
Il nome che spezza il silenzio
Siamo davanti a una casa piena di voci, di passi, di stupore trattenuto. L’aria profuma di nascita, di qualcosa che ricomincia. Elisabetta stringe finalmente tra le braccia quel figlio che per anni aveva solo immaginato nei sogni più segreti. Tu lo senti, vero? Quel battito di gioia che non chiede permesso
Il mio in(solito) commento a:
Nascita di Giovanni Battista (Lc 1,57-66)
Eppure, in mezzo alla festa, c’è un silenzio che pesa. È quello di Zaccaria. Un silenzio lungo, scavato, abitato. Forse anche tu conosci quel tipo di silenzio. Non quello che riposa, ma quello che brucia. Il silenzio di quando hai dubitato. Di quando Dio ti ha parlato… e tu hai abbassato lo sguardo.
Zaccaria è lì, con gli occhi pieni e la bocca chiusa. Ha visto l’angelo, ha ascoltato una promessa impossibile, e per un istante ha lasciato spazio al calcolo, alla logica, alla paura. E la sua voce si è spenta.
Perché quando smettiamo di fidarci, qualcosa in noi si ammutolisce.
Poi arriva il momento decisivo. Il bambino è nato. Tutti vogliono scegliere un nome che abbia il sapore della tradizione, della continuità, del “si è sempre fatto così”. Ma Dio no. Dio apre strade dove nessuno le cerca.
“Si chiamerà Giovanni”. Zaccaria prende la tavoletta. Scrive. Conferma. Obbedisce. E proprio lì, in quell’atto semplice e coraggioso, accade il miracolo. La voce ritorna. La parola rifiorisce. Il silenzio si spezza come una diga che non regge più l’acqua.
Forse non ci avevi mai pensato così: la voce non torna quando tutto è chiaro, ma quando scegli di fidarti anche se non capisci tutto.
E allora Zaccaria canta. Non parla soltanto: esplode in un canto. Perché quando Dio rientra nella tua vita, non ti restituisce solo la voce… ti restituisce il senso. Le parole diventano preghiera. La memoria diventa promessa. Il futuro smette di fare paura.
“Giovanni” significa Dio fa grazia. E tu, dimmelo: non è forse questo che desideri anche tu? Che Dio faccia grazia delle tue attese stanche, delle tue domande rimaste sospese, dei tuoi silenzi forzati?
Oggi il Vangelo ti sussurra una verità potente: non restare muto davanti a Dio. Non lasciare che il dubbio spenga il canto. Affida a Dio il nome delle cose, anche quando non coincidono con le aspettative di tutti. Perché quando torni a fidarti, la tua anima ritrova la voce. E la vita, finalmente, ricomincia a cantare #Santanotte
Alessandro Ginotta

Sostieni labuonaparola.it
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:
Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!
Vuoi i commenti di La buona Parola nella tua e-mail?
Iscriviti alla newsletter: è gratis e potrai cancellarti in qualsiasi momento!


