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Il più pericoloso dei peccati è quello che non vedi

Il più pericoloso dei peccati è quello che non vedi

Tieniti forte, perché stiamo per fare un salto nel tempo. Duemila anni all’indietro. La destinazione? Un tempio. Là dentro ci aspetta Gesù. Vieni con me? Il mio (in)solito commento a:

«Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo» (Luca 18,9-14)

C’è odore d’incenso nell’aria.Fasci di luce fendono la penombra e disegnano scie dorate tra le colonne. Guarda… lo vedi? Lì, sulla sinistra. Un uomo vestito come un re. Il copricapo brilla di gemme, la veste ondeggia in mille pieghe sgargianti. Si erge dritto, come se il mondo intero fosse un palcoscenico. E parla — oh, se parla! — a voce alta, così che tutti possano sentire: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini… ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto ciò che possiedo». Perfetto. Impeccabile. O almeno così crede. Snocciola i peccati degli altri con la sicurezza di chi pensa di non averne. Ma dimmi, chi vuole convincere? Gli altri… o se stesso? Parla forte per coprire la voce della sua coscienza.E intanto disprezza l’altro. Chi? Lo vedi laggiù, nell’ombra, quasi nascosto dietro una colonna? È piccolo, curvo, con la fronte che sfiora il pavimento.La sua voce è un sussurro che si confonde col respiro: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Ecco il momento. Gesù entra in scena. Un brivido. Cammina con passo deciso, il mantello che si muove al ritmo del vento. Gli occhi… ah, gli occhi! Fendono l’aria come lame di luce. Si fermano sul fariseo. La mascella si serra, il pugno pure. Lo senti anche tu quel silenzio denso? Poi — come un tuono — riecheggia il pensiero: «Guai a voi, ipocriti!» (cfr. Mt 23). Ma subito lo sguardo di Gesù si addolcisce. Si gira verso il pubblicano, e con una calma disarmante pronuncia la sentenza: «Questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato. Perché chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Ed eccolo, il cuore del messaggio: chi si crede giusto, chi pensa di non aver bisogno di perdono, è il più lontano da Dio. I farisei non erano mostri. Erano uomini religiosi, come tanti di noi. Ma la loro fede si era spenta, sostituita dall’apparenza. Pregavano non per parlare con Dio, ma per farsi vedere dagli altri. Facevano elemosina per vantarsene. Digiunavano per ricevere applausi. E nel frattempo… non vedevano più Dio. Sai qual è il peccato più pericoloso? Quello che non si vede. Quello che si traveste da virtù. L’orgoglio spirituale. Quello che ti fa pensare di essere “a posto”, di non aver bisogno di cambiare. È subdolo, silenzioso… ma uccide l’anima. Perché chi crede di essere senza peccato smette di cercare Dio. E chi smette di cercarlo, non lo troverà mai. Il ladro sa di rubare. Il bugiardo sa di mentire. Il peccatore vero, almeno, conosce il suo errore… e può cambiare. Ma chi non vede la propria ombra, non chiederà mai luce. Ecco perché — lo dice Gesù — i peccatori ci precederanno nel Regno dei Cieli. Perché hanno pianto, si sono inginocchiati, hanno chiesto pietà.Tu, invece, non chiudere mai gli occhi. Non smettere mai di cercare. Perché Gesù passa — e passa vicino a te — ogni giorno. E non serve vestirsi da santo per incontrarlo. Basta essere veri. Chi si umilia sarà esaltato. Chi si riconosce fragile, sarà abbracciato. Chi piange il proprio peccato… sarà consolato. E forse, alla fine, il vero peccato da evitare è uno solo: credere di non averne #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo e i penitenti”, di Gerard Seghers, 1651, olio su tela, 167.6 x 231.1 cm, Bass Museum of Art, Miami, USA

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