
Il cugino di Gesù che apre le porte chiuse
Vuoi conoscere un Santo capace di aprire spiragli di luce anche nelle notti più buie? Uno che, quando tutto sembra perduto, arriva e ribalta la situazione? Ti presento San Giuda Taddeo, l’apostolo dei casi impossibili. Ti dico subito che parlo per esperienza diretta: l’ho invocato più volte in situazioni davvero ingarbugliate… e ogni volta mi ha aiutato. E sono certo che aiuterà anche te.
Il mio (in)solito commento a:
“Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli” (Luca 6,12-19)
Tra quei dodici c’era lui: Giuda Taddeo. Non confonderlo con l’altro Giuda, l’Iscariota, quello che tradì Gesù. Quello morì consumato dal rimorso, gettando via la vita insieme ai trenta denari. Giuda Taddeo, invece, continuò a portare il Vangelo fino ai confini del mondo conosciuto: predicò in Arabia, Siria e Mesopotamia. Si dice che, in soli quindici mesi, battezzò più di sessantamila persone a Babilonia! E in quelle terre, oggi martoriate, il cristianesimo continua a vivere, segno che il suo seme ha davvero attecchito.
Il suo nome racchiude già un destino: Taddeo in aramaico significa “petto”, cioè coraggio; Lebbeo (altro suo appellativo) significa “cuore”. E davvero questo Santo ha saputo unire cuore e coraggio come pochi. Durante l’Ultima Cena, è lui a chiedere a Gesù: “Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?” (Gv 14,22). È il discepolo che pensa all’umanità intera, quello che si preoccupa non solo dei “suoi”, ma di tutti.
Lo immagini? Cammina di villaggio in villaggio con al collo un medaglione che porta impresso il volto di Cristo. Non esistevano fotografie, certo, ma lui voleva che tutti potessero vedere il suo Signore. Quel medaglione, chiamato Mandylion, potrebbe essere stato – secondo alcune tradizioni – proprio la Sindone di Torino, piegata in modo da mostrare solo il volto di Gesù. Suggestivo, vero?
San Giuda Taddeo è l’apostolo che porta sempre con sé il volto di Cristo. Il segno visibile dell’amore che lo muove. Per questo è diventato il patrono dei casi impossibili, delle cause disperate, degli ospedali, di chi ha perso la speranza. E io ti invito a provarci: se nella tua vita c’è una situazione che sembra senza via d’uscita, chiamalo. Con fiducia, con il cuore. Ti stupirà.
Ma non è tutto. San Giuda Taddeo era cugino di Gesù da entrambe le parti: suo padre Alfeo era fratello di San Giuseppe, e sua madre era cugina di Maria. Insomma, un legame di sangue, oltre che di fede. E secondo lo storico Eusebio di Cesarea, era lui lo sposo delle nozze di Cana, quello che assistette al primo miracolo di Gesù.
C’è una sua lettera nel Nuovo Testamento: breve ma intensa, come un lampo che illumina l’intera Scrittura. In essa ammonisce i credenti a restare saldi, a non lasciarsi trascinare dagli impostori e dalle mode del tempo:
“Alla fine dei tempi vi saranno impostori che si comporteranno secondo le loro empie passioni… ma voi, carissimi, costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede, pregate nello Spirito Santo” (Giuda 18-20).
E poi un invito che sembra scritto proprio per noi, oggi:
“Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi e salvateli strappandoli dal fuoco.”
Che parole! È come se San Giuda Taddeo ci dicesse: non arrenderti mai al male, anche quando tutto sembra perso. C’è sempre una fessura da cui può entrare la luce.
E allora, la prossima volta che ti sentirai smarrito, prova a sussurrare il suo nome: “San Giuda Taddeo, aiutami tu!”. Non resterai deluso! #Santanotte
Alessandro Ginotta

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