
Il miracolo comincia quando smetti di fare da solo
Perché Dio non risolve la tua vita dall’esterno: entra dentro, si siede accanto a te, spezza il pane della tua quotidianità e lo riempie di eternità. E allora forse il punto non è che ti manca qualcosa. Forse il punto è che ti manca Qualcuno
Il mio (in)solito commento a:
“Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce” (Giovanni 21,1-14)
C’è un momento — e arriva per tutti, prima o poi — in cui ti ritrovi a fare esattamente ciò che sai fare meglio… eppure, dentro, senti che qualcosa non funziona più, che quel gesto che un tempo ti dava sicurezza ora ti lascia addosso solo una sottile, inquieta sensazione di vuoto
È il momento in cui torni indietro. Non perché lo hai scelto davvero… ma perché non sai più dove andare. È quello che accade ai discepoli: tornano a pescare, tornano alla loro vita di prima, tornano a ciò che conoscono, come se il tempo con Gesù fosse stato solo una parentesi troppo bella per essere vera… e invece no, quella notte — proprio quella notte — non prendono nulla.
E non è solo una pesca andata male. È il simbolo di tutte le volte in cui ti sei impegnato, hai dato tutto, hai fatto del tuo meglio… e non è successo niente. Niente. Reti vuote. Cuore pesante. Anima stanca.
Quante volte anche tu hai avuto la sensazione di aver fatto tutto giusto eppure di non aver ottenuto nulla, con quella fatica che non si vede ma si sente, eccome se si sente, perché ti scava dentro, lentamente, in silenzio?
E proprio lì, in quel punto preciso della tua vita in cui smetti quasi di sperare, succede qualcosa che non ti aspetti. Non un segno clamoroso. Non un miracolo spettacolare. Qualcuno si avvicina.
Gesù si avvicina. E, vedi, questa è già la notizia più sconvolgente del Vangelo: tu puoi anche allontanarti, puoi perderti, puoi tornare indietro, puoi persino smettere di cercarlo… ma Lui no, Lui continua a cercare te, e lo fa senza rumore, senza invadere, senza costringere, semplicemente avvicinandosi, come fanno solo coloro che amano davvero. Non ti chiede perché hai fallito. Non ti chiede perché sei tornato indietro. Non ti chiede nemmeno spiegazioni. Ti guarda. Ti parla. Ti guida.
E ti sussurra qualcosa che sembra banale, quasi troppo semplice per essere vero: “Getta la rete dall’altra parte”. Come se ti stesse dicendo: “Non devi cambiare vita. Devi cambiare sguardo. Devi farlo… con Me dentro”. E allora tu provi. Magari con poca fede, magari con il cuore ancora ferito, magari senza nemmeno capire fino in fondo… ma provi. E accade. Le reti si riempiono. La vita si riempie. Tu… ti riempi.
Perché quando Dio entra davvero nelle tue giornate, anche ciò che prima era sterile diventa fecondo, anche ciò che sembrava finito ricomincia a respirare, anche ciò che avevi dato per perso si trasforma in un inizio nuovo. Ma aspetta, perché il Vangelo non finisce qui.
E forse è proprio questo il passaggio più disarmante, più tenero, più incredibilmente umano di tutta la scena. Gesù non si limita a fare il miracolo. Gesù prepara da mangiare. Ti aspetta. Ti serve.
Sì, hai capito bene: il Risorto, il Signore della vita, Colui che ha vinto la morte… è lì, su una riva qualunque, con un fuoco acceso, a cucinare per te.
E quando si avvicina, prende il pane… e lo dà. Non ti dà una teoria. Non ti dà una spiegazione. Non ti dà una soluzione astratta. Ti dà Sé stesso.
Perché Dio non risolve la tua vita dall’esterno: entra dentro, si siede accanto a te, spezza il pane della tua quotidianità e lo riempie di eternità. E allora forse il punto non è che ti manca qualcosa. Forse il punto è che ti manca Qualcuno.
Perché puoi avere reti perfette, strategie impeccabili, idee brillanti… ma se nel tuo cuore non c’è spazio per Lui, continuerai a raccogliere vuoto anche quando tutto sembra funzionare. E invece basta poco.
Basta riconoscere quella voce. Basta lasciarlo salire sulla barca della tua vita. Basta permettergli di avvicinarsi davvero. E tutto cambia. Non perché la vita diventa più facile. Ma perché non sei più solo.
E allora sì, te lo dico così, senza filtri, quasi sottovoce, come si dicono le cose importanti:
non avere paura delle tue notti senza pesce.
Non avere paura delle tue reti vuote.
Non avere paura di tornare indietro.
Abbi solo il coraggio di riconoscerlo quando ti si avvicina. Perché potrebbe essere già lì. Sulla riva della tua vita. Con il fuoco acceso. Con il pane tra le mani. Con uno sguardo che ti conosce fino in fondo… e nonostante tutto, ti ama ancora. Sempre. Soprattutto adesso #Santanotte
Alessandro Ginotta

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