Meditazioni e preghiere
Il coraggio di cambiare

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La chiusura, la rigidità eccessiva, è sempre nociva. Quando applicata alla religione rischia di trasformarsi in settarismo. E anziché avvicinare a Dio, questo atteggiamento allontana

Il mio in(solito) commento a:
Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Misericordia io voglio e non sacrifici (Matteo 9,9-13)

Ecco che vediamo di nuovo i farisei contestare Gesù! Che si tratti di raccogliere spighe in un campo di grano per sfamare sé ed i discepoli (cfr. Mt 12,1-8), o di guarire un uomo con la mano paralizzata (cfr. Mt 12,10-14), oppure ancora di accettare un invito a cena (cfr. Lc 7,36-50), non c’è volta che i farisei non vogliano correggere Gesù, condannarlo per qualche scelta che non condividono, stigmatizzare ogni suo gesto fino ad arrivare a deciderne la morte (Mc 3,16). “Togliamo di mezzo il profeta scomodo, così saremo liberi di continuare a diffondere le nostre leggi”.

Ma, quando nella vita di una comunità predomina la legge, allora i fedeli diventano sordi agli stimoli dello Spirito Santo, ne ignorano la fantasia. E subentrano unicamente gli obblighi stringenti che imprigionano lo spirito: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare” (Mt 23,13).

La chiusura, la rigidità eccessiva, è sempre nociva. Quando applicata alla religione rischia di trasformarsi in settarismo. E anziché avvicinare a Dio, questo atteggiamento allontana.

Eppure il pensiero di Dio, in questo caso, è così semplice e lineare! L’attenzione di Gesù, il suo potere di guarigione, fisica e spirituale, viene impegnato là, dove ce n’è più bisogno!

Come può un Dio che rinuncia alle comodità dei cieli per scendere in mezzo a noi a vivere, per camminare con noi, come può questo Dio che si è fatto carne, restare indifferente davanti al dolore, non prendersi cura di chi sbaglia, restare lontano da chi può essere salvato con un gesto d’amore!?

Gesù cenerà sempre con pubblicani e peccatori, perché il suo intento è salvarli. E’ lì, dove ci sono gli ammalati, che servono le cure del medico. E allora lo troveremo ancora ed ancora a chiedere acqua ad una donna samaritana (cfr. Gv 4,1-26), oppure fermarsi a casa di Zaccheo (cfr. Lc 19,5), difendere una peccatrice (cfr. Gv 8,1-11). Perché Dio è così: non sa resistere a compiere il bene. Non può evitare di spalancarci i cancelli del cielo e non si darà pace se anche solo uno di noi sceglierà di allontanarsi, di non seguirlo. Allora sarà Lui stesso ad inseguirci, a venirci a cercare in mezzo al deserto, dimenticando tutto e tutti. Perché per Lui conta solo il grido di chi ha veramente bisogno.

Avete notato che bella lezione di inclusione ci ha dato oggi Gesù? “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori” (vv 12,13).

Noi tutti siamo figli di Dio. Siamo fatti a sua immagine e somiglianza (cfr. Genesi 1,26). In tutti noi, buoni o “cattivi”santi o peccatori, c’è il germe della bontà, c’è il seme di Dio. Anche nel cuore dell’uomo più malvagio c’è sempre almeno una piccola, piccolissima parte di amore. Nessun uomo è totalmente “un mostro”, nessun peccatore è “senza speranza”.

Ma il seme che abbiamo ricevuto ha bisogno di incontrare Gesù per germogliare. Matteo è stato trasformato da Cristo. L’incontro con Gesù ci redime, ci purifica, ci riconcilia con Dio. Pensiamo a Zaccheo (Lc 19,1-10). Pensiamo a San Paolo (Atti 9). Pensiamo a noi: se siamo qui, a leggere questa pagina, cari amici, non siamo forse stati convertiti in qualche misura anche noi? Gesù ci incontra, magari attraverso una pagina di Vangelo, ci guarda e… ci sceglie. E allora anche noi veniamo guariti. La nostra anima non è più ammalata, ma da quel momento, dopo quello sguardo, è libera di seguire Dio.

Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori” (v. 13). Allora amici, rispondiamo alla sua chiamata! Sì, chiamaci Signore, guardaci, purificaci, prendici con Te, alla Tua sequela! #Santanotte amici cari, Dio vi e ci benedica tutti! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’ispirazione di San Matteo”, 1602, Michelangelo Merisi da Caravaggio, olio su tela, 296 x 189 cm, San Luigi dei Francesi, Roma