
Il Dio che cammina sulle tue paure
La fede è questa: credere che Gesù non viene mai come fantasma, ma sempre come Amore. E che, anche quando non lo vedi, Lui cammina verso di te. Sulle acque della tua vita. Nonostante il vento contrario. Perché le tempeste finiscono. Ma la Sua presenza resta
Il mio (in)solito commento a:
«Videro Gesù camminare sul mare» (Marco 6,45-52)
Chiudi gli occhi un istante e immagina il silenzio che segue un miracolo. La terra ancora profuma di pane spezzato, le mani sono colme di gratitudine, la folla si allontana lentamente, sazia nel corpo e nell’anima. È appena accaduto qualcosa di immenso. Qualcosa che non si cancella. Cinque pani… due pesci… e una moltitudine sfamata. Un Dio che non dà briciole, ma abbondanza. Un Dio che non nutre soltanto lo stomaco, ma il cuore.
Eppure, proprio dopo un miracolo così grande, arriva la notte. E nella notte… arriva la fatica. I discepoli sono sulla barca. Remano, remano, remano. Ma il vento è contrario. E lo senti anche tu, vero? Quella fatica sottile che spinge indietro ogni tuo passo. Quella sensazione di avanzare di un centimetro e indietreggiare di tre.
Gesù non è con loro. È rimasto a congedare la folla. Ed ecco che il cuore si stringe: come si fa a navigare quando ti senti solo?
Perché quando la vita ti mette al centro della tempesta, la solitudine diventa un’onda che travolge. Remi, ma non basta. Provi, ma non funziona. La mente si riempie di domande, il cuore di confusione.
E lì, proprio lì, all’apice della loro paura, succede qualcosa che taglia il fiato: una figura appare tra le onde. Cammina sull’acqua. Non si ferma. Non affonda. Avanza verso di loro. Ma i discepoli non lo riconoscono. Lo scambiano per un fantasma. Urlano. Tremano. Si spaventano.
Ed ecco l’immagine più vera della nostra vita: quando dimentichiamo Dio, anche ciò che è buono sembra minaccioso. Quando perdiamo la fede, tutto si deforma. La speranza diventa illusione. Il futuro diventa paura. La realtà diventa un’ombra che ci fa tremare.
La paura non è figlia del buio. La paura nasce quando non riconosciamo la Presenza.
E il Vangelo è chiarissimo: non è il mare a fare paura. È la distanza dal cuore di Dio.
Ma Gesù non li lascia affogare nei propri timori. Si avvicina. Si fa riconoscere. E pronuncia una frase che squarcia la notte come un fulmine di luce: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». È la voce che cerchi da una vita. È la voce che calma le tempeste interiori. È la voce che dà pace anche quando fuori è caos.
E appena Gesù sale sulla barca… il vento si placa. La tempesta smette di gridare. La barca ritrova equilibrio. Non è magia. È presenza. Perché quando lasci entrare Cristo, la tua vita non diventa perfetta… diventa possibile. Quando lo accogli sulla tua barca, anche l’impossibile trova spazio. Quando gli permetti di toccare il tuo cuore, scopri che non sei più tu a remare da solo: remate insieme.
E come non ricordare Pietro? Lui che, per un istante, scende dalla barca e cammina davvero sull’acqua. Per un istante vince la legge della gravità, del buonsenso, della logica. Per un istante… finché guarda Gesù. Poi, quando il dubbio entra nel cuore, affonda. Non per colpa dell’acqua. Non per colpa della tempesta. Ma per colpa della paura.
E io, ogni volta che leggo questo passo, capisco una cosa nuova: i miracoli cominciano dove finisce la paura. I miracoli accadono quando scegli di fidarti. I miracoli non sono eventi straordinari che cadono dal cielo: sono sguardi che imparano a riconoscere Dio che si avvicina. Ogni volta. Senza stancarsi. Senza arrendersi.
La fede è questa: credere che Gesù non viene mai come fantasma, ma sempre come Amore. E che, anche quando non lo vedi, Lui cammina verso di te. Sulle acque della tua vita. Nonostante il vento contrario. Perché le tempeste finiscono. Ma la Sua presenza resta #Santanotte
Alessandro Ginotta

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