
Il Dio che ha sete della tua sete
Fammi una promessa, prima di iniziare: lascia aperto il cuore. Non serve altro. Non servono teologie complicate, né conoscenze profonde. Basta solo questo: un cuore che ascolta. Perché il Vangelo di oggi parla proprio a te. Sì, proprio a te che stai leggendo ora.
Il mio in(solito) commento a: Convertitevi e credete nel Vangelo (Mc 1,14-20)
Vieni con me. Siamo sulle rive del mare di Galilea. L’aria profuma di vento e di vita semplice, le reti gocciolano acqua, la sabbia è polvere di passi. E in mezzo a questo silenzio che profuma di quotidiano… arriva Lui. Gesù. Non cammina come gli altri. Non guarda come gli altri. Quando i suoi occhi incrociano i tuoi, accade qualcosa: è come se una parte di te si svegliasse di colpo. Una parte che forse avevi dimenticato. Una parte che aveva sete da tanto, troppo tempo. E allora Gesù dice una frase che taglia il fiato: «Vieni dietro a me». «Seguimi».
Non spiega, non argomenta, non promette. Chiede solo una cosa: fiducia. E tu lo senti dentro come un richiamo che non puoi ignorare. Un richiamo forte, dolce, irresistibile. Quello stesso richiamo che Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni sentirono. E che li spinse a lasciare tutto, all’istante. Perché quando è Dio che ti chiama… l’anima lo riconosce. E risponde. Anche tremando. Anche senza capire. Anche senza sapere dove ti porterà.
Forse ora ti stai chiedendo: “Ma io sarei capace di lasciare tutto per seguire Gesù?”. Lascia che ti dica una cosa importante: non è questione di coraggio. È questione di sete.
La sete di qualcosa di più grande della tua vita. La sete di senso, di pienezza, di verità. La sete di quella Presenza che sola riesce a mettere ordine nel caos che hai dentro. E sai perché senti questa sete? Perché Dio ha sete della tua sete. È Lui per primo che la accende. Lui per primo che ti cerca. Lui per primo che ti desidera.
C’è però un altro problema: quante volte Gesù passa accanto a te e tu non te ne accorgi? Accade perché siamo sempre altrove. Impegnati, distratti, appesantiti da mille pensieri che graffiano l’anima. A volte è la paura che ci blocca. La paura di non essere abbastanza. La paura di cadere. La paura di fallire. Allora preferiamo restare dove siamo. Restare “normali”. Restare “sicuri”. Restare… fermi. Ma mentre restiamo fermi, l’anima si spegne. Diventa un deserto senza pozzi. E tu lo sai bene: quando non bevi, prima o poi la sete ti fa crollare. Eppure ecco la cosa meravigliosa, quella che mi fa emozionare ogni volta: Gesù non si rassegna. Mai. Ritorna. Ripassa. Ti sfiora di nuovo. Si mette sul tuo cammino ancora, e ancora, e ancora… finché tu non Ti lasci toccare.
A volte lo incontri in un volto. A volte in una parola che non ti aspettavi. A volte in una lacrima. A volte in un abbraccio. A volte nel silenzio. A volte in un libro, in una canzone, in un tramonto che ti parla senza voce. Dio è un esploratore silenzioso del tuo cuore. E non si arrende finché non trova un varco per entrare. La Samaritana non lo riconobbe subito. Maria Maddalena lo scambiò per un giardiniere. I discepoli di Emmaus per un viandante.
Tu, in chi lo hai scambiato? Quando è stata l’ultima volta che Gesù ti è passato accanto… e tu non l’hai visto? Eppure Lui c’era. E c’è. E ci sarà.
Perché la sua sete è infinita. È la sete dell’Amore che ti vuole vivo, vero, libero.
Allora lascia che io ti dica una cosa che vale più di mille prediche: non preoccuparti di “come” cercare Dio. Preoccupati solo di non smettere di avere sete. Perché quella sete è la porta. È l’inizio del cammino. È già un incontro. E l’incontro tra la tua sete e la sete di Dio… è il luogo in cui nasce l’infinito. E se vuoi dare un senso alla tua vita ricordalo: questa sete la devi trasmettere a chi ti sta accanto, devi insegnargli a trovare Dio, perché anche tu sei un pescatore. Un pescatore di uomini #Santanotte

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