
Il dono che non puoi trattenere
C’è una parola, nel Vangelo di oggi, che non bussa piano. Entra come una scossa. Come una finestra spalancata all’improvviso in una stanza rimasta chiusa troppo a lungo: gratuitamente.
Il mio in(solito) commento al Vangelo
«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Matteo 10,7-13)
Gratuitamente hai ricevuto il respiro di questa mattina. Una luce che non hai acceso tu. Un cuore che batte senza chiederti il permesso. Una vita che non ti sei consegnato da solo. Gratuitamente hai ricevuto perdoni che non sapevi meritare, incontri che ti hanno rimesso in piedi, carezze arrivate proprio quando pensavi di essere diventato invisibile.
E allora Gesù oggi ti guarda. Sì, guarda proprio te. Non il discepolo perfetto. Guarda te, con le tue stanchezze, le tue esitazioni, le domande lasciate a metà, le risposte che ancora non trovi. E ti dice: adesso vai!
Vai, ma non per conquistare. Vai, ma non per dimostrare. Vai, ma non per convincere il mondo che hai ragione. Vai per donare. Perché ciò che hai ricevuto non ti è stato affidato per diventare possesso, ma passaggio. Non sei il proprietario della luce. Sei una finestra. E quando una finestra si apre, la luce non chiede il permesso: entra.
C’è poi un dettaglio meraviglioso: Gesù manda i suoi “strada facendo”. Li manda mentre camminano. Così come sono. Mentre vivono. Mentre sbagliano. Mentre imparano. Mentre portano ancora addosso la polvere dei giorni difficili.
Perché il Regno non si annuncia solo con parole solenni. Si annuncia nel modo in cui guardi chi nessuno guarda. Nel tono con cui rispondi a chi ti ferisce. Nel tempo che doni a chi non può restituirti nulla. Nella pazienza con cui resti accanto a qualcuno che non riesce più a credere in se stesso.
Poi Gesù pronuncia parole immense: guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. E tu forse ti senti piccolo. Ti viene quasi da sorridere. O da indietreggiare. Io? Io che certe mattine faccio fatica perfino a guarire la mia paura? Io dovrei risuscitare qualcuno? Sì. Tu.
Puoi guarire quando ascolti senza interrompere. Puoi risuscitare quando restituisci speranza a chi si sente finito. Puoi purificare quando guardi una persona senza ridurla al suo errore. Puoi scacciare demòni quando aiuti qualcuno a smettere di credere alla menzogna più crudele: “Tu non vali”.
Non tutti i miracoli fanno rumore. Alcuni hanno il suono discreto di una presenza fedele. Il rumore leggero di una sedia accostata accanto a un letto. La vibrazione di un messaggio arrivato al momento giusto. Il calore di una mano che non si ritrae. La forza silenziosa di chi resta quando tutti gli altri se ne vanno. A volte il miracolo sei tu, quando smetti di passare oltre.
E poi Gesù chiede di partire leggeri: niente oro, niente argento, niente bisaccia. Non è un invito all’incoscienza. È una dichiarazione di libertà. Perché chi porta troppo, cammina poco. Chi stringe tutto, non riceve più nulla. Chi vuole controllare ogni cosa, prima o poi smette di fidarsi della Provvidenza. Forse oggi il Signore ti chiede di lasciare a terra un peso. Non per toglierti qualcosa, ma per restituirti respiro. Lascia giù quel rancore che ti consuma. Il bisogno di essere sempre capito. La paura di non bastare. Il calcolo continuo. La bilancia dei torti e dei meriti. Il conto aperto di ciò che hai dato e non hai ricevuto. Non tutto ciò che trattieni ti protegge. A volte ti imprigiona.
Il Vangelo non è una cassaforte: è una sorgente. Se lo chiudi, ristagna. Se lo doni, sgorga. L’amore trattenuto diventa nostalgia. L’amore donato diventa strada. E quando entri in una casa, dice Gesù, dona la pace. Non la tua opinione. Non la tua voglia di avere l’ultima parola. La pace. Il discepolo non entra nella vita degli altri come un padrone, ma come una benedizione. Non sfonda porte. Bussa. Non occupa il cuore altrui. Lo sfiora. Non impone il Vangelo. Lo lascia profumare. Perché la pace vera non si urla. Si posa.
E se non viene accolta? Vai oltre. Senza rancore. Senza trasformare un rifiuto in una condanna. Scuoti la polvere dai sandali, dice Gesù. Perché c’è una polvere che non devi portarti dentro: quella delle parole non ricevute, dell’amore non capito, del bene non riconosciuto. Lasciala lì. Non appartiene al tuo cuore.
Tu continua a donare. Continua a seminare. Continua a passare nel mondo lasciando una traccia di cielo, anche piccola, anche fragile, anche invisibile. E allora oggi chieditelo: quale dono stai trattenendo? Quale luce tieni chiusa per paura che non basti? Quale pace potresti porta re in quella casa, in quella relazione, in quella ferita, in quella stanza della tua vita dove da troppo tempo non entra aria?
Sei chiamato a diventare una pagina vivente di Vangelo, perché quando diventi dono, anche la tua povertà cambia profumo. E comincia a sapere di Dio #Santanotte
Alessandro Ginotta

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