone che sappiano portare calore dove c’è gelo, pace dove c’è rabbia, delicatezza dove tutti urlano, speranza dove sembra rimasto soltanto il vuoto. Tu puoi essere questo. Non domani. Oggi.
Oggi puoi scegliere di non spegnerti. Oggi puoi lasciare che il Vangelo ti attraversi. Oggi puoi diventare una piccola lama di cielo dentro la giornata di qualcuno. Oggi puoi diventare una pagina vivente di Vangelo.
E magari continuerai a sentirti fragile. Va bene. Anche una fiamma trema, ma non per questo smette di illuminare. Allora custodisci la tua luce. Nutrila nella preghiera. Difendila dal rancore. Proteggila dalla fretta, dalla superficialità, dalla paura. Ma poi non tenerla per te. Mettila in alto. Lasciala uscire. Lasciala raggiungere chi cammina al buio. Perché la luce che Dio ha acceso in te non è un privilegio da conservare, ma è un dono da consegnare.
Ricordatelo quando ti sentirai inutile, piccolo, insufficiente: forse non puoi illuminare tutto il mondo, ma puoi impedire che resti buio il pezzo di mondo che ti è stato affidato. E quel pezzo, oggi, aspetta proprio te #Santanotte #SiiLuce
Alessandro Ginotta

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