
Il seme dentro di noi
C’è uno spazio segreto, uno scrigno nascosto, dove custodiamo i ricordi che sanno di casa, gli abbracci che hanno curato ferite invisibili, le lacrime che hanno scavato solchi profondi, le gioie improvvise che hanno spalancato orizzonti. È lì che Dio semina. È lì che la Parola trova dimora. È lì che, silenziosamente, la vita rinasce
Il mio in(solito) commento a:
Il seminatore uscì a seminare (Mc 4,1-20)
C’è un gesto che non fa rumore eppure muove il cielo: un uomo che esce a seminare. Lo guardiamo camminare lentamente lungo i sentieri della vita, con le mani colme di semi e il cuore colmo di speranza. E all’improvviso comprendiamo: quel campo non è fuori da noi. È dentro di noi. È la nostra storia. È la nostra anima
Gesù attraversa le strade polverose del nostro quotidiano e getta il seme senza risparmiarsi. Lo lancia sulla strada battuta, dove tutto corre e nulla si ferma. Lo affida ai sassi, dove l’entusiasmo si accende e si spegne in un attimo. Lo sparge tra i rovi, dove pensieri, affanni e paure stringono il cuore fino a soffocarlo. E lo consegna alla terra buona, silenziosa e paziente, capace di custodire la vita. Lo getta ovunque. Come se ogni istante fosse decisivo per dirci: ci stai a cuore. Profondamente.
E allora fermiamoci un momento. Dove ci troviamo oggi? Sulla strada, travolti da mille urgenze che non lasciano spazio al respiro? Tra i sassi, dove la Parola accende un fuoco che però fatica a diventare brace?
Tra le spine, dove preoccupazioni e delusioni avvolgono tutto come una morsa?
Non c’è da stupirsi se ci riconosciamo un po’ in ciascuna di queste immagini. È il nostro vivere fragile, inquieto, meravigliosamente incompiuto. Dentro di noi convivono slanci e stanchezze, desideri e paure, luce e ombra. Eppure, in mezzo a tutto questo, esiste una certezza che nessuno potrà mai strapparci: in ciascuno di noi c’è sempre una zolla di terra buona. Sempre. Anche quando ci sembra di essere diventati aridi. Anche quando il cuore è stanco. Anche quando la speranza appare lontana.
E la cosa più sorprendente è questa: Dio non sceglie terreni perfetti. Non fa selezioni. Non si protegge dalle delusioni. Sparge il seme ovunque, soprattutto dove sembra inutile. Perché l’amore non conosce la logica del calcolo. Se scorge una crepa nell’asfalto, vi fa nascere un fiore. Se trova una fessura nella roccia, vi riversa speranza. Se incontra un cuore ferito, vi depone sogni.
Dio semina anche quando il vento porta via i semi. Anche quando il sole brucia i germogli. Anche quando i rovi sembrano più forti della vita. Semina comunque. Perché non rinuncia a nessuno. Perché anche una sola spiga che ondeggia al vento vale più di mille campi perduti. Perché ogni cuore, anche il più stanco, merita una possibilità.
E così il seminatore continua a camminare. Instancabile. Ostinato nell’amore. Non chiede risultati, non pretende raccolti. Desidera soltanto che gli venga aperto uno spiraglio di terra, anche piccolo, anche povero. Basta quello. Perché da lì può nascere l’infinito.
Allora rallentiamo il passo. Ascoltiamo il battito profondo del nostro cuore. Lasciamo che quel seme cada. Accogliamolo senza difese, senza paure. Perché dove cade la Parola, accade sempre un miracolo.
E anche nel deserto più arido, Dio continua a vedere un giardino in fiore. #Santanotte
Alessandro Ginotta

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