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La forza disarmata dell’Agnello

La forza disarmata dell’Agnello

Fermati un istante e lasciati raggiungere da quella frase che non invecchia mai, perché continua a cercarti: “Ecco l’Agnello di Dio”. Non è un annuncio qualunque. È uno svelamento. È come se qualcuno, all’improvviso, ti indicasse il cuore di Dio e ti dicesse: guarda bene, è così che ama.

Io resto sempre spiazzato. Perché mi accorgo che, dentro di me, continuo ad aspettarmi un Dio diverso. Più forte. Più rumoroso. Più capace di mettere a tacere tutto e tutti. E invece no. Dio sceglie di raccontarsi con l’immagine più fragile che esista: un agnello.

E allora mi chiedo, e ti chiedo: non è forse questo il vero scandalo del Vangelo? Un Dio che non schiaccia, ma si lascia toccare. Un Dio che non impone, ma si consegna. Un Dio che non grida, ma ama fino a farsi silenzio.

L’Agnello attraversa tutta la Scrittura come una promessa che non smette di mantenersi. È il segno sulle porte, è il sangue che salva, è la vita che passa dove sembrava esserci solo morte. È il simbolo di chi appartiene, di chi è custodito, di chi non è dimenticato. E quando finalmente quell’Agnello prende carne, prende volto, prende respiro… tutto cambia.

Gesù non è l’Agnello perché è debole. È l’Agnello perché è libero. Libero di amare senza difendersi. Libero di perdonare senza calcolare. Libero di donarsi senza trattenere nulla.

Qui il Vangelo smette di essere una bella storia e diventa una domanda scomoda. Per me. Per te. Perché seguire l’Agnello significa accettare uno stile che va controcorrente. Significa credere che la mitezza non è resa, ma forza pura. Che il perdono non è ingenuità, ma rivoluzione. Che l’amore, quando è vero, passa sempre dalla croce.

Isaia lo aveva intuito: c’è una salvezza che non nasce dalla violenza, ma dall’assunzione del dolore. Qualcuno che prende su di sé ciò che noi non riusciamo a portare. Le nostre paure. Le nostre colpe. Le nostre fughe. E lo fa senza puntare il dito. Senza chiedere spiegazioni. Senza pretendere garanzie.

Dimmi se non è questo ciò che desideri anche tu, nel profondo. Uno che non ti giudica, ma ti comprende.
Uno che non ti scarta, ma ti raccoglie. Uno che non ti chiede di essere perfetto, ma di lasciarti amare.

Seguire l’Agnello, allora, non è un’idea astratta. È una scelta quotidiana. È decidere di spezzare il ciclo della durezza. È osare la tenerezza in un mondo che premia la forza. È restare umani quando sarebbe più facile diventare cinici.

E mentre cammini dietro a Lui, quasi senza accorgertene, succede il miracolo: scopri che non sei tu a portare il peso della vita… ma è la vita che viene portata insieme a te. Scopri che qualcuno asciuga le tue lacrime prima ancora che tu le riconosca. Scopri che il Pastore è anche Agnello. E che proprio per questo ti può guidare alle sorgenti della vita.

Forse è questo il segreto più grande: la vita vera non si conquista. Si riceve. E si dona. Come fa l’Agnello. Sempre. Anche quando amare costa tutto #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Madonna in gloria coi ss. Vincenzo Ferrer, Imerio e Giovanni Battista”, di Giovanni Battista Trotti, 1594, olio su tavola, 338x234cm, Museo Civico Ala Ponzone, Cremona

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