
La grande battaglia invisibile che attraversa il mondo
C’è una battaglia che attraversa la storia del mondo. Ma prima ancora attraversa il cuore dell’uomo. Il tuo. Il mio. Il cuore di ciascuno di noi. Non è una battaglia fatta di eserciti, di spade o di confini da difendere. È molto più silenziosa. Molto più sottile. E proprio per questo infinitamente più decisiva. Perché si combatte dentro di noi, nelle pieghe più profonde della coscienza, là dove ogni giorno scegliamo chi vogliamo essere.
Il mio in(solito) commento a:
“Chi non è con me è contro di me” (Luca 11,14-23)
E questa battaglia, se ci pensi bene, è più antica dell’umanità stessa. Quando apriamo le prime pagine della Genesi incontriamo il serpente che insinua il dubbio nel cuore dell’uomo, e siamo portati a pensare che tutto cominci lì, in quel dialogo sussurrato nel giardino dell’Eden. Ma la verità è che il male era già comparso sulla scena molto prima che Adamo ed Eva muovessero i loro primi passi sulla terra.
Perché quel serpente, prima di diventare simbolo della tentazione, era un angelo. Un angelo creato da Dio. Luminoso. Splendente. Una creatura che viveva immersa nella luce stessa di Dio, così vicina al suo mistero da contemplarlo quasi faccia a faccia.
Eppure anche gli angeli erano stati creati liberi. Liberi di scegliere. Liberi di amare. Liberi perfino di dire di no a Dio. E qui si apre uno dei misteri più vertiginosi della Creazione.
Uno di loro — accecato dall’orgoglio, sedotto dalla propria grandezza — ha scelto di non servire. Ha scelto di non amare. Ha scelto di non lasciarsi riempire da Dio. E quando l’amore viene espulso dal cuore, qualcosa si spezza. Si crea un vuoto. Un abisso.
Perché il male non è una forza pari a Dio. Non è una potenza autonoma che combatte contro il bene. Il male è molto più fragile di quanto immaginiamo: è semplicemente un vuoto di bene. Dove l’amore scompare, il male prende spazio. Dove Dio viene escluso, il buio lentamente avanza.
Così quell’angelo, un tempo luminoso, è diventato il principe delle tenebre. Da quel momento la storia del mondo è attraversata da questa lotta silenziosa tra luce e oscurità, tra amore e orgoglio, tra fiducia e ribellione. Ma non pensare che questa battaglia si combatta soltanto nei grandi eventi della storia, perché si combatte dentro di noi. Ogni giorno. In ogni scelta. In ogni parola. In ogni gesto.
Ed è proprio dentro questa battaglia che risuonano le parole di Gesù, parole che a prima vista possono sembrare dure, quasi taglienti: «Chi non è con me è contro di me». Ma non sono parole di condanna. Non sono una minaccia. Sono una verità.
Gesù ci sta dicendo che non esiste una neutralità del cuore. Non esiste una terra di mezzo dove possiamo rimanere sospesi senza prendere posizione. La vita ci chiede continuamente di scegliere da che parte stare. Con la luce o con l’ombra. Con l’amore o con il vuoto che l’amore lascia quando viene rifiutato.
E tuttavia — ed è qui che il Vangelo diventa la notizia più bella che potremmo mai ascoltare — a differenza degli angeli ribelli, noi non siamo condannati dalla nostra fragilità. Noi sbagliamo. Cadiamo. Ci lasciamo ingannare. A volte non comprendiamo nemmeno fino in fondo le conseguenze delle nostre azioni. Siamo creature limitate, ferite, imperfette. E proprio per questo Dio non si stanca mai di perdonarci. Mai.
Perché nessuno di noi è destinato all’inferno. Nessuno. A meno che non siamo noi stessi, con una ostinazione tragica, a costruire quella condanna con le nostre mani. Non tanto compiendo il male — perché il male può essere perdonato — ma rifiutando il perdono. Rifiutando l’abbraccio di Dio. Perché Dio non smette mai di cercarci. Anche quando scappiamo. Anche quando ci perdiamo. Anche quando ci nascondiamo. “E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno” (Giovanni 6,39).
Lui continua a venirci incontro con la pazienza ostinata di un innamorato che non si arrende, con la tenerezza di un pastore che lascia novantanove pecore al sicuro pur di ritrovare quella sola che si è smarrita. Questo è Dio. Un Dio che non si rassegna a perderti. Un Dio che continua a bussare alla porta del tuo cuore. Sempre.
E allora, nel mezzo di questa grande battaglia che attraversa il mondo e la storia, resta luminosa la promessa di Gesù: le forze del male non avranno l’ultima parola. Non praevalebunt. Il male può sedurre.
Può confondere. Può ferire. Ma non potrà mai vincere davvero. Se solo avremo il coraggio — ogni giorno — di restare dalla parte dell’amore. Sempre. #Santanotte
Alessandro Ginotta

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