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Il Vangelo che ti tiene in piedi

Il Vangelo che ti tiene in piedi

Ci sono giorni in cui ti senti come una casa durante un temporale. Una notizia improvvisa fa tremare le pareti. Una persona se ne va e lascia una stanza vuota. Una preoccupazione entra dalle finestre e continua a camminarti dentro anche di notte. Tu provi a restare in piedi, mentre qualcosa preme contro le fondamenta e ti domanda quanto siano profonde. È proprio lì che Gesù ti raggiunge

Il mio (in)solito commento a:
“Perché mi invocate: Signore, Signore! e non fate quello che dico?” (Luca 6,43-49)

È una domanda che scuote, eppure contiene un desiderio immenso: Gesù vuole che la sua voce scenda dalle tue labbra fino alle fondamenta della tua vita. Per spiegarsi racconta di due uomini che costruiscono una casa. Da fuori, forse, le abitazioni sembrano perfino uguali. Stesse pareti, stesse finestre, lo stesso tetto illuminato dal sole. Il primo uomo, però, scava. Scava a lungo, “molto profondo”, precisa il Vangelo. Toglie terra, incontra pietre, suda, si sporca le mani. Continua finché raggiunge la roccia e lì posa le fondamenta. L’altro costruisce direttamente s ulla terra. Tutto appare più semplice e veloce. La casa è pronta, forse anche bella, però sotto il pavimento non c’è nulla che possa sostenerla quando il terreno comincerà a cedere.

La differenza tra le due case rimane invisibile finché non arriva il fiume. Poi l’acqua cresce, la corrente si abbatte sulle pareti e rivela ciò che gli occhi non potevano vedere. La casa fondata sulla roccia viene investita con violenza, eppure rimane salda. Quella appoggiata sulla terra crolla subito, perché non ha mai avuto qualcosa a cui aggrapparsi.

Le tempeste rendono visibili le fondamenta. Anche dentro di noi esistono stanze curate e terreni fragili. Sappiamo sorridere mentre siamo esausti, dire che va tutto bene quando ci sentiamo crollare, mostrare sicurezza mentre cerchiamo disperatamente un punto fermo. Gesù non giudica la crepa. Ci prende per mano e ci invita a scavare.

Scavare significa portare la sua Parola nel luogo delle scelte vere: nel messaggio che stai per scrivere con rabbia, nel perdono che continui a rimandare, nella pazienza consumata tra le mura di casa, nella telefonata a chi si sente dimenticato, nel coraggio di chiedere aiuto quando da solo non ce la fai più.

Ogni parola di Gesù trasformata in gesto diventa una pietra nelle fondamenta. Ogni volta che scegli la misericordia, scendi più in profondità. Ogni volta che ricominci ad amare dopo una delusione, raggiungi la roccia. Ogni volta che affidi a Dio una paura, permetti alla tua casa di mettere radici nel cielo.

Forse il fiume sta già battendo contro le tue pareti. Forse stai vivendo una stagione nella quale tutto sembra muoversi: la salute, il lavoro, una relazione, persino la fede. Ascolta: essere scosso non significa essere perduto. Dentro di te può esistere una forza che ancora non conosci. È la Parola ascoltata quando nessuno applaudiva, l’amore donato nei giorni faticosi, il bene scelto mentre il cuore sanguinava.

Dio vede ogni pietra che hai posato. Anche quella bagnata dalle lacrime. Comincia da oggi. Scegli una sola parola di Gesù e falle spazio nelle tue mani. Vivila in un gesto semplice, concreto, possibile. La roccia si raggiunge così: una scelta alla volta, un atto d’amore alla volta, un piccolo sì alla volta. E quando il fiume crescerà, ti accorgerai che sotto la paura c’era una Presenza. Sotto la stanchezza, due braccia. Sotto tutta la terra che hai dovuto scavare, un Dio che ti aspettava.

Credevi di stare costruendo una casa sulla roccia. Scoprirai che la Roccia, da sempre, stava sostenendo te #Santanotte

Alessandro Ginotta

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